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Lunedì, 02 Mar 2026

terremoto centroitaliaA poche ore dal tragico terremoto che ha colpito alcuni centri di Lazio, Marche e Umbria, Enzo Boschi, sismologo e geofisico, uno dei massimi esperti europei di terremoti ed ex presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), è stato intervistato dell’agenzia Adnkronos.

“Bisogna fare grande attenzione nelle prossime ore e giorni perché in queste zone - ha dichiarato Boschi - spesso avvengono forti 'scosse a coppie', cioè si ripete una seconda scossa forte nella stessa zona e uguale alla prima".

"A fronte di questo alto rischio - ha avvertito l’ex presidente dell’Ingv - non bisogna entrare negli edifici che sono rimasti in piedi oggi prima di un attento controllo di tecnici e esperti della Protezione Civile". "Nel terremoto dell'Emilia Romagna - ha aggiunto - si registrò, a distanza di pochi giorni, una forte scossa uguale alla prima e le maggiori vittime si ebbero proprio a causa della seconda perché molte persone entrarono negli edifici ancora in piedi, senza preventivi controlli sulle strutture".

Il sismologo Boschi ha anche spiegato che il terremoto che ha colpito l’Italia centrale “ricade in una zona già inserita nella Mappa sismica italiana", in quanto "classificata ad alta pericolosità sismica". Boschi, inoltre, ha sottolineato che "la Mappa sismica italiana risale al 2003 e fu voluta subito dopo il terribile terremoto di San Giuliano di Puglia del 31 ottobre 2002 che uccise 27 bambini e un'insegnante" nel crollo della scuola Francesco Jovine.

La Mappa, ricorda Boschi, "fu fortemente voluta dall'allora Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta che, all'indomani del terribile terremoto di San Giuliano di Puglia, ci chiamò e ci chiese di pubblicare tutti i dati sul rischio sismico in Italia". La mappa, continua il geofisico, "fu pubblicata a inizio 2003 in Gazzetta Ufficiale con decreto del Presidente del Consiglio e, nel 2009, divenne legge. Sulla base di questa mappa della sismicità in Italia, cioè, bisognava realizzare interventi di prevenzione antisismica sugli edifici".

Sul fronte dei terremoti “siamo ancora indietro sulla prevenzione”, dice Boschi. La controprova è Norcia: lì “dopo il terremoto del 1979, si è proceduto con interventi antisismici sugli edifici” e così “i danni provocati dal sisma di questa notte sono quasi irrilevanti”. “Purtroppo in Italia si costruisce bene, con criteri antisismici, solo dopo un terremoto grave” ha aggiunto il sismologo. “Eppure – spiega lo scienziato – l’area colpita oggi dal grave sisma è una zona in cui la Terra si sta come ‘lacerando’, un’area che è nota per essere ad alto rischio sismico”. “Quando nel 2003 è stata pubblicata la Mappa del rischio sismico in Italia, bisognava intervenire con lavori di prevenzione sugli edifici nelle zone più vulnerabili, ma non in tutte le zone è stato fatto. Invece le maggiori vittime il terremoto le provoca proprio con i crolli di case ed edifici“.

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