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Giovedì, 26 Feb 2026

Alla fine, l’agguerrita lotta all’ultimo premio tra La forma dell’acqua e Tre manifesti a Ebbing, Missouri si è risolta con l’acclamazione del film di Guillermo del Toro nelle due categorie più importanti (film e regia), lasciando agli altri le “briciole” di tutti i restanti riconoscimenti.

La pellicola del regista messicano - dopo aver conquistato a settembre il Leone d’oro al festival di Venezia (anche in quel caso Tre manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh, anch’esso in cartellone, si era accontentato di un premio secondario) - ha visto concludere la sua trionfale corsa con la statuetta più ambita, lanciando il simpatico del Toro nel gotha dei grandi registi. Dopo le vittorie dei suoi amici e compatrioti Alfonso Cuaron e Alejandro Inarritu, mancava solo lo strambo autore dei primi due Hellboy per completare la tripletta dei migliori registi (orgogliosamente) messicani. Se il premio alla regia era scontato, un po’ più di sorpresa ha suscitato il bis come miglior film, in un’accoppiata che mancava da qualche anno durante la notte degli Oscar (ricordiamo l’anno scorso la gaffe dello scambio tra La la land e Moonlight).

Ciò nonostante, Tre manifesti a Ebbing, Missouri, splendido film d’attori, ha visto riconoscere le straordinarie performance della protagonista Frances McDormand (al suo secondo Oscar dopo Fargo) e del non protagonista Sam Rockwell, emozionatissimo, che, oltre a sconfiggere un mostro sacro come Willem Dafoe (speriamo si rifaccia al più presto), ha battuto anche il suo strepitoso compagno di set, Woody Harrelson.

Abbastanza scontati gli altri due premi agli attori, con Allison Jenney, brava caratterista televisiva, acclamata per la sua madre-padrona di Tonya, e con un enorme Gary Oldman-Winston Churchill già con l’Oscar in mano da diversi mesi. Dispiace solo vedere Daniel Day-Lewis, prossimo al ritiro dalle scene, relegato in secondo piano nonostante la sua, ennesima, grande interpretazione ne Il filo nascosto.

Unico premio dal sapore italiano, invece, è stato l’Oscar per la sceneggiatura non originale, consegnato a James Ivory, autore dello script di Chiamami col tuo nome del nostro Luca Guadagnino.

Senza grandi stravolgimenti il resto dei premi, con i soliti Oscar alla Pixar (il loro Coco ottiene sia il premio come miglior film d’animazione che quello come miglior canzone) e il trionfo di Dunkirk di Christopher Nolan, nella categoria tecniche.

Bel momento, la vittoria del premio per il film straniero di Sebastian Lelio con Una donna fantastica, il dramma di una donna trans in una società intollerante, con la protagonista, Daniela Vega, accolta sul palco da una standing ovation.

Per finire, non possiamo che chiudere con la nota più lieta: il sacrosanto Oscar a Roger Deakins. Considerato il più grande direttore della fotografia vivente, l’inglese vede finalmente la sua rincorsa alla statuetta appagata dopo ventitré anni e tredici tentativi andati a vuoto. Anche se il premio, molto probabilmente, sarà stato più un riconoscimento alla carriera, Blade Runner 2049 è un film che vive dei suoi colori, delle sue luci e della sua visione. Giusto quindi che gli abbia permesso di raggiungere il palco del Kodak Theatre.

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Critico cinematografico

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