22. 08. 2019 Ultimo Aggiornamento 11. 08. 2019

Pisa, la Scuola Normale Superiore e Salvatore Settis

Categoria: L'angolo di Boschi

di Enzo Boschi*

Nel dicembre del 2009, nella mia veste di Presidente dell'Ingv, firmai una convenzione triennale con la Scuola Normale Superiore di Pisa. Lo scopo era quello di collaborare alla formazione di giovani ricercatori nei campi della modellistica fisico-matematica dei grandi processi geofisici.

Dalla fisica che sottintende alla cosiddetta Tettonica a Placche a quella che ci porterà un giorno a capire la dinamica interna del nostro Pianeta e l'origine del campo magnetico terrestre.

Un progetto estremamente ambizioso ma, a mio avviso, assolutamente necessario, almeno da tentare, se si vuol far sì che la Geofisica entri di diritto nel novero di quelle che vengono definite "Big Sciences" e che un ambiente scientifico come quello dell'Ingv non si fossilizzi su temi superati.

Pisa era il posto ideale per un'iniziativa di questo tipo, perché vi era già presente un gruppo di ricercatori coeso e molto attivo nel campo della vulcanologia fisica.

Alcuni di essi sono ex-Normalisti. Sono considerati i migliori al mondo in questo settore della ricerca, che richiede impegno e doti notevoli in geologia, in fisica e in matematica.

Il rapporto con la Normale era strategico per l'elevatissimo livello delle sue tradizioni e delle sue competenze in tanti campi della fisica e della matematica moderne.

Ovviamente, il prestigio di cui la Normale gode fa sì che è tutt'altro che scontato che accetti collaborazioni di cui chiaramente può fare a meno.

Per questo ci dedicammo con energia e determinazione per raggiungere l'obiettivo. Ma fu grazie alla lungimiranza e all'apertura mentale di un grande uomo, Salvatore Settis, che riuscimmo nel nostro intento.

Settis era allora il Direttore della Scuola Normale. Chi conosce i suoi libri, chi ha avuto occasione di leggere i suoi articoli sui principali quotidiani o chi ha potuto seguire le sue rare ma importanti apparizioni televisive capirà benissimo come potesse dedicare attenzione, addirittura in maniera entusiastica, ai grandi temi ambientali.

Se qualcuno fosse interessato ad approfondire potrebbe leggere, per esempio, "Paesaggio Costituzione Cemento. La battaglia per l'ambiente contro il degrado civile", pubblicato da Einaudi.

Il giorno della firma della convenzione trascorsi alcune ore molto stimolanti con Settis e alcuni suoi colleghi. Mi fu mostrata anche la stanza dove Enrico Fermi trascorse i suoi quattro anni da normalista. Poco più di una cella monastica, non a caso conservata gelosamente, quasi religiosamente.

La sezione di Pisa dell’Ingv aveva anche bisogno di una sede adeguata.

Era stata fondata sulle spalle di alcuni volenterosi entusiasti, provenienti dal Gruppo Nazionale Vulcanologia, che lavoravano in un edificio in affitto lasciato libero dal Cnr.

Una situazione che era e, per quel che ne so, è tutt'ora estremamente disagevole e disagiata. A mio avviso la sede di lavoro deve essere, nei limiti del possibile, gradevole. Deve essere un piacere passarci molte ore, possibilmente senza darsi fastidio gli uni con gli altri. È la prima cosa che imparai nella mia prima visita all'Hoffman Laboratory di Harvard tanti, troppi anni fa.

Fu anche la prima considerazione, di segno opposto, che feci arrivando a Via Ruggero Bonghi, la sede storica dell'Ing, dove sembrava umanamente impossibile lavorare.

Fu anche la prima grande difficoltà che affrontai insieme ai giovani ricercatori dell'epoca, a Tullio Pepe e all'indimenticabile Cesidio Lippa. Fu una lunghissima traversata del deserto ma alla fine approdammo a Via di Vigna Murata.

L'edificio è stato definito, da persona decisamente esperta, uno dei più belli costruiti a Roma negli ultimi decenni. Da ricordare che il terreno era stato donato dalla Provincia di Roma al compianto professor Enrico Medi.

Da ricordare anche una cosa che mi colpì moltissimo quando traslocammo da Via di Villa Ricotti a Vigna Murata. Il grande Quintilio Taccetti con i suoi tecnici riuscì ad effettuare il trasloco senza interrompere neanche per un secondo il servizio di sorveglianza 24 ore su 24. Quando mi spiegò il piano, mi sembrò di assistere a un generale che spiegava la strategia della battaglia che avrebbe combattuto il giorno dopo. Bei tempi! Adesso sembra tutto molto facile, ma quando le cose si fanno per la prima volta al mondo, come una rete sismica centralizzata lunga più di duemila km, ci si può anche emozionare.

Mi si perdoni la divagazione.

Quello delle sedi delle varie sezioni era uno dei miei principali impegni quotidiani e il ricorrente argomento di conversazione con Lippa.

Per Pisa pensai di affrontare il problema rivolgendomi al Sindaco. Ebbi così occasione di conoscere Marco Filippeschi, un uomo con un curriculum politico di tutto prestigio, molto appassionato alla sua città. Si impegnò ad aiutarci anche perché trovava importante che Pisa si sviluppasse il più possibile in tutte discipline scientifiche, per mantenere e sviluppare la sua straordinaria tradizione.

Cominciai a interagire con Filippeschi nel 2007. Trovammo una soluzione decisamente degna dell'Ingv e, dopo incontri lettere e telefonate in gran numero, arrivammo a firmare il contratto il 14 maggio del 2009, con grande soddisfazione reciproca.

Facemmo poi anche una conferenza stampa dove non solo il Sindaco ma buona parte della Giunta presente si impegnarono a contribuire a far sì che l'iniziativa Ingv avesse successo e un grande sviluppo. Trovai la cosa molto incoraggiante e gratificante.

Adesso mi si dice che con il Comune di Pisa si è aperta una diatriba finita in tribunale e che la convenzione con la Normale non è stata rinnovata.

A Bologna, dopo che l'Ingv ha declinato ogni impegno, i fisici, gente molto sveglia, si stanno "appropriando" della Geofisica, che cominciavano a vedere come un possibile competitore.

Quindi, oltre alla cancellazione della convenzione con la Normale, presto non esisterà più un Dottorato in Geofisica in Italia. Questo mi addolora particolarmente, non per spirito campanilistico ma perché un mio carissimo collega, Renato Funiciello, si impegnò moltissimo per la sua riuscita. Renato, un fratello con cui spesso litigavo, era capace di fare miracoli a Roma per risolvere problemi impossibili, come far fare carriera a qualcuno che non ha mai vinto un concorso, malgrado ami atteggiarsi a grande capo!

Il mancato rinnovo della convenzione con la Normale, la ritirata dal Dottorato in Geofisica di Bologna, addirittura il litigio con il Comune di Pisa, tralasciando tante altre cose, danno, mutuando il titolo di un romanzo di successo, "Il senso di una fine".

*Geofisico

 

 

 


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