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Giovedì, 26 Feb 2026

Una certa idea di Europa di George Steiner. Prologo di Rob Riemen, editore Garzanti, Milano,2017, pp.89, euro 4,90.

Recensione di Roberto Tomei

Il saggio che qui si presenta cerca di rispondere a due domande: che cos’è l’Europa e come possiamo preservarne l’idea di civiltà e l’eredità culturale. L’occasione per riflettere sul tema fu offerta all’autore dal Nexus Institute, prestigiosa istituzione culturale olandese fondata nel 1994 (ma già tre anni prima esisteva l’omonima rivista) e diretta da Rob Riemen, che invitò Steiner a tenere la decima Nexus Lecture, quale preludio di una serie di incontri promossi alla vigilia del summit organizzato dalla presidenza olandese dell'Unione Europea nel 2004, incentrato appunto su questo problema: l’Europa è ancora una buona idea? Qual è oggi il senso dell’idea di civiltà europea? Ha ancora una sua importanza?

Il Nexus Institute non avrebbe potuto fare scelta migliore, dacché già a partire da “Linguaggio e silenzio” una parte importante del lavoro di Steiner si era indirizzata a dare risposta a domande come: Perché i chierici hanno tradito? A cosa è dovuto l’innegabile vincolo tra estetismo e barbarie? Perché la pedagogia liberale non ha saputo impedire la tortura, i campi di sterminio, la Shoah?

Cinque sono gli assiomi elencati da Steiner per definire l’Europa: i suoi caffè, un paesaggio su scala umana e percorribile, le strade e i quartieri che prendono nome da statisti, scienziati, artisti e scrittori del passato, la nostra duplice discendenza da Atene e da Gerusalemme e infine la consapevolezza di un capitolo conclusivo, il celebre tramonto hegeliano, che ha gettato un’ombra sull’idea e la sostanza dell’Europa, persino nella sua ora più fulgida. E’ come se l’Europa, a differenza di altre civiltà, avesse intuito di essere destinata al collasso, sotto il peso paradossale dei propri trionfi e dell’insuperata ricchezza e complessità della propria storia (il tedesco ha un termine, da noi intraducibile, ossia Geschictsmüde, la stanchezza della storia, al contempo curioso e inquietante).

Alla domanda: e adesso? Steiner risponde richiamando l’insegnamento di due grandi intellettuali del Novecento, ossia Max Weber e Edmund Husserl. In sostanza, per non dimenticare se stessa, l’Europa deve ricordarsi delle proprie origini, di essere nata dall’idea di ragione e dallo spirito della filosofia, mettendo da parte i suoi “incubi”, vale a dire odi etnici, nazionalismi sciovinistici e assurde quanto egoiste pretese regionali, ed esaltando viceversa le sue diversità linguistiche, culturali e sociali, nel contesto” di una tolleranza finora inedita, di un’ironica indifferenza rispetto ai miti arcaici della retribuzione, della reciprocità violenta”.

Ed invero, una società che ignori la nobiltà dello spirito, che non coltivi i grandi ideali dell’umanità, sprofonderà di nuovo nella violenza e nell’autodistruzione, risultato che noi europei abbiamo sfiorato, essendo stati capaci di fare ben due guerre mondiali ad appena vent’anni di distanza tra loro.

L’Europa, senza cercare di rivaleggiare con gli Stati Uniti, deve perciò riaffermare soprattutto la dignità dell’homo sapiens, ossia realizzare la conoscenza, la ricerca disinteressata del sapere, la creazione della bellezza, tutte cose che ha fatto in passato e per rendercene conto basta guardarsi intorno. In questa direzione, la prima cosa da fare – e si tratta di una possibilità alla nostra portata, anche dal punto di vista economico – è quella di fermare la fuga all’estero dei nostri giovani migliori. Solo così un ”lieu de la memoire” può diventare “un lieu de l’avenir”.

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