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Sabato, 19 Set 2026

festival cannes 69Il critico cinematografico Luca Marchetti è a Cannes per seguire, per conto di alcune riviste del settore, il 69° Festival del Cinema. Di seguito, riportiamo il “rapporto” che ha redatto alla fine della prima settimana di visioni di opere in Concorso e fuori Concorso, e che gentilmente ha inviato agli amici del Foglietto, con la promessa di un “resoconto“ alla fine della settimana, quando verrà assegnata la Palma d’oro.

Recensioni di Luca Marchetti

Film in Concorso

In attesa dei pezzi da novanta, programmati per gli ultimi giorni del festival (le attese per i film di Xavier Dolan e Nicolas Winding Refn sono altissime qui sulla Croisette), il concorso della 69^ edizione  del Festival di Cannes  ha  riservato grandi sorprese e cocenti delusioni.

Iniziamo parlando subito di quella che, molto probabilmente, già adesso possiamo considerare come la nostra Palma d’oro personale: Paterson, di Jim Jarmusch.

Con una pellicola di rara leggerezza, il regista di Broken Flowers parla di poesia e di rapporti interpersonali, seguendo le giornate di un autista di bus/artista, interpretato con grazia dall’astro nascente Adam Driver. Paterson, piccola città del New Jersey, diventa così il centro del mondo stralunante e zen del regista americano.

Rigoroso e emozionante, pur nella sua struttura ordinaria, è Loving, dramma di Jeff Nichols sulle battaglie legali di Richard e Mildred Loving, la coppia che costrinse gli Stati Uniti a legalizzare i matrimoni interrazziali.

Il film, completamente basato sulle interpretazioni dei due attori Joel Edgerton e Ruth Negga, sorprende per la capacità di affrontare un argomento così emotivamente forte (e legato alla realtà odierna), evitando sempre il rischio della retorica.

Il film di Nichols, sembra essere stato apprezzato anche dal maestro Ken Loach, visto in sala insieme al pubblico. Il regista inglese, infatti, non ha perso l’occasione di “supportare” il proprio collega, dopo aver presentato I, Daniel Blake, working class movie e suo ennesimo atto d’accusa verso la conservatrice società inglese.

Di tutt’altra qualità, invece, le due opere francesi Ma Loute e Mal de Pierres. Se il primo, diretto da Bruno Dumont, è una commedia grottesca che, pur azzeccando più di una sequenza, non riesce mai a liberarsi del proprio ostentato e ripetitivo manierismo comico, il secondo è un melodramma non riuscito, vittima delle proprie ambizioni spropositate. Neanche la buona prova di una passionale e splendida Marion Cotillard permette al film di sopravvivere alla mediocrità.

Discorso a parte, poi, merita Personal Shopper. Olivier Assayas porta in concorso una pellicola affascinante e difficile, dove Kristen Stewart, giovane attrice sempre più decisiva nella sua nuova carriera “impegnata”, si ritrova in una ghost story, che va ben oltre il gusto scontato del pubblico meno preparato (l’accoglienza della stampa, infatti, è stata feroce).

Film fuori Concorso e sezioni parallele

Anche nel “concorsino” della Certain Regard, siamo in trepidante attesa dell’ultimo film del maestro giapponese Kore-eda Hirokazu. Nel frattempo ci siamo divisi tra action egiziani dai risvolti politici (Eshtebak di Mohamed Diab), drammi borghesi israeliani (Me’ever laharim vehagvaot di Eran Kolirin) e classici country noir americani, imbevuti del mito western (Hell or High Water di David Mackenzie).

Tra i film in fuori concorso (le proiezioni speciali), sono stati presentati molti grandi nomi di richiamo e opere hollywoodiane.

Dopo il film d’apertura, Cafè Society, di un Woody Allen ritornato, sembra, non solo a una decorosa composizione estetica, ma anche a una profondità narrativa non scontata, il grande colpo è stata la super anteprima del kolossal Disney diretto da Steven Spielberg The BFG (in Italia, arriverà a capodanno), favola affascinante tratta dal romanzo di Roald Dahl.

Buoni ma non certo eccezionali i due big-movie Money Monster di Jodie Foster (con George Clooney, guru del giornalismo finanziario preso in ostaggio da un disperato Jack O’Connell) e la commedia poliziesca retrò The Nice Guys di Shane Blake, con l’inedita (e male assortita) coppia di detective stralunati Russell Crowe e Ryan Gosling.

La rappresentanza italiana, infine, è stata “relegata” nella meravigliosa cornice della Quinzaine des Réalisateurs, mondo parallelo al concorso che regala, spesso e volentieri, piacevoli conferme.

Oltre alla commedia dal gusto francese sulla malattia mentale La pazza gioia, di Paolo Virzì e al dramma sulle carceri minorili Fiore, del bravo Claudio Giovannesi, il film che ci ha colpito di più è stato Fai bei sogni, di Marco Bellocchio. Tratto dall’omonimo libro di Massimo Gramellini, il film di Bellocchio, grazie anche alla prova del protagonista Valerio Mastandrea, si allontana dalla semplice biografia, muovendosi in territori narrativi e visivi sperimentali, sempre spiazzanti, soprattutto da parte di un regista pronto a spingersi avanti.

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