21. 09. 2018 Ultimo Aggiornamento 20. 09. 2018

Esposizione a campi elettromagnetici: dalla Tecnologia G5, altri gravi rischi per la salute

Credo che il problema dei rischi per la salute umana connessi all’esposizione a campi elettromagnetici (CEM) sia generalmente sottostimato e colpevolmente trascurato, ma, almeno all’interno della comunità scientifica, l’argomento riscuote notevole interesse.

Un recente articolo di Agostino di Ciaula, medico internista e Presidente del Comitato Scientifico di ISDE Internazionale sui rischi per la salute da campi elettromagnetici a radiofrequenza (RF-EMF) - in particolare, sulla nuova tecnologia 5G - è infatti stato segnalato da una autorevole rivista come uno fra i più “scaricati”.

Già lo scorso anno, ISDE aveva chiesto con un comunicato stampa la sospensione delle sperimentazioni in atto in alcune città, in accordo al pronunciamento di centinaia di scienziati in tutto il mondo, richiesta di recente rinnovata, ma evidentemente senza nessun riscontro dato che si deve constatare, con profonda amarezza, che anche l’attuale Governo non si discosta dalle precedenti scelte e promuove questa tecnologia senza valutarne minimamente le conseguenze.

L’esposizione all’inquinamento elettromagnetico ci riguarda tutti: un “fondo elettromagnetico naturale” è da sempre presente sul nostro pianeta ed è rimasto praticamente immutato fino al secolo scorso, quando, con l’avvento dell’elettricità e soprattutto delle telecomunicazioni, è aumentato di oltre un milione di volte ed è destinato ad aumentare ulteriormente con la nuova tecnologia 5G.

L’esposizione a campi elettromagnetici comporta effetti biologici complessi ed inquietanti: aumenta la temperatura, altera l'espressione genica, promuove la proliferazione cellulare e la sintesi di proteine ​​legate allo stress ossidativo, induce processi infiammatori, altera la concentrazione del Calcio e la conduzione nervosa, riduce la sintesi di melatonina, può generare danni oculari ed influenzare le dinamiche neuromuscolari.

Inoltre, i CEM possono interagire sinergicamente con altri cancerogeni genotossici (radiazioni ionizzanti, idrocarburi aromatici policiclici, derivati del benzene, formaldeide) potenziandone quindi l’azione. Sappiamo da numerosi studi epidemiologici che l’esposizione a CEM a bassa frequenza (quali quelli che si generano in prossimità di elettrodotti), aumenta in modo statisticamente significativo il rischio di leucemie infantili, rischio che, secondo la IARC (Agenzia per la Ricerca sul Cancro), raddoppia al di sopra di 0,4 µT.

La IARC ha classificato RF-EMF come "possibile cancerogeno per l'uomo" (2B), ma già da anni diversi studiosi chiedono che essi vengano riclassificati come 2A, ovvero probabili cancerogeni perché è emerso che coloro che hanno cominciato a usare regolarmente cordless o cellulari prima dei 20 anni hanno un rischio quadruplicato di glioma ipsilaterale.

Anche una recente revisione ha valutato un incremento del rischio di tumore cerebrale (glioma) del 33% per un uso pari o superiore ai 10 anni e va ricordato che i tumori cerebrali sono solo “la punta dell’iceberg” di quelli che sono gli effetti nefasti sul resto dell’organismo!

Va detto che sui rischi connessi all’uso di telefoni cellulari e cordless sono stati pubblicati studi con risultati assolutamente contrastanti, che hanno contribuito ad aumentare oltremodo la confusione sull’argomento. Tuttavia già una revisione su 23 studi caso/controllo selezionati a partire da 465 articoli riscontrò che 7 lavori, giudicati di “elevata qualità” (6 di Hardell e 1 di Stang) evidenziavano una associazione positiva e statisticamente significativa tra aumento del rischio di tumori cerebrali e uso, soprattutto ipsilaterale, di telefoni mobili. Viceversa, 8 lavori dell’Interphone e 6 altri studi classificati come di “bassa qualità “riscontravano addirittura un effetto protettivo, cioè una riduzione del rischio di tumori con l’uso dei telefoni mobili. Come è possibile spiegare risultati così contrastanti?

Gli Autori sostengono che la diversa fonte dei finanziamenti può avere influenzato il disegno dello studio e di conseguenza i risultati ottenuti: gli studi di Hardell erano finanziati da Enti pubblici, viceversa quelli dell’Interphone dalle compagnie telefoniche che, ad esempio, avevano considerato fra gli esposti persone che avevano usato cellulari e cordless solo per pochi anni e per pochissimo tempo!

La diffusione della tecnologia 5G farà aumentare ulteriormente ed in maniera massiva l’esposizione delle popolazioni all’inquinamento elettromagnetico con tutto ciò che ne consegue e ciò è ancor più imperdonabile perché basterebbe incrementare le comunicazioni via cavo e non via etere per eliminare ogni rischio!

Se pensiamo agli enormi interessi in gioco nel campo delle telecomunicazioni mai come in questo caso risulta appropriato quanto Devra Davis, epidemiologa americana, scrisse nel suo libro La Storia Segreta della Guerra al Cancro: “il modo con cui si confezionano le conoscenze sui rischi ambientali ha poco a che fare con i casi della scienza. Ogniqualvolta si solleva una questione di salute pubblica che ha ripercussioni per miliardi di dollari sulla vendita di un determinato tipo di beni l’onere della prova imposto a chi esamina i rischi può diventare tanto elevato da risultare insostenibile”.

E così credo proprio che dovremo aggiungere anche la tecnologia 5G al già troppo lungo elenco (amianto, piombo, berillio, bisfenolo A, CVM, cellulari, nanotecnologie etc.) delle “lezioni imparate in ritardo da pericoli conosciuti in anticipo” e sarà purtroppo la nostra salute e soprattutto quella dei nostri bambini a pagare il prezzo più caro.

 

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Oncoematologa – componente del Comitato Scientifico Isde e di Medicina democratica


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