29. 04. 2017 Ultimo Aggiornamento 21. 04. 2017

"Fate presto"

Categoria: L'angolo di Boschi

È ragionevole ritenere che abbiamo una conoscenza affidabile di quanti terremoti hanno colpito il nostro Paese a partire dal 1600. Almeno di quelli più forti.

Possiamo quindi dire che dal 1600 ad oggi in Italia si sono verificati 201 terremoti di magnitudo pari o superiore a 5.5.

In media, uno ogni due anni.

La magnitudo 5.5 non è scelta a caso: è quella a cui si cominciano ad avere danni anche importanti e vittime.

Di questi 201 terremoti, 69 sono di magnitudo pari o superiore a 6.0, quindi una scossa 6.0 mediamente ogni sei anni. 30 hanno magnitudo 6.5 o superiore: si verificano ogni 14 anni. Dal 1600 ad oggi, ogni 50 anni circa, abbiamo avuto 8 terremoti con magnitudo 7.0 e oltre.

Possiamo considerare rappresentativo l'intervallo di tempo considerato e quindi dire che sarà sempre così, nei secoli e nei millenni a venire.

Anche se è ben noto, ricordo che i terremoti non avvengono con frequenza costante, anzi tendono a raggrupparsi nello spazio e nel tempo.

I terremoti più forti che abbiamo avuto finora in Italia sono stati di magnitudo non superiore a 7.3 circa. Questa affermazione, puramente empirica, è basata sui dati storici che riguardano gli ultimi 2000 anni.

L'ultima scossa con magnitudo di 7.2 si ebbe più di un secolo fa in Abruzzo, nota come il terremoto di Avezzano del 1915.

Una scossa più recente, forte ma inferiore a quella di Avezzano, fu quella del 1980, detta dell'Irpinia ma che sconvolse anche parte della Basilicata. Ebbe una magnitudo 6.8.

Insomma, per il nostro Paese i terremoti sono sempre stati una costante e continueranno ad esserlo.

Hanno costituito un costo molto importante per la collettività: una percentuale non indifferente del nostro enorme debito pubblico.

Dopo ogni scossa devastante, si è rimediato all'emergenza in modo sempre improvvisato, sempre diverso e sempre estremamente costoso.

La difesa dai terremoti, in un Paese come il nostro, dovrebbe costituire una priorità assoluta per il potere esecutivo. Ci si aspetterebbe anche una strategia di intervento consolidata, visti i tanti terremoti che abbiamo avuto e che continueremo ad avere.

Pochi giorni dopo la scossa di Amatrice del 24 agosto, il Presidente del Consiglio lanciò l'idea di un grande progetto a lunga scadenza per la messa in sicurezza di tutto il territorio nazionale.

Lo chiamò "Casa Italia" e ne affidò la guida al professore Giovanni Azzone e all'archistar Renzo Piano, due personaggi che tutto il mondo ci invidia.

Era il 2 settembre quando Renzi chiese la disponibilità del professore che da quel momento si è dato una tabella di marcia, da completare in un anno, o al massimo in un anno e mezzo.

Nella fase uno: la mappatura, la creazione di un database che permetterà di "capire quanto sono vulnerabili le nostre città e rendere accessibili a ogni cittadino le informazioni sulla pericolosità dei luoghi nei quali viviamo".

Secondo i piani, dovrebbe essere stata già completata il 31 gennaio scorso.

Lo scopo di “Casa Italia” sarebbe passare da politiche e informazioni settoriali "per cui ci si occupa di sisma fino a due mesi dopo il terremoto, ad avere una visione a tutto tondo". Qualunque cosa significhi.

Si vorrebbe calcolare "quante abitazioni in stato di pessima conservazione esistono quante hanno più di 100 anni, quante sono in mattoni o in cemento. Censire e mettere insieme le informazioni sui luoghi e valutare l'esposizione al rischio degli edifici e delle persone".

La seconda fase consisterà, poi, nello scegliere 10 progetti-tipo di intervento da replicare su scala più larga: dieci edifici che saranno oggetto di sperimentazione, con l'apertura dei rispettivi cantieri.

In pratica, afferma Azzone, "ci sarà un intervento fisico su un edificio per mostrare come sia possibile rendere più sicuro un palazzo senza obbligarci a cambiare il nostro modo di vivere. Questo step, prevede la definizione delle tipologie e la scelta dei luoghi, e poi dei tempi normali per le procedure dei lavori pubblici".

Studiando dieci edifici, se ne renderanno finalmente sicuri una decina di milioni! Forse più!

L'ultima fase riguarderà la formazione. "Crediamo che ci debba essere una cultura della fragilità del paese e dell'inevitabilità della prevenzione che nasca dalle scuole elementari e venga approfondita nelle medie. Vorremmo sviluppare un piano formativo integrato e organico …".

Queste lodevoli intenzioni furono manifestate nel novembre scorso ma al momento non ci è dato sapere quale è il livello di implementazione.

Sappiamo solo che Azzone ha costituito un gruppo di 17 "supertecnici", pagati 60.000 euro, finché il Governo resta in carica.

Non ci risulta che fra questi "supertecnici" siano presenti sismologi ma speriamo di sbagliarci. È auspicabile che vi sia, comunque, qualche ingegnere sismico dotato di notevole esperienza sul campo.

Il 23 marzo scorso, con un emendamento al Decreto Legge "Terremoto", “Casa Italia” è diventata un Dipartimento di Palazzo Chigi. "Per garantire l'immediata operatività il dipartimento avrà una dotazione dirigenziale di tre posizioni di livello generale e di quattro posizioni di livello non generale. Inoltre potrà procedere, in aggiunta a quanto già autorizzato, al reclutamento di 20 unità di personale non dirigenziale e di 4 unità di personale dirigenziale di livello non generale, tramite apposito concorso".

Conterà su 1,3 milioni di euro per l'anno 2017 e di 2,5 milioni per il 2018.

Un altro Dipartimento che si aggiungerà ad altri Dipartimenti e ad altre istituzioni di varia natura che già hanno fra i loro compiti la sicurezza nazionale per le catastrofi cosiddette naturali.

Gli enti già esistenti verranno destinati ad altri scopi o si passerà molto tempo a dirimere conflitti di competenze, lo sport nazionale su cui non abbiamo rivali al mondo?

Mi permetto di osservare che tutte le intenzioni, elegantemente espresse in totale buona fede da Azzone, saranno del tutto inutili per affrontare il terremoto prossimo venturo i cui effetti potrebbero assumere dimensioni inimmaginabili. Dopo di che, altre iniziative forse da un altro Governo verranno intraprese, come è sempre stato dal 1980 a oggi per ogni sisma.

Non farò proposte alternative, prima di tutto perché non ne ho titolo e, poi, perché sono stanco di sentirmi definire "gufo, rosicone, invidioso ...", termini usati esclusivamente per mancanza di argomenti seri contro le mie critiche sulla fallimentare gestione tecnico-scientifica delle luttuose crisi sismiche recenti.

Voglio qui ricordare, a titolo esemplificativo, il terremoto di San Giuliano di Puglia.

Molti ricorderanno che quindici anni fa, il 31 ottobre del 2002, crollò la scuola elementare "Francesco Jovine". Con la loro maestra, morirono 27 bambini. Avevano appena 6 anni, oggi sarebbero ragazzi di 21 anni.

Mai più una tragedia come questa, si disse.

Infatti, il Presidente del Consiglio dei Ministri emanò un'ordinanza (n. 3274/2003), che, tra l'altro, introduceva l'obbligo di procedere alle verifiche di vulnerabilità sismica per tutte le scuole entro il 2008 poi estesa al 2013.

Nessuno sa dire o, almeno io non son riuscito a sapere, per quanti edifici scolastici sono state effettuate le verifiche previste da quell'ordinanza. Temo per pochissime e non posso non citare il crollo, per fortuna avvenuto durante le vacanze, della scuola di Amatrice della quale era stato finanziato ed eseguito il "miglioramento antisismico", qualunque cosa questo "miglioramento" significhi.

Una cosa è certa: nel nuovo decreto "Terremoto" è stata stabilita un'ulteriore scadenza per la messa in sicurezza: il 30 agosto 2018.

La possibilità che una scuola crolli è talmente avvilente che non mi permetto di fare polemiche troppo facili. Nel dubbio sulla sua stabilità, sarebbe doveroso far ricorso alla demolizione e non a "miglioramenti sismici" evidentemente di dubbia efficacia.

Dopo l'emozione che provocò nel mondo il terremoto di San Giuliano, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il dottor Gianni Letta, mi cercò, nella mia veste allora di Presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), per definire la pericolosità sismica dell'intero territorio nazionale.

Rapidamente fu creato un gruppo di lavoro, costituto anche dai migliori esperti, che produsse la Mappa di Pericolosità Sismica che, nel 2004, venne pubblicata nella Gazzetta Ufficiale e che ha adesso dignità di legge dello Stato.

È il più importante risultato della Sismologia italiana: la sola e unica attività compiuta per la messa in sicurezza del nostro patrimonio edilizio.

Lo si deve sopratutto al Dirigente di Ricerca INGV Massimiliano Stucchi, uno dei migliori sismologi europei di sempre, e al suo gruppo, all'epoca attivissimo.

Dopo i terremoti, tutti i mezzi di informazione mostrano la Mappa di Pericolosità Sismica, spesso dandole significati che non ha: essa, infatti, fornisce in modo univoco i dati necessari all'ingegnere per costruire o ristrutturare in maniera adeguata.

Dispiace scoprire che anche personaggi che ricoprono posizioni di responsabilità per la nostra sicurezza non ne abbiano ancora compreso l'importanza.

Tutto ciò premesso, si può dire al potere esecutivo e ai suoi consulenti: "Fate Presto!". Tentate anche un approccio magari più rozzo ma destinato ad avere risultati nel brevissimo periodo.

È ormai passato molto tempo dall'ultimo fortissimo terremoto ...

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