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Giovedì, 17 Set 2026

di Rocco Tritto

Come si apprende dall’articolo di Biancamaria Gentili sul Foglietto di quesa settimana, la sanzione pecuniaria per i non rispondenti ai questionari ha trovato infine e finalmente un varco nell’ovattato mondo della statistica ufficiale.

Senza voler esagerare, è la fine di un dogma.

Per decenni, agli addetti al settore è stato fatto credere che non si potesse fare statistiche ricorrendo alle sanzioni e che, in ogni caso, la loro eventuale applicazione sarebbe stata difficile se non impossibile. Nessuno ha mai spiegato il senso ultimo di tale convincimento.

E’ chiaro che la legge si rispetta perché si sente il dovere di farlo. Però l’ordinamento non può non contemplare casi di violazione ed attrezzarsi di conseguenza.

Ovviamente, con la previsione di sanzioni. Tale modalità di reazione all’inosservanza della legge, ancorché prevista anche nell’ambito della statistica ufficiale (nella disciplina precedente, la sanzione aveva addirittura carattere penale), è stata di fatto sinora resa inoperante.

C’è voluta la caparbietà di un sindacato (Usi/RdB) e l’azione della Procura della Corte dei conti per sollevare la questione all’attenzione generale.

Ne trarranno beneficio, nell’ordine, il rispetto della legalità; la migliore qualità della statistica ufficiale (dal momento che il numero dei rispondenti, allo stato assai basso, sicuramente crescerà) e anche le casse dell’ente.

Mentre per quasi tutto il settore della ricerca pubblica i finanziamenti tendono a restringersi, è certo che  l’Istat potrà contare su risorse dirette, da destinare al miglioramento della propria organizzazione e della qualità complessiva dei propri prodotti, che - è utile ricordarlo - sono beni pubblici.

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