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Sabato, 19 Set 2026

cecco dascoliCecco d’Ascoli Haereticus, di Piero M. Benfatti, Capponi Editore, Ascoli Piceno, 2015, pp.155, euro 12.

Recensione di Roberto Tomei

Di Cecco d’Ascoli, al secolo Francesco Stabili, rimangono sconosciute tante circostanze della vita e la sua continua a essere una tra le figure più controverse. Benfatti, che a Maestro Cecco ha dedicato numerose ricerche, a suo tempo culminate in un film distribuito nei paesi di lingua tedesca (intitolato Der Wille der Sterne) e premiato al Festival internazionale del cinema di Salerno, torna ora a occuparsi del famoso astrologo, contemporaneo di Dante, cui aspramente si contrappose, ma senza mai ricevere, almeno per quel che se ne sa, risposta alcuna.

Questa volta ne tratta con un romanzo storico, avente i caratteri del giallo, ritmato con sequenze quasi da sceneggiatura, ciò che lo rende assai godibile, consentendo a tutti i lettori di avvicinarsi senza difficoltà alla vicenda umana dell’eretico ascolano, che si interseca con la “grande storia” dell’epoca.

Di questa, narrata soprattutto nelle “Cronache Fiorentine” di Giovanni Villani, Benfatti mostra di avere notevole padronanza, riuscendo perfettamente a renderci partecipi di  tutti gli avvenimenti e gli intrighi attraverso i quali si sviluppa lo scontro tra Guelfi e Ghibellini e in cui finisce per essere coinvolto anche Cecco, medico (sospettato di essere ghibellino) alla corte del Duca (guelfo) di Firenze, dopo essere stato docente di astrologia all’Università di Bologna.

Vittima di un complotto, nell’anno 1327 Cecco  viene rinchiuso nelle prigioni dell’Inquisizione fiorentina, ma, diversamente da quanto aveva fatto anni prima a Bologna, questa volta non abiura e viene arso sul rogo, giustiziato davanti agli occhi di Dino del Garbo, che “fu grande cagione della morte del sopradetto Cecco … e molti dissono che il fece per invidia” (così Villani).

La vicenda, elaborata, come si è detto, nel rispetto delle fonti storiche, viene romanzata là dove queste sono lacunose, dando una più che plausibile spiegazione - che qui per rispetto del lettore non vogliamo anticipare - del precipitare degli eventi che condussero alla condanna e alla morte di Cecco, trasformando un uomo ritenuto mago e negromante in martire della libertà per il coraggio dimostrato nel tener fede alle proprie idee.

Oltre a fornirci ampia materia per ripensare al conflitto tra predestinazione e libero arbitrio, il libro vuol essere anche, per espressa volontà dell’autore, “l’occasione per riflettere sul prezzo che, ancora oggi, l’Italia paga alle fazioni in lotta per il potere”.

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