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Sabato, 23 Mag 2026

Quel fantastico peggior anno della mia vita”, di Alfonso Gomez-Rejon, con Olivia Cooke, Thomas Mann, RJ Cyler, Jon Bernthal, Nick Offerman, Connie Britton, Molly Shannon, Matt Bennett, Bobb'e J. Thompson, Masam Holden, durata 105’, nelle sale dal 3 dicembre 2015, distribuito da 20th Century Fox.

Recensione di Luca Marchetti

Accolto trionfalmente in tutti i festival dove è stato ospitato (al Sundance Film Festival ha vinto sia il Premio del Pubblico che il Gran Premio della Giuria, a Toronto e a Torino ha riscosso critiche entusiaste dai giornalisti e dagli spettatori), l’ultimo film del regista texano Alfonso Gomez-Rejon (conosciuto per i suoi lavori televisivi) rappresenta l’esempio chiave del cinema indipendente statunitense contemporaneo.

Quel fantastico peggior anno della mia vita (titolo italiano che prende il posto del più interessante “Me and Earl and the Dying Girl”) è, infatti, una pellicola che sembra voler condensare in sé tutti i topos dell’industria indie made in Usa.
Sin dal gioco divertito dell’esposizione della citazione cinematografica colta, che va dagli espliciti e continui omaggi a Herzog allo stile visivo che guarda a Wes Anderson e Michel Gondry, è chiaro che Gomez-Rejon intenda abbracciare un Cinema furbo, rivolto a un determinato target snob/hipster, che stravedrà per le idee estetiche del film, per il suo gusto cinefilo-amatoriale e per il suo scaltro (e riuscito) equilibrio tra la commedia e la tragedia.

La storia di Greg (Thomas Mann), adolescente solitario con la passione per i vecchi film europei, del suo “collega” e amico Earl (RJ Cyler) e della solare malata terminale Rachel (Olivia Cooke), è scritta appositamente per far ridere e commuovere, sempre e solo al momento giusto, dimostrandosi un’opera che, pur travolgendoci, non riesce mai a trasmettere una sincera ingenuità.

In parole povere, Quel fantastico peggior anno della mia vita, come molti altri “capolavori” indie degli ultimi anni, è una pellicola troppo perfetta per essere vera. Il sarcasmo del tutto accompagnato al dolore, una voice-over che cerca subito complicità con il pubblico, i tantissimi registri visivi attraversati e il finale strappalacrime, nel complesso, sono solo ottimi ingredienti messi insieme per confezionare una torta oggettivamente buona ma non indimenticabile.

Anche l’ottimo cast diretto da Gomez-Rejon - dalla fantastica coppia di giovane attore Thomas Mann e Olivia Cooke (splendidi e perfetti) ai caratteristi di supporto alle prese con personaggi stravaganti e sovrascritti (il papà sociologo-casalingo dell’ottimo Nick Offerman e il professore di Storia tatuato di Jon Bernthal) - è l’ennesima prova di un Cinema racchiuso nei suoi stilemi e fantastici cliché, imprigionato nella sua gabbia dorata fatta di recensioni appassionate, nomination all’oscar e riconoscimenti importanti dagli studios mainstream.

In una divertente e riuscita commedia dolce-amara sulla morte e sull’amicizia come Quel fantastico peggior anno della mia vita, dunque, manca proprio questo respiro di libertà, questo desiderio di puntare a qualcosa di originale e davvero personale. Una strada che può portare a errori, anche gravi, ma non che non approderà mai nel falso o nel furbamente programmato.

luca marchetti ridottoQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

critico cinematografico

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