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Sabato, 17 Ott 2026

Il libro di Henry di Colin Trevorrow, con Jacob Tremblay, Naomi Watts, Lee Pace, Sarah Silverman, Tonya Pinkins, Dean Norris, Jaeden Lieberher, Bobby Moynihan, durata 105’, nelle sale dal 23 novembre 2017, distribuito da Universal Pictures.

Recensione di Luca Marchetti

Dopo il successo strepitoso di Jurassic Word, Colin Trevorrow aveva tutte le carte in regola per fare il grande salto nella serie A cinematografica. Non era certo un caso che la Disney l’avesse scelto come regista del terzo capitolo della nuova trilogia di Star Wars, il suo progetto di punta. Purtroppo, come spesso accade in un’industria che ci mette un attimo a elevarti su un piedistallo e gettarti nella miseria, il destino di Trevorrow ha subito una svolta imprevista e spiacevole con il licenziamento dal kolossal sci-fi. Molti ben informati raccontano che i motivi di questo imprevisto divorzio, più che alle solite divergenze creative o ai problemi caratteriali del regista, vanno imputati al disastro de Il libro di Henry, la nuova pellicola dello stesso Trevorrow.

Che un semplice passo falso, una pellicola sfortunata, possa stravolgere la carriera di un cineasta ci sembra davvero un’esagerazione. Sta di fatto, però, che Il libro di Henry è, a tutti gli effetti, un film sbagliato. Trevorrow, infatti, riesce nel difficile compito di mettere insieme dramma familiare, thriller e nerd movie in un polpettone che, a metà strada tra Colpa delle stelle e un lavoro di J.J. Abrams, lascia infastiditi oltre che annoiati. Basandosi completamente su una trovata narrativa furba oltre che già usata (più delicatamente) dallo scrittore Richard LaGravenese, Il libro di Henry ha la capacità di sbagliare tono e tempi, cercando, soprattutto nelle interpretazioni dei suoi attori, un’improbabile via di fuga.

Se sui noti attori-bambini (gli insopportabili Jacob Tremblay e Jaeden Lieberher) è meglio stendere un velo pietoso (non è il caso di aprire un discorso sul loro malsano utilizzo, che ci porterebbe molto fuori strada), dispiace sinceramente vedere la splendida Naomi Watts alle prese con l’ennesimo ruolo limitato, infinitamente più piccolo delle sue potenzialità. Ormai è chiaro che un’attrice del suo livello dovrebbe scegliere con più attenzione i registi ai quali concedere la sua fiducia e, soprattutto, il suo talento.

Il problema più grosso del film, però, riguarda gli obiettivi del regista. La storia della narrativa è piena di esempi di autori e cineasti disposti a sfruttare, spregiudicatamente, i drammi più atroci e le tragedie più commoventi. Molti di loro, su tali “abusi” hanno costruito carriere piene di successi e premi. Colin Trevorrow, a differenza della maggioranza dei suoi colleghi, però, svela il giochino, dimostrando in ogni scena come sia interessato più a calcare la lacrima facile, il colpo di scena stancamente audace o la trovata più scioccante. Così facendo, il piano dell’autore si mostra evidente, lasciando lo spettatore alquanto nervoso.

Figlio di un Cinema presuntuoso ed emotivamente posticcio, Il libro di Henry è, quindi, un’opera ipocrita che, immaginiamo, sarà presto dimenticata.

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critico cinematografico

 

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