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Martedì, 26 Mag 2026

Effetti collaterali, di Steven Soderbergh, con Jude Law, Rooney Mara, Catherine Zeta-Jones, Channing Tatum, e Vinessa Shaw, durata 106’, nelle sale dall’1 maggio 2013, distribuito da M2 Pictures.

Recensione di Luca Marchetti

Da un po’ di anni, forse per una forma d’insoddisfazione professionale o, semplicemente, per mantenere alto il livello generale di attenzione sul proprio lavoro, il regista Steven Soderbergh (premio Oscar per Traffic e, soprattutto, Palma d’oro 1989 per Sesso, bugie e videotape) annuncia ogni volta che il suo prossimo film sarà l’ultimo della sua carriera.

Dicendo ciò, il regista ha costretto centinaia di critici a considerare ogni suo nuovo film come un testamento artistico e di approcciarvisi intellettualmente di conseguenza. Purtroppo questi articoli, spesso colmi di ottime analisi definitive sulla sua carriera, puntualmente sono smentiti dalla notizia di un progetto nuovo di zecca messo in produzione.

In quest’occasione, almeno, abbiamo evitato il rischio perché sappiamo già che al nostro Effetti collaterali (Side effects, in originale) succederà presto Behind The Candelabra, biografia tv del pianista omosessuale Liberace, selezionata per il concorso del prossimo Festival di Cannes. Eppure, permettetecelo, non possiamo non divertirci nel notare quanto Effetti collaterali sarebbe stato un ultimo, perfetto capitolo nella carriera ondivaga e schizofrenica di Soderbergh.

La pellicola, infatti, proprio per il suo continuo mutare e sconfinare in molti campi, tocca diversi generi che hanno fatto la fortuna del regista. Abbiamo dunque il legal drama, l’heist movie, la tragedia sessuale, il film di denuncia e, addirittura, l’horror catastrofico, come se stessimo leggendo un bignami del canone soderberghiano.

Anche la scelta narrativa di essere allo stesso tempo facile thriller, riflessione intelligente sulla psicoanalisi, feroce attacco all’industria farmaceutica e apocalittico sermone sociologico sulla dipendenza globale alle medicine, con l’aggiunta di piccanti scene lesbo fuori luogo, ripropone in piccolo la contraddizione fondante di un autore che si è sempre diviso tra la sua anima indipendente (gli esperimenti stonati Bubble e Girlfriend’s experience) e l’attrazione letale per il mainstream (Ocean’s Eleven e i suoi seguiti).

A livello visivo, inoltre, la pellicola raggiunge quella totale freddezza chirurgica che è il culmine di una ricerca formale sulla luce e sul colore che difficilmente Soderbergh potrà portare oltre questi traguardi.

Impressionante, poi, la scelta fatta per i due protagonisti. Jude Law e Rooney Mara che, aiutati da una naturale predisposizione, si calano alla perfezione nei loro camaleontici ruoli, capaci di ispirare, allo stesso tempo, una sentita empatia e una violenta repulsione. I due attori, specchiandosi l’uno nell’altra, fanno quasi a gara a chi muta forma e aspetto più velocemente e più violentemente, risultando entrambi vincitori.

Se vogliamo essere più precisi, però, pur apprezzando il talento della Mara (ammirata in Uomini che odiano le donne di David Fincher), non possiamo ignorare come Jude Law, il divo tanto amato, solo nelle mani di Soderbergh riesca a tirare fuori quell’ambigua vena amorale che lo rende un attore unico. Questo discorso, però, come abbiamo detto, sarebbe ideale solo se Effetti Collaterali fosse veramente l’ultimo Soderbergh.

Purtroppo, o per fortuna, la carriera del regista di Atlanta è destinata a continuare per molti anni, e non ci resta che aspettare il suo prossimo lavoro per essere smentiti. Per l’ennesima volta.

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