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Lunedì, 23 Feb 2026

Dal Corriere della Sera del 19 giugno scorso apprendiamo che il neo ministro dell’Istruzione, Bussetti, ha deciso che quella del Miur d’ora in avanti non sarà solo “vicinanza formale” ai docenti aggrediti dagli studenti, dato che il ministero, in questi casi, si costituirà parte civile a tutela dei docenti stessi. Una decisione di cui prendiamo atto.

Ma non ci è dato sapere – e vorremmo tanto saperlo – che cosa intenda fare il ministro nei confronti di quei professori che “bullizzano” i loro allievi, poiché anche questo avviene nelle nostre scuole, nonché nei confronti di tutti quei docenti e presidi che, in ossequio alla regola delle tre scimmiette (non vedo, non sento e non parlo), di fronte a conclamati, ripetuti e segnalati casi di bullismo di studenti nei confronti di altri studenti, non prendono nessuna iniziativa per impedire che il massacro del malcapitato prosegua indisturbato.

Le conseguenze sono note a tutti, tanto che si contano anche numerosi casi di suicidio di studenti, non di professori. A me personalmente, una preside di una scuola media del centro di Roma (così nessuno si rifugia nel luogo comune delle irredimibili periferie), a fronte delle mie reiterate richieste di prendere provvedimenti per tutelare mio figlio che veniva quotidianamente picchiato in bagno da cinque “compagni” identificati di scuola, ha risposto, solo a soli tre mesi dalla fine dell’anno scolastico (Terza media), come segue: “Se non vi piace questa scuola, cambiatela”.

Sì, signor ministro, sicché a questo punto mi chiedo se i presidi abbiano o meno dei poteri per intervenire e una qualche forma di responsabilità nei confronti dei ragazzi “bullizzati”, come anche dei professori aggrediti che, evidentemente, hanno tentato di opporsi a comportamenti tollerati dai loro colleghi. Altrimenti perché prendersela con uno solo, se il fronte dei docenti fosse compatto!?!

Questa è la situazione della scuola di oggi. Che non si può risolvere solo con la costituzione di parte civile del ministero. In casi peraltro sporadici e in processi che hanno come imputati per lo più minorenni. Che, com’è noto, sono soggetti a un rito particolare.

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