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Mercoledì, 28 Gen 2026

Non passa giorno senza che uno tra i competitor elettorali non prometta - in caso di vittoria il prossimo 4 marzo - qualche mirabolante beneficio fiscale o previdenziale.

In genere, le misure proposte mancano della relativa copertura finanziaria, per cui ben difficilmente vedranno la luce, salvo scaricare le responsabilità sulla perfida Europa o su qualche altro fattore imponderabile.

Nel frattempo, il rapporto Oxfam ha certificato che l’82% della ricchezza mondiale prodotta nell’ultimo anno è finita nelle tasche dell’1% dei più ricchi. Anche in Italia, sebbene in misura minore, le disuguaglianze negli ultimi tempi sono aumentate.

Le dichiarazioni dei redditi del 2015 (ultimi dati disponibili) mostrano che un quinto dei contribuenti più ricchi, quelli con redditi superiori ai 28 mila euro, si prende quasi metà della torta (48,8%) e nell’1% di contribuenti che guadagna più di 100 mila euro si concentra il 9,4% del reddito complessivo.

Un intervento redistributivo a costo zero, essendo ad invarianza di gettito fiscale, potrebbe consistere nell’introdurre una regressività più o meno marcata delle detrazioni rispetto al reddito (chi più ha, meno detrae) e di riassegnare le somme recuperate ai redditi più bassi.

Con le detrazioni sulle spese parzialmente rimborsabili (sanitarie, istruzione, donazioni liberali, ristrutturazione immobili, efficienza energetica, ecc.), i contribuenti nel 2015 hanno risparmiato 11,7 miliardi di euro di imposta, il 5,4% in più dell’anno precedente e il 50% in più del 2007, quando erano 7,8 miliardi di euro.

La maggior parte delle detrazioni è legata alle spese sanitarie e alle altre tipologie previste dalla Sezione I del quadro RP del modello Unico (5,4 miliardi). Gli interventi finalizzati al recupero del patrimonio edilizio valgono 4,7 miliardi e quelli per il risparmio energetico 1,1 miliardi. Le altre spese detraibili consentono di risparmiare mezzo miliardo di euro.

Ad usufruire maggiormente delle detrazioni di spesa sono gli individui con i redditi più elevati, senza contare che i meno abbienti, in caso di incapienza del reddito, non possono ottenere il rimborso delle detrazioni, lasciando complessivamente al fisco circa 7 miliardi di euro.

Una riduzione delle detrazioni a carico dei più ricchi consentirebbe di spostare a favore dei redditi più bassi alcuni miliardi di euro, con il risultato di ridurre l’intensità di povertà assoluta della popolazione, senza dover cercare risorse aggiuntive. Una misura di equità che avrebbe anche un effetto benefico sui consumi aggregati, considerando che la propensione a spendere diminuisce con l’aumentare del reddito.

Ma, evidentemente, si tratta di una manovra fin troppo facile per i professionisti e i parvenu della politica nostrana, che preferiscono promettere ciò che appare irrealizzabile.

Distribuzione delle detrazioni lorde(*) per quinti di contribuenti – Anno 2015 (milioni di euro)
detrazioni2015
Fonte: Elaborazioni su dati Ministero dell’Economia e Finanze – Dichiarazione dei redditi Irpef 2016 – (*) In caso di incapienza del reddito non danno luogo a rimborsi.

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