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Mercoledì, 09 Set 2026

Fra una settimana, esattamente dal 22 giugno prossimo, entrerà in vigore il decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75, pubblicato in Gazzetta il 7 giugno scorso, meglio noto come “Decreto Madia”.

Dalla stessa data, entrerà in vigore anche il decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 74, contenente modifiche al decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, noto anche come “Decreto Brunetta”.

Quanto al primo provvedimento, che qui ci occupa, messo a punto e varato dal governo su delega del Parlamento, occorre dire che ha in gran parte modificato e innovato il contenuto del decreto legislativo n. 165 del 2001, che rappresenta una sorta di Testo unico del pubblico impiego.

Oltre all’inasprimento delle sanzioni disciplinari a carico dei dipendenti, tra le numerose novità introdotte, particolarmente attesa quella prevista dall’art. 20, che dovrebbe permettere nel triennio 2018-2020 il superamento del precariato nella pubblica amministrazione, attraverso un processo di stabilizzazione che coinvolga, in primis, i lavoratori che risultino in servizio successivamente alla data di entrata in vigore della legge n. 124 del 2015 con contratti a tempo determinato presso l’amministrazione che procede all’assunzione; siano stati reclutati a tempo determinato, in relazione alle medesime attività svolte, con procedure concorsuali anche espletate presso amministrazioni pubbliche diverse da quella che procede all’assunzione; abbiano maturato, al 31 dicembre 2017, alle dipendenze dell’amministrazione che procede all’assunzione, almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto anni.

Inoltre, nello stesso triennio 2018-2020, le amministrazioni, possono bandire, in coerenza con il piano triennale dei fabbisogni, previa indicazione della relativa copertura finanziaria, procedure concorsuali riservate, in misura non superiore al cinquanta per cento dei posti disponibili, al personale non dirigenziale che risulti titolare, successivamente alla data di entrata in vigore della legge n. 124 del 2015, di un contratto di lavoro flessibile presso l’amministrazione che bandisce il concorso; abbiano maturato, alla data del 31 dicembre 2017, almeno tre anni di contratto, anche non continuativi, negli ultimi otto anni, presso l’amministrazione che bandisce il concorso.

Si tratta di norme indubbiamente ambiziose che, per risolvere l’annoso problema del precariato nella pubblica amministrazione, richiedono adeguate risorse finanziarie da parte degli enti interessati al processo di stabilizzazione.

Ed è proprio su questo aspetto che si giocherà una partita che interessa migliaia di lavoratori.

E’ fin troppo evidente che, se le amministrazioni interessate non saranno in grado di sostenere a regime la spesa del personale da stabilizzare, la norma finirà per avere effetti assai limitati e non giustificherebbe affatto i toni trionfalistici con i quali il governo ha presentato il provvedimento.

Insomma, se il processo di stabilizzazione dovesse arenarsi per mancanza di risorse, il prossimo autunno rischia di essere davvero caldo, anche perché i lavoratori interessati sono già sul piede di guerra.

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