20. 08. 2018 Ultimo Aggiornamento 23. 07. 2018

Convenzioni, accordi e ... finanziamenti di varia natura

Categoria: L'angolo di Boschi

Nel 1857, la Val D’Agri e buona parte della Basilicata furono devastate da un terremoto, di magnitudo stimata superiore a 7, che provocò decine di migliaia di vittime. La Basilicata è infatti una delle zone a massima pericolosità sismica del territorio nazionale.

In Val D’Agri vengono effettuate estrazioni petrolifere necessariamente associate a reiniezioni di fluidi di scarto pressurizzati in una zona ad alta pericolosità. Data l’importanza dell’argomento ne abbiamo già parlato sul Foglietto più volte: il 9, il 16, il 30 giugno e il 27 ottobre 2016.

Una commissione internazionale di esperti (ICHESE), costituita dalla Regione Emilia Romagna, dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) e dal Dipartimento della Protezione Civile (DPC) evidenziò che reiniezioni di fluidi potevano essere all'origine dei due terremoti del 20 e 29 maggio del 2012 verificatisi nella Bassa Emiliana e che causarono numerose vittime. Ne discese che la possibilità di sismicità innescata o indotta da iniezioni di fluidi nel sottosuolo doveva essere presa in seria considerazione ovunque in un Paese sismico come il nostro.

Fu redatto un Rapporto sullo stato delle conoscenze riguardo alle possibili relazioni tra attività antropiche e sismicità indotta/innescata in Italia, redatto da un Tavolo di lavoro (ai sensi della Nota ISPRA Prot. 0045349 del 12 novembre 2013), composto da: DPC (Daniela Di Bucci, Mauro Dolce); MISE (Liliana Panei), ISPRA (Chiara D’Ambrogi, Fernando Ferri, Eutizio Vittori); INGV (Luigi Improta); CNR (IGAG – Davide Scrocca, IMAA – Tony Alfredo Stabile); OGS ( Federica Donda, Marco Mucciarelli).

Il 24 novembre 2014, fu reso disponibile su internet il documento dal titolo Indirizzi e linee guida per il monitoraggio della sismicità, delle deformazioni del suolo e delle pressioni di poro nell'ambito delle attività antropiche, di Gilberto Dialuce, Claudio Chiarabba, Daniela Di Bucci, Carlo Doglioni, Paolo Gasparini, Riccardo Lanari, Enrico Priolo, Aldo Zollo, componenti di un Gruppo di lavoro costituito presso il MISE "... al fine di mantenere al più alto livello delle conoscenze gli standard di sicurezza in zone sismicamente attive ...".

La questione della sismicità indotta è stata quindi affrontata formalmente da ricercatori, docenti universitari, funzionari del Ministero dello Sviluppo Economico e della Protezione Civile, di tutti gli enti che si occupano di terremoti (INGV, CNR, OGS, ISPRA) e delle Università di Napoli e di Roma (Sapienza).

Nell'agosto del 2014, su una prestigiosa rivista scientifica fu pubblicato un lavoro di un gruppo di ricercatori del CNR, che evidenziò nella zona delle reiniezioni in Val D’Agri una pericolosissima faglia attiva prossima alla superficie. La pubblicazione riporta esplicitamente che la presenza della faglia è condivisa e avallata dall’attuale presidente INGV.

Il MISE, la Regione Basilicata e l'INGV hanno stretto un accordo per creare uno speciale sistema di monitoraggio per quella particolare zona. Non è dato conoscerne molto, sappiamo che la Regione Basilicata ne ha autorizzato la stipula nel dicembre 2016. È disponibile il verbale di un incontro fra le varie parti, svoltosi presso il MISE il 27 aprile 2017. Nel verbale vengono descritti tanti buoni propositi e, soprattutto, appare evidente che le attività scientifiche sono praticamente tutte sviluppate dall’ENI e che il ruolo dell’INGV, l’ente di Stato per la Sismologia, è solo quello di garante passivo su cui, se le cose non dovessero andar bene, ricadranno tutte le responsabilità.

Dopo il verbale del 27 aprile non sono disponibili altri documenti. Non si trovano i risultati delle misure che, stando a quanto previsto dall’art. 8 dell’accordo, dovrebbero esser "diffusi, in forma aggregata", sui siti web dedicati di MISE, Regione e Arpa Basilicata. Non sono neanche disponibili relazioni ... previste dagli articoli 5, 6, 7 dell’accordo stesso.

Con assoluta certezza, sappiamo solo che il sistema di monitoraggio è finanziato da ENI, cioè il controllato finanzia il controllore.

Secondo le intenzioni dei contraenti, il monitoraggio funzionerà con il sistema cosiddetto "a semaforo". Appena venissero registrati fenomeni, non usuali per la zona, si interromperebbero immediatamente le reiniezioni. Come in un semaforo, quando scatta il rosso, le automobili frenano e non si verificano incidenti. Purtroppo, i processi che avvengono nella crosta terrestre non si possono frenare: anche se si interrompono tempestivamente le iniezioni di fluidi, i processi geodinamici ormai innescati potrebbero divenire catastrofici. Non è dato poi sapere quali fenomeni non usuali verranno considerati per un eventuale allarme.

Da un comunicato della Regione Basilicata, si sa che sono riprese le reiniezioni di fluidi dopo incontri tecnici senza che la pericolosità sismica venga citata e nessuno accenno all’INGV venga fatto. Sia chiaro che stiamo parlando di questioni che attengono alla sicurezza delle persone, dei nostri concittadini della Val D'Agri, della Basilicata in generale e degli stessi tecnici delle compagnie petrolifere che vi lavorano.

Riassumiamo: il presidente INGV dal 2014 è convinto che in Val D’Agri sussista una pericolosissima faglia attiva. Più o meno nello stesso periodo partecipa, per il MISE, alla stesura di un documento avente come scopo gli effetti delle attività antropiche sulla sismicità “... al fine di mantenere al più alto livello delle conoscenze gli standard di sicurezza in zone sismicamente attive ...". Alla fine del 2016, viene stipulato un accordo fra Basilicata, MISE e INGV per monitorare, non è detto come, eventuali fenomeni, non è detto quali, che possano precedere un forte terremoto, forse devastante come quello del 1857.

Meraviglia che il MISE, il DPC, l’ENI e la Regione Basilicata accettino questa preoccupante situazione. Ad ogni buon conto, l’accordo è concepito in modo tale che, in caso di disgrazia, la responsabilità ricada completamente sull’INGV, certamente non su chi generosamente finanzia il monitoraggio e neanche sulla Regione Basilicata ,che può sempre dire di essersi affidata a quello che, almeno fino a pochi anni fa, era considerato uno dei migliori enti al mondo nel campo della Sismologia.

Dalle carte disponibili, si evince che nessuno dei migliori sismologi dell’Istituto ha partecipato alla stesura tecnica dell’accordo. Peraltro è evidente che essi appaiono emarginati in modo sistematico o si sono volontariamente ritirati dai ruoli guida delle attività scientifiche e tecnologiche dell’INGV.

Lo straordinario sviluppo e la conseguente importanza che ha avuto l’INGV fino a sette-otto anni fa nasce dalla sua sua stessa legge istitutiva che lo caratterizza come indispensabile in un Paese sismico e vulcanico come l’Italia. Nel passato si era conquistata fiducia fra i cittadini perché era assolutamente prioritaria la difesa dei cittadini stessi dai grandi eventi geofisici: difesa tempestiva sempre anteposta ad altri interessi. Un modo di vedere la Geofisica e la necessità di svilupparla al meglio delle tecnologie e delle metodologie esistenti, che aveva portato a risultati scientifici di altissimo livello, tanto che fino al 2010 l’INGV aveva avuto valutazioni ufficiali nazionali e internazionali estremamente lusinghiere. Al contrario di quello che sta succedendo adesso: valutato come uno dei peggiori enti di ricerca italiani e addirittura ingloriosamente bocciato come possibile sede del Dottorato di Ricerca in Geofisica. Bocciato il più grande e il meglio finanziato Istituto geofisico d’Europa!

Sarebbero da impedire le operazioni che da qualche tempo si stanno portando avanti per normalizzare l’INGV al ribasso, cioè verso una sostanziale non-operatività, immaginandolo organizzato come le Università, anzi immaginando le sue sezioni come pezzi delle Università. È come se il Pronto Soccorso di un Ospedale di una grande città, il settore più critico e per questo dotato di personale specializzato in grado di prendere decisioni in tempi rapidissimi disponendo del meglio della tecnologia, venisse gestito con gli stessi criteri di un centro di studi di Storia della Letteratura. Le gravi conseguenze di questo modo di agire si sono cominciate drammaticamente a vedere con i terremoti dell’Italia Centrale del 2016 e con quelli di Casamicciola del 2017 e 2018.

Sono una sessantina le convenzioni e gli accordi che l’INGV ha stipulato con soggetti di varia natura, come appare dalla lunga lista allegata. Se si tratta di attività utili, come vogliamo sperare, richiederanno l’impegno a tempo pieno di tecnici e ricercatori. Non viene comunque detto chi le gestisca e come e quanto vengano finanziate. È chiaro che sottraggono tempo ed energia ai compiti istituzionali dell’Istituto e non contribuiscono certo alla sua funzionalità.

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Sismologo dell’Accademia dei Lincei
Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica Italiana
European Academy of Science and Arts


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