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Domenica, 29 Mar 2026

altdi Roberto Tomei

Storicamente, l’idea di costituzione è sempre stata legata a quella di stato nazionale.

Essendo quest’ultimo entrato in crisi ormai da tempo, anche se non dovunque e non del tutto, ha preso quota il dibattito sul costituzionalismo oltre le frontiere dello stato, tema sul quale si sono confrontati di recente Gaetano Azzariti e Sergio Dellavalle, i cui interventi sono ora riportati in un agile volume, edito da Esi, dal titolo “Crisi del costituzionalismo e ordine giuridico sovranazionale”.

Per Azzariti, l’idea complessiva di sviluppo del costituzionalismo contemporaneo in epoca globale rischia di risultare epistemologicamente ingannevole. Sono entrate, infatti, in circolo tra i costituzionalisti espressioni quali “multilevel constitutionalism”, mentre c’è chi ritiene ormai maturate le condizioni per la nascita di “unioni regionali” geopoliticamente omogenee, come la cosiddetta costituzione europea, e chi, infine, direttamente auspica l’affermarsi di una costituzione mondiale.

Ricostruzioni diverse, ma che si muovono tutte nel solco del trasferimento sul piano transnazionale dei concetti del costituzionalismo  contemporaneo. Sennonché, al punto in cui siamo arrivati, più che di costituzionalizzazione del mondo, per Azzariti potrebbe parlarsi di costituzionalizzazione “nel” mondo, un processo di dispersione nel mondo della forza delle costituzioni, che rischia di trasformare il diritto superiore a ogni altro in un diritto debole.

Nel suo intervento, dopo essersi concentrato sulle differenti proposte volte alla ridefinizione del concetto di costituzione, allo scopo di renderlo applicabile agli sviluppi di un contesto postnazionale, Dellavalle cerca di trarre alcune conclusioni, considerando i tentativi recenti di ritratteggiare quel concetto alla luce del suo imprescindibile contenuto normativo.

Questi, a suo parere, i capisaldi del costituzionalismo del XXI secolo:

1) innanzitutto, la dimensione valoriale, nel senso che la costituzione deve contenere una qualche idea di bene comune;

2) detta dimensione, poi, deve tradursi nell’individuazione di soluzioni opportune per garantire la legittimazione democratica del potere pubblico postnazionale;

3) il costituzionalismo postnazionale richiede, infine, che si abbandoni la costruzione gerarchica e piramidale, sicché la questione centrale del discorso giuridico va centrata sull’individuazione del dialogo tra istituzioni che, in un contesto poliarchico, devono imparare a comunicare interagendo orizzontalmente.

Come si vede, siamo solo all’abbozzo di un percorso, che è tutto “in fieri”.

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