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Domenica, 15 Mar 2026

alunni disabiliNello schema del nuovo decreto sulle valutazioni, all’esame delle Commissioni parlamentari, è stato introdotto per la scuola media il concetto di “prove equipollenti”, che esisteva finora solo nella scuola secondaria di secondo grado. In concreto, per gli alunni diversamente abili sarebbe abolita la possibilità di conseguire il diploma di scuola media sostenendo prove differenziate, come accaduto finora.

Cosi com’è, il testo della riforma è inequivocabile: “agli alunni con disabilità per i quali sono state predisposte dalla sottocommissione prove non equipollenti, viene rilasciato un attestato di credito formativo”, che permetterà loro di frequentare la scuola secondaria di secondo grado, ma senza alcuna chance di diplomarsi a tutti gli effetti. Se passasse il testo in discussione in Parlamento, verrebbe così abolito il principio contenuto nel Dpr 122/09, che invece considerava l’esame di scuola media per i disabili come la fine di un percorso seguito in modo personalizzato.

La nuova normativa è uno schiaffo sia alle famiglie che ai diversamente abili, ai quali verrebbe rilasciato un attestato inutile, laddove, grazie alla licenza media, essi potevano finora trovare facilmente lavoro. Vien da pensare che i nostri parlamentari siano una sorta di marziani, visto che sembrano non sapere che la licenza media è un titolo decisivo per l’inserimento nel mondo professionale, in particolare per i concorsi pubblici, dove per i posti riservati alle categorie protette a volte viene richiesta proprio la licenza media. In questo modo, quindi, verrebbero, di fatto, abolite le categorie protette, che non potrebbero più accedere ai concorsi pubblici.

Da notare che, per ironia della sorte, sempre in Parlamento si sta ora discutendo, ma con riguardo ai cosiddetti “normodotati”, l’abolizione della sufficienza obbligatoria in tutte le materie per accedere alla maturità e il passaggio a due sole prove scritte senza più la terza prova.

E visto che questo tema dei diversamente abili lo stavano affrontando, l’”inclusione” hanno pensato bene anche di agevolarla e renderla più snella. Sì, perché, stando alle intenzioni del governo, in futuro non sarebbe più la scuola a stabilire di quanto sostegno ha bisogno un disabile, ma una commissione esterna, ossia il Git (Gruppo per l’inclusione territoriale), che deciderebbe a prescindere dalla condizione medica. In pratica, quindi, una disabilità grave non darebbe più automaticamente diritto al massimo delle ore di sostegno, come avveniva finora. Manco a dirlo, risparmiare sull’assistenza significherebbe anche abbassare la qualità dell’insegnamento, tagliando migliaia di posti di docenti di sostegno, con gravi disagi per le famiglie e per i disabili, chiamati nel frattempo a vedersela con un esame di licenza media più difficile.

Mentre “loro” sembrano senza vergogna, noi siamo senza parole. Viene il sospetto che in Parlamento, anziché risolvere problemi, vogliano crearne, essendo di tutta evidenza che quel che si sta “cucinando” in Commissione sarà senz’altro all’origine di problemi sociali gravissimi. Ne abbiamo già troppi e la politica dovrebbe pensare a risolverli, non a moltiplicarli.

Che dire. Di certo, optando per una soluzione che fa fare al nostro paese un bel salto all’indietro di decenni, i nostri rappresentanti in Parlamento stanno assestando un bel calcione alla Costituzione e alla filosofia dell’inclusione, quella vera, cui finora ci si era ispirati.

Facciamo, perciò, appello alla coscienza di tutta la nostra classe politica – ricordando con l’occasione alla titolare del Miur che il suo lavoro di sindacalista è stato sempre quello di tutelare i più deboli – affinché si eviti di compiere scelte che non esitiamo a definire assurde e scellerate.

Quanto a noi, siamo e saremo sempre a fianco delle associazioni a tutela dei diversamente abili, delle loro famiglie e delle centinaia di insegnanti di sostegno che si battono per la difesa di tutti gli studenti con handicap che frequentano le nostre scuole.

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