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Lunedì, 26 Feb 2024

"Oliva Denaro" di Viola Ardone - Giulio Einaudi editore, 2021 - pp. 299, euro 18,00.

Recensione di Adriana Spera

«La femmina è una brocca, chi la rompe se la piglia» è l’incipit del nuovo libro di Viola Ardone, che avevamo scoperto con il suo Treno dei bambini, una frase che ben riassume la considerazione che si aveva e ahimè ancora troppo spesso si ha delle donne.

Un libro coinvolgente come pochi, una volta aperto non si riesce a lasciarlo, si legge tutto d’un fiato, con ansia e rabbia per quello che era e che, in alcune culture, continua ad essere l’amaro destino di tante donne fin da bambine.

Figlie di un dio minore perché femmine, meri oggetti di scambio, prive di ogni libertà di scelta, costrette a vivere una vita di sottomissione (quando non anche di violenza) prima al padre e poi al marito.

Protagonista ed io narrante della storia – che ha inizio nel 1960 nella Sicilia più profonda – è l’adolescente Olivia Denaro, sorella gemella di Cosimino e figlia del mite Salvo e della terribile Amalia che «tra noi due, preferisce Cosimino perché lui è chiaro di pelle e di capelli, come mio padre, e invece io sono nera, come il corvo. Non è una brocca, lui. Non si rompe. E se si rompe si rimette insieme» perciò… è libero di fare tutto quel che vuole.

Olivia rifiuta quel modello femminile che le è stato imposto dalla madre fin dalla più tenera età, le piace correre «a scattafiato» ma anche studiare, imparare dal dizionario «le parole difficili», disegnare di nascosto su un quaderno i volti degli attori di quel cinema in cui le è proibito andare perché i film «fanno venire i grilli per la testa», uscire al mattino presto con il padre per andare a cercare i babbalucci (le lumache) e le rane da vendere al mercato, tirare pietre con la fionda a chi schernisce il suo amico Saro, perché è zoppo.

Istintivamente rifiuta l’idea di diventare una donna adulta, si augura che non le venga mai «il marchese», perché sa che da quel momento tutto cambierà, non sarà più libera di fare quel che le piace, dovrà starsene chiusa in casa, non potrà parlare né frequentare persone dell’altro sesso e neppure la sua amica Liliana, perché figlia di comunisti. Dovrà difendersi dai maschi per arrivare “intatta” al matrimonio per non fare la triste fine della sorella maggiore Fortunata, la quale rimasta incinta si è dovuta sposare con un marito violento che non l’ama.

«La donna singolare non esiste. Se è in casa, sta con i figli, se esce va in chiesa o al mercato o ai funerali, e anche lì si trova assieme alle altre. E se non ci sono femmine che la guardano, ci deve stare un maschio che la accompagna».

Ma arrivata ai quindici anni la brutta bambina sboccia e diventa una bella ragazza che viene notata dal ragazzo più ricco del paese, tale Paternò. Un prepotente che pensa di poter avere tutto quel che vuole anche con la forza.

Oliva lo rifiuta e la famiglia, o meglio la madre, prima che la situazione degeneri, le impone una sorta di matrimonio riparatore con uno sconosciuto, un giovane nobile affetto da cecità - d’altronde i matrimoni combinati con sconosciuti, che erano frequenti, vengono imposti anche alle sue amiche - sperando che Paternò desista dal suo corteggiamento invadente.

Così non sarà, Oliva viene rapita e stuprata ma, anche grazie al sostegno paterno e di un gruppo di avvocati e militanti femministe e comuniste che le ha fatto conoscere la famiglia di Liliana, si ribella e denuncia Paternò.

Una vicenda che ricorda quella di Franca Viola che ugualmente rifiutò la cosiddetta paciata, peraltro, all'epoca addirittura prevista anche dall’articolo 544 del codice penale, abrogato solo nel 1981. Se, in quel caso, il violentatore Melodia e i suoi complici furono pesantemente condannati, il Paternò se la cava con appena un anno di carcere.

Tuttavia, la storia di Oliva è comunque una storia di riscatto della giovane protagonista, che reagisce alla violenza e comprende che l’unica via di liberazione per le donne da una condizione di subalternità è l’indipendenza economica, meglio se raggiunta attraverso lo studio.

Adriana Spera
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