29. 09. 2020 Ultimo Aggiornamento 29. 09. 2020

La trasparenza e l'etica nella Regione Emilia-Romagna e … anche altrove

Categoria: L'angolo di Boschi

di Enzo Boschi*

Una delle parole più usate negli ambienti ad alto contenuto demagogico è trasparenza, a cui spesso si aggiunge etica. Non mi è chiaro se l'etica sia considerata una conseguenza della trasparenza o se la trasparenza discenda necessariamente da una visione etica del mondo.

A trasparenza e etica spesso viene associata un'altra parola: comunicazione. E' eticamente corretto che tutto sia trasparente e, quindi, va comunicato in modo da eliminare eventuali “zone d'ombra”. Meglio: “zone grigie”, come dicono coloro che sanno servirsi della terminologia demagogica. Per zone grigie si intendono quelle situazioni in cui si materializzano, secondo i moralisti, i compromessi tra persone prive di ogni sensibilità etica o fra persone, magari onestissime, però considerate rivali e, quindi, da delegittimare. Sminuire competitori o sminuire persone che sarebbero in grado di evidenziare mancanze, anche gravi, di coloro che dell’etica fanno un’arma, è sport molto diffuso.

Fino a qualche tempo fa, la classe politica dirigente della Regione dove vivo, l'Emilia-Romagna, era costantemente impegnata a mostrare la propria splendente superiorità morale in tutti gli ambiti possibili delle umane attività. Poi successe quello che sembrò l’imponderabile! Il precedente Sindaco di Bologna fu accusato da una sua fidanzata, abbandonata e vendicativa, di cose molto private. Venne così fuori che questo Sindaco, quand'era Vice Presidente della Regione, amava fare viaggi in posti esotici, con i soldi dei contribuenti.

La cosa fece molto scalpore nella Bologna per bene e perbenista, tanto che fu costretto a dimettersi.

Fu subito chiarito, con impegno, che si trattava di un caso singolo, di un "discolo" in mezzo a persone di virtù specchiatissime. Anche il "discolo", poi, in fondo non fu considerato così cattivo, tant’è che poté tornare alla sua cattedra e a dedicarsi all'insegnamento universitario, come faceva prima di ricoprire importanti incarichi istituzionali.

Tutto questo all'insegna dell'etica e della trasparenza. E anche della comunicazione.

Agli studenti che seguono il corso dell'ex Sindaco, infatti, è arrivato chiaro il messaggio e l'esempio: “Ricorda, giovane destinato alla disoccupazione, che se utilizzi per tuoi scopi personali il denaro pubblico verrai severamente redarguito e perderai posizioni ambite ... ma con amici devoti potrai fare il professore universitario”. E' così che il giovane imparerà a comportarsi con trasparente etica, magari comunicativa.

Comunque, per far dimenticare la "brutta figura", fu necessario riprendere con forza la propaganda: la Regione Emilia-Romagna rimaneva la migliore di tutte le Regioni possibili, per dirla alla Leibnitz. Migliore organizzazione sanitaria, migliori asili nido, migliore in questo, migliore in quello ... Migliore struttura di Protezione Civile ... Ah, qui è l'intoppo, come dice Amleto nel suo monologo.

Effettivamente sembrava che tutto il possibile fosse stato fatto per proteggere i cittadini dai terremoti. Addirittura esiste (o esisteva) una Commissione Grandi Rischi regionale, fatta per lo più da esperti milanesi, probabilmente considerati i migliori. Non dimentichiamo, poi, un'attenta e capillare organizzazione di volontari di Protezione Civile, che sono sempre i primi e più efficienti nei disastri.

Ma il vanto dei vanti era la prevenzione: certe cose che si verificavano in altre Regioni amministrate da altre forze politiche, probabilmente prive di etica e di trasparenza e con poco di positivo da comunicare, non si sarebbero mai verificate in Emilia-Romagna.

Purtroppo arrivano le due scosse del maggio del 2012. Generano un diffuso danneggiamento, un numero non indifferente di vittime e molti sfollati, un numero consistente dei quali vive ancora dentro orrendi container. Questo non può succedere in una Regione altamente etica, trasparente e molto comunicativa. Può succedere in qualche Regione meridionale, dove il sole dell'avvenire non è mai sorto, ma assolutamente non in Emilia!

E' necessario trovare responsabili che nulla abbiano a che vedere con la Regione e, in ogni caso, distogliere l'attenzione da essa. Chi meglio di sismologi non schierati con la Regione stessa possono fungere da colpevoli?

Ci si rivolge allora ai propri consulenti, che possano sviluppare la solita sequenza.

"Nessuno ci aveva avvertito che la zona fosse sismica; addirittura ci avevano detto che era sicura". Ma i sismologi mostrano la mappa di pericolosità sismica pubblicata un decennio prima sulla Gazzetta Ufficiale con tutte le indicazioni per costruire o ristrutturare bene.

"La sismicità della zona, anche se indicata nella mappa, è stata chiaramente sottovalutata". Ma i dati raccolti dai sismologi proprio durante la sequenza del maggio-giugno 2012 mostrano esattamente il contrario: la mappa di pericolosità sismica addirittura sovrastima la pericolosità  sismica emiliana.

Se le strade della normale diffamazione non funzionano bisogna inventarne di nuove, anzi nuovissime: "Qualcuno ha provocato i terremoti! Li ha provocati trivellando la zona o sollecitandola per scopi inconfessabili!”.

Una simile affermazione a chi è dotato di un minimo di buonsenso appare subito assurda, se non altro per il principio di conservazione dell'energia, che tutti conoscono anche se non se ne rendono conto.

Il fatto che qualcuno sia in grado di provocare terremoti piace, però, ai mezzi di informazione, sempre alla ricerca di cose strane da raccontare, così come a L'Aquila piacque moltissimo il tecnico che prevedeva i terremoti guardando (si fa per dire) le variazioni di emissione di radon.

L'idea che si potessero provocare i terremoti affascinò molto anche la gente che aveva visto qualche film di fantascienza e, quindi, era informata.

Sopratutto si distolse l'attenzione dalle terribili responsabilità dei vertici della Regione.

Il Voltaire della situazione cercò di ironizzare sul fatto che l'Emilia è la migliore delle Regioni possibili ma venne subito zittito. Leibnitz in questo caso ebbe la meglio e nemmeno un breve Candide venne scritto.

Addirittura è stata creata una Commissione internazionale di cinque membri, tre dei quali italiani quindi internazionale ma a maggioranza nazionale, dal costo previsto di 50.000 €, per rispondere alla domanda: possono le trivellazioni generare terremoti? Tutta la comunità sismologica da mesi, col fiato sospeso, aspetta il verdetto …

Desta meraviglia la latitanza della Grandi Rischi regionale che, anch'essa, non dette alcuna indicazione dopo la scossa del 20 maggio e così quella del 29 maggio provocò un numero considerevole di vittime. Latitanza che, per quanto è dato sapere, continua tuttora.

Sembra che il ritardo con cui la Regione Emilia-Romagna ha recepito le indicazioni della mappa di pericolosità sismica pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale sia dovuto proprio alle indicazioni della Grandi Rischi regionale, che aveva idee diverse sul rischio emiliano e, sopratutto, muovendosi con la filosofia emiliana, voleva forse mostrarsi superiore ai sismologi "romani" dell'Ingv, sia tecnicamente che eticamente. Stranamente senza comunicare in questo caso alcunché, forse dimenticando anche di essere trasparenti.

Si ricordi, per capire bene la logica degli avvenimenti, che in Italia sono le Regioni ad avere il potere e il dovere di sviluppare strategie di difesa dai terremoti e questo in base alla Costituzione. Il potere centrale ha solo compiti di indirizzo.

Anche prese di posizione molto discutibili di consulenti della Regione non sono bastate a portare allo scarico di responsabilità auspicato ma hanno ottenuto l'effetto opposto, data la loro insipienza. Anzi sono emersi veri e propri conflitti di interesse, che richiederebbero un'attenta verifica. Con un minimo di coerenza, la verifica dovrebbe portare alla liberazione di posti universitari di ruolo, immeritatamente occupati, da dedicare a giovani ricercatori di gran valore ma costretti ad emigrare.

Un autentico atteggiamento etico e trasparente dovrebbe portare a una soluzione accettabile, che potrebbe poi essere comunicata a chi di dovere: etica, trasparenza e comunicazione, così trionferebbero per il bene di tutti.

Non credo, però, che tutto questo avverrà. Recentemente è scoppiato in Regione il caso delle cosiddette "spese pazze", che hanno drammaticamente e irreversibilmente incrinato l'immagine etica e trasparente dei consiglieri. La comunicazione è passata ai giornali, che narrano dettagli grotteschi. Sono così venuti alla luce comportamenti molto poco dignitosi, messi in atto da soggetti che avrebbero preferito una trasparenza pressoché nulla e una comunicazione ridottissima, almeno criptica.

Dunque, per un insieme di ragioni in Emilia non è riuscito, malgrado il forte impegno, il colpo magistrale della Regione Abruzzo, che ha scaricato tutte le proprie responsabilità su sismologi incolpevoli, facendo dimenticare decenni di assoluta noncuranza del rischio sismico e della sicurezza dei cittadini nonchè interessi inconfessabili, ben concreti.

Insomma, talvolta la demagogia, pur nella sua versione più violenta come quella qui narrata, può essere sconfitta dai fatti. La storia, però, non è finita: i consiglieri regionali del principale partito si sono riuniti e si sono sostanzialmente assolti, individuando, al più, un solo colpevole.

Il Resto del Carlino ha raccontato che il "colpevole" è stato alla fine abbracciato e baciato dagli altri, commossi.

Questo mi ha ricordato un film su un'efficiente organizzazione: un povero malcapitato veniva trattato con grande affetto dai suoi accoliti, prima di essere fatto fuori.

Quella dell'appellarsi all'etica e alla trasparenza è una caratteristica molto diffusa anche negli ambienti della Ricerca e dell'Università di coloro che scientificamente non fanno, e spesso non hanno fatto, niente di significativo. Che addirittura disprezzano e criticano coloro che si battono per far arrivare fondi per le attività di ricerca. Creano ogni tipo di difficoltà a coloro che lavorano veramente, avendo il grosso problema del "tempo libero". Il fenomeno è molto più diffuso di quanto non si creda.

Sono personaggi facilmente identificabili sia negli Enti di Ricerca che nelle Università. Il Ministro dovrebbe imporre la liberazione di posti che potrebbero essere occupati da giovani molto più attivi e utili alla Società. Anche i Rettori, almeno nel loro secondo mandato, quando non devono più essere eletti, avrebbero la possibilità di intervenire con la necessaria severità. Lo stesso dovrebbero fare i Presidenti degli Enti. Le loro lamentele sulla scarsità di finanziamenti diverrebbero allora più credibili. Misure drastiche andrebbero anche prese per coloro che ricoprono più incarichi retribuiti.

Tutto questo, per tentare di trattenere in Italia i nostri giovani migliori e cercare di recuperare quelli che se ne sono andati.

Potremmo anche diventare un Paese normale: chi non lavora va a casa e il merito è premiato.

*Geofisico


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