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Lunedì, 02 Mar 2026

Tra gli argomenti all'ordine del giorno della riunione dello scorso 3 febbraio, il cda del Cnr ha esaminato le considerazioni e le proposte di riorganizzazione della rete scientifica, alla luce della recente valutazione degli Istituti.

Il solo fatto che le valutazioni siano poste a base di future decisioni sull’organizzazione dell’ente, evidenzia il profondo solco che divide chi produce ricerca da chi la amministra. Ricordiamo, infatti, che numerose e puntuali sono state le critiche mosse dai ricercatori in merito a modalità e metodo utilizzati nel processo di valutazione della rete degli Istituti Cnr.

Passando all’esame del documento (vedi allegato), appare evidente la disomogeneità del testo, tanto nella formattazione quanto nell’organizzazione dei contenuti. Tali incongruità sembrano ritrovarsi anche nella sostanza del documento, che appare privo di un progetto organico complessivo per l’intero Cnr.

Infatti, le visioni del futuro del Cnr proposte dai vari direttori di dipartimento sono distanti tra loro, in alcuni casi quasi come se si parlasse di enti diversi. Diversità determinate, forse, da scenari realmente differenti presenti nei vari dipartimenti oppure, semplice frutto del sovrano caos che sembra governare l’ente.

Quanto alle considerazioni e alle riflessioni dei direttori di dipartimento, vi è chi propone un radicale accorpamento degli istituti (dipartimento di scienze del sistema terra e tecnologie per l’ambiente); chi propone una riorganizzazione in centri dipartimentali regionali, con struttura scientifica centralizzata su aree progettuali del dipartimento (dipartimento di scienze bio-agroalimentari); chi, semplicemente, elenca le valutazioni ottenute dai panel dagli istituti e chi si ritiene, in sostanza, soddisfatto dell’attuale frammentata organizzazione.

Davvero particolare quanto il dipartimento di scienze bio-agroalimentari scrive sull’Istituto per lo studio dei sistemi agricoli e forestali del mediterraneo (Isafom-Cnr), il quale riceve dall’ultima valutazione “un giudizio scarso”, con punteggio di 38/100. Il dipartimento, per tale istituto, ritiene che si potrebbe rifondare, “attribuendogli una missione specifica, in particolare relativa all’uso sostenibile delle risorse agricole”. Peccato, però, che il cda del Cnr, senza alcuna modifica della missione dell’Istituto, il giorno 8 febbraio ha già dato mandato al presidente di conferire il nuovo incarico di direzione per i prossimi quattro anni.

Assai grave appare, poi, la situazione del dipartimento di scienze biomediche. Il direttore Tullio Pozzan evidenzia importanti criticità in quattro istituti (Ift, Ibim, Ibcn, Isn), oltre a un significativo calo dell’eccellenza dell’Ifc-Cnr di Pisa, per il quale si evidenziano “recenti episodi di cattiva amministrazione”.

Il neo costituito Istituto di farmacologia traslazionale (Ift-Cnr), fortemente voluto dal precedente direttore di dipartimento Gianluigi Condorelli, ha ottenuto nell’ultima valutazione lo score più basso di tutto il dipartimento stesso. Per l’Istituto di biomedicina ed immunologia molecolare “Alberto Monroy” (Ibim-Cnr), il panel non ha dubbi: suggerisce la chiusura. Per migliorare la performance dell’Istituto di biologia cellulare e neurobiologia (Ibcn-Cnr), Pozzan propone un ampio ventaglio di provvedimenti, tra cui la creazione di una unità di ricerca a Fosso Fiorano e una collaborazione con l’Isn di Mangone (CS), che ospiterebbe anche ricercatori dell’Irccs Santa Lucia.

Per Pozzan, sarebbe complessa anche la situazione dell’Istituto di scienze neurologiche (Isn-Cnr), i cui problemi deriverebbero da una recente riorganizzazione che ha visto personale, strumentazioni e risorse uscire dall’Isn per confluire nell’Ibfm. E’ un vero peccato che tale iniziativa sia tra le prime sostenute dallo stesso Pozzan a soli pochi giorni dal suo insediamento. Tra le proposte formulate, "la chiusura di due piccole strutture esterne al gruppo di Mangone (a Cosenza e vicino a Catanzaro)", per ridurre costi e frammentazione del personale. Che si tratti della definitiva soluzione della sede fantasma dell'Isn di cui a suo tempo si è occupato Il Foglietto?

Infine, brilla per singolarità la proposta di spostamento della sede dell’Istituto di calcolo e reti ad alte prestazioni (Icar-Cnr) da Cosenza (Rende) a Napoli, con tanto di annessa operazione immobiliare di circa 2,8M€ (vedere altro articolo su questo numero del Foglietto). Il tutto, per facilitare la collaborazione con altri istituti d’informatica. Che, però, non hanno sede a Napoli bensì a Pisa.

Che dire, se non che di lavoro per il nuovo presidente del Cnr ce ne sarà tanto. Ma davvero tanto!

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