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Venerdì, 21 Ago 2026

La comunicazione mostra un dualismo tra teoria e pratica e spesso a scapito della seconda. Si parla molto, ma si fa poco, rischiando di risolversi in una negazione della conoscenza. Per acquisire questa conoscenza servono criteri, coraggio, logica e valori come l’onestà intellettuale, che ci consentano di spingerci da ciò che è noto a ciò che ancora non sappiamo. In questo senso il giornalismo e la comunicazione diventano scienze della complessità.

La comunicazione e il “mestiere” del giornalismo sono stati introdotti come corsi universitari fin dagli anni ’90, e gli studenti universitari apprendono una didattica che prende le mosse da docenti di sociologia, semiotica/linguistica, informatica e, in generale, di tutte le scienze umane. Un network che certamente incoraggia una visione più allargata del ruolo della comunicazione in una società globale.

Sull’argomento abbiamo intervistato il Professor Mario Morcellini, Prorettore alla Comunicazione della Sapienza e Direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dello stesso Ateneo.

Professore, una domanda che potrebbe essere anche una risposta: "La comunicazione oggi e il ruolo dei giornali"

Tutto quello che sappiamo della comunicazione è che in situazioni sociali significative ma limitate è riuscita ad essere una forma di civilizzazione e un accompagnamento al cambiamento culturale. Per troppi uomini, invece, la comunicazione si confonde con il populismo, e cioè con una dimensione in cui la sensazione di sapere sostituisce la fatica di conoscere.

Sempre più spesso sentiamo parlare di "comunicazione d'emergenza", in particolar modo in campo sanitario e in quello legato al moto della Terra; ad esempio, Ebola,  mucca pazza, terremoti, smottamenti, uragani. La comunicazione d'emergenza è utopia oppure è concretamente gestibile?

La comunicazione d'emergenza è molto affascinante per gli studiosi. Le radici positive della comunicazione, appaiono straordinariamente più nette proprio nelle situazioni d'emergenza. E’ una potente arma di collegamento e condivisione tra gli uomini.

Per comprendere meglio la potenza del funzionamento della comunicazione, occorre ristudiarla a partire proprio da che cosa accade nell'emergenza perché questa recide i legami sociali e interindividuali. In questo caso, dunque, la comunicazione può diventare un elemento di riparazione. A ben vedere, il paradigma dell'emergenza si trasferisce poi in tutte le situazioni in cui gli uomini perdono fiducia nelle istituzioni e persino nelle relazioni sociali.

Oggi il mercato dei Social Network si divide principalmente in tre sottotipi: quelli fotografici, quelli video e quelli audio

La rete dà agli uomini la sensazione pazzesca di una trasparenza immediata di produzione tra comunicazione e messa in onda, ma sappiamo anche che rispetto alla crisi del generalismo, essa assicura alle persone quella dimensione gratificante che si chiama personalizzazione, coincidente nel rapporto con lo schermo e con il testo. Se dovessi fare una graduatoria tra le tre categorie di Social Network, direi che la fotografia, per quanto manipolabile (e persino le crisi internazionali ce l'hanno raccontato), è probabilmente la dimensione per cui la rete ha più moltiplicato le possibilità espressive del medium. Un tempo la fotografia era considerata in termini di arte minore. Con l'avvento del digitale diventa una forma equivalente alla potenza della scrittura e dell'immagine in movimento, ponendosi come fulcro di allargamento delle basi sociali della comunicazione. Quanto al resto, annoto il paradosso che con internet siamo ritornati alla centralità della parola.

In generale, la rete ripristina una specie di parità tra i linguaggi fondamentali dell'espressione umana: audio, immagine in movimento e foto. Senza dimenticare che tutto parte dalla scrittura, e che tutto si innerva con la scrittura (un promemoria che piacerebbe a Umberto Eco).

La rete, ha anche degli effetti collaterali sulla mente delle persone. Come la dipendenza, per esempio. Come ci si disintossica dalla rete?

Con i libri. Bisogna riportare al centro dell'attenzione il testo scritto, perché è un deposito culturale importantissimo. Quelli scritti bene, poi, cambiano la vita. Una giornata di rete non è detto che cambia la vita, ma quasi sicuramente incrina l’autenticità delle reti sociali.

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