16. 09. 2019 Ultimo Aggiornamento 10. 09. 2019

Abili, abilitati e altro

di Enzo Boschi*

Si chiama Dario Alfe. È professore ordinario all'University College di Londra. Che nel ranking internazionale delle Università viene prima di tutte quelle italiane.

Non l'ho mai incontrato. L'ho "conosciuto" solo attraverso i suoi lavori pubblicati nelle migliori riviste scientifiche internazionali: Nature, Science, Physical Review ... Lavori in cui, tra gli altri, affronta uno dei problemi geofisici più importanti e affascinanti: la determinazione delle caratteristiche fisiche e chimiche del Nucleo Terrestre e la sua dinamica.

La Terra, come è ben noto, si divide in due parti principali: la parte esterna, fino a una profondità di 2900 km detta Mantello, fatta per lo più di silicati e la parte interna, detta Nucleo, fatta quasi interamente di ferro. Il Nucleo, a sua volta, si divide in Nucleo Esterno, fino a una profondità di 5100 km, e Nucleo Interno. Il Nucleo Esterno è allo stato liquido, molto liquido: ferro fuso inviscido quasi come l'acqua a temperatura ambiente. Ma a temperature elevatissime e talmente liquido da farvisi verificare moti convettivi capaci di generare il Campo Magnetico Terrestre. Campo Magnetico che ha una particolarità: può invertire periodicamente le polarità. Il Nucleo Interno inoltre si sta solidificando liberando energia...

È evidente, anche da questi pochissimi cenni, come sia indispensabile capire la Fisica del Nucleo per capire i meccanismi che regolano la vita stessa del nostro Pianeta. A mio avviso costituisce il problema geofisico più importante per la comprensione globale dell'ambiente in cui viviamo in più di sette miliardi di individui.

Come, sempre a mio avviso, le geoscienze sono le discipline fondamentali in questo momento come sanno le istituzioni scientifiche straniere, che lentamente stanno saccheggiando l'Ingv dei suoi ricercatori migliori e, quindi, precari.

Pertanto, guardo ad Alfe con ammirazione, come si guarda a un grande Scienziato.

Ma perché ne parlo? Perché, casualmente, ho scoperto che è stato bocciato dalla commissione 04/A4 (Geofisica), nel concorso per l'abilitazione a professore universitario ordinario.

Non so se ha vinto in altri concorsi: i titoli che ha gli possono consentire di vincere in molti raggruppamenti diversi.

Rimane sconcertante il fatto che non abbia conseguito l'abilitazione alla cattedra nel raggruppamento di Geofisica. Quello che fa è decisamente da ricerca universitaria, se è vero che deve essere innovativa.

Quello che è interessante è il confronto dei risultati scientifici di Alfe con i risultati di coloro che sono stati dichiarati idonei e con i risultati degli stessi commissari che lo hanno bocciato. Confronto devastante per la geofisica universitaria presente e futura.

Alfe è stato definito non ancora maturo per ricoprire una cattedra universitaria: deve ancora maturare!

Dal suo CV ho visto che è già sei o sette anni più vecchio di Matteo Renzi, a cui è stato appena affidato l'incarico di formare il Governo della sesta o settima potenza economica del mondo.
Non credo che Alfe maturerà più di così, anche se ovviamente ci auguriamo che continui a produrre risultati importanti come ha fatto finora.

Penso addirittura che avrebbe dovuto essere in un'Università italiana già da una decina d'anni, al massimo livello, a formare nuove generazioni di ricercatori.

Immagino che la commissione si sia messa nelle condizioni di giustificare le sue assurde decisioni con scuse formali e burocratiche. Scuse utili sopratutto a giustificare l'idoneità di personaggi sostanzialmente inesistenti sul piano scientifico. È quindi inutile, e sarebbe degradante per chi lo facesse, cercare le ragioni di prossimità e di interessi di varia natura che hanno determinato scelte altrimenti incomprensibili. Ragioni peraltro evidentissime!

Quello che appare grottesco è l'utilizzo dei cosiddetti parametri bibliometrici. I parametri bibliometrici si calcolano contando le pubblicazioni, quante volte sono stare citate in altre pubblicazioni da altri ricercatori, in quanti tempo ... Ebbene: sembrerebbe che chi ha dei buoni esiti sia stato punito per eccesso di risultato, come nel caso di Alfe che ha valori straordinari, mentre chi ha esiti modesti se non modestissimi risulta premiato, forse sulla fiducia o per altri meriti.

È vero che uno può avere dati bibliometrici brillanti e non essere un granché come scienziato ma non è mai vero l'inverso: se uno è abbastanza bravo da essere giudicato meritevole di una cattedra universitaria non può avere dati bibliometrici trascurabili.

Qualcuno con buoni risultati è stato bocciato in quanto troppo "settoriale".

Anche Einstein, Fermi, Dirac ... sono estremamente "settoriali". Sempre fissati più o meno con le stesse cose, ricercatori chiaramente settoriali e magari immaturi ...
Per fortuna che nella loro vita non sono incappati in una commissione come quella 04/A4, altrimenti ...
Comunque, il messaggio complessivo che ne emerge è chiaro: "Giovani, se volete far ricerca ad alto livello andatevene! Sappiate però che sarà sostanzialmente impossibile tornare. In ogni caso non tornerete sulla base del merito".

Non dimentichiamo però che anche in Italia esistono ambienti ove fortunatamente il merito ancora conta. Ma non è certo il caso che stiamo considerando.

E ricordarsi che queste erano solo abilitazioni: qui si è fatto in modo che nei prossimi anni non arrivi sicuramente nessuno che possa "oscurare" o addirittura rottamare dei poveri vecchi con un misero "avvenire dietro le spalle".

Carissimi Precari, carissimi amici dell'Ingv, che siete stati ignominiosamente bocciati, potrei e vorrei analizzare i vostri casi uno per uno e dimostrare, facilmente, che siete indubbiamente migliori sul piano scientifico della maggioranza dei commissari (due non li conosco) che vi hanno giudicato: non servirebbe a niente se la forma delle cose è stata salvata anche dimenticando i contenuti. Consolatevi pensando che avete contribuito in maniera sostanziale a creare dal niente il miglior Istituto di Ricerca in Italia e uno dei migliori al mondo in Geofisica.

Chi vi ha giudicato ha soltanto percorso cammini già esistenti e si è contentato di briciole lanciate loro da altri.

Nasce comunque un problema serio: come potranno tante Università, a tante diverse latitudini del Paese, chiedervi, come hanno fatto per tanti anni nel passato, di tenere corsi se per quei corsi non siete abilitati?

Attenzione: non avendo il titolo ufficiale, se insegnaste, sareste passibili di un reato di cui non so il nome ma comunque analogo a quello che commettono, per esempio, coloro che fanno i medici senza essere abilitati alla professione.

Evidentemente solo per intendersi!

*Geofisico

Post scriptum

Da quando scrivo sul Foglietto, sono drasticamente aumentate le lettere anonime indirizzatemi.
Tanti anni fa qualcuno informava sistematicamente mia moglie della mia intensissima, purtroppo solo presunta, attività amatoria.

Poi mi si cominciò ad accusare di non aver previsto se non, addirittura, di aver provocato terremoti avvenuti quando ancora facevo il Liceo. Evoluzione penso dovuta al fatto che, purtroppo, non si possono più ritenere realistiche mie eccessive performance erotiche, malgrado i progressi della medicina specializzata.

Più recentemente mi si attribuiscono le "peggio cose" e si affonda il coltello negli avvenimenti della mia vita dando credito a quanto di più vergognoso si può reperire sul web.

Addirittura nell'ultima lettera che ho ricevuto si infierisce sul mio handicap e sostanzialmente mi si incita a suicidarmi. Per chi non lo sapesse o non se ne fosse accorto ho il braccio destro paralizzato in seguito ad un incidente stradale. Una cosa che non mi crea complessi e di cui non mi vergogno: infierire su questo lascia in me il tempo che trova.

Se ne avessi la possibilità vorrei rispondere a coloro che anonimamente mi dedicano tanta attenzione, invitandoli di rivolgersi a "uno bravo".

Lo dico senza animosità: deve essere terribile dedicarsi a un'attività così vile e così umanamente degradante. Attività che non può che discendere da un'esistenza estremamente squallida, deprivata di ogni possibile emozione positiva, di ogni soddisfazione, di ogni umana compassione.Un'esistenza trascorsa invidiando gli altri e mai da protagonisti.

Il tutto probabilmente dovuto a terribili storie di sopraffazioni e umiliazioni subite.

E io, ricordando lo splendido I Fratelli Karamazov, mi inginocchio di fronte a tanta miseria!

 

La replica della commissione

In riferimento all’articolo di E. Boschi apparso sul Foglietto del 18 Febbraio, la Commissione per le Abilitazioni Scientifiche Nazionali del Settore 04/A4 (Geofisica), rinviando alle sedi competenti la tutela del proprio lavoro e della propria immagine, fa presente quanto segue.

Lo scritto di Boschi rivela innanzitutto una evidente incomprensione delle normative di legge che regolamentano la materia delle abilitazioni.

In merito alla candidatura per l'abilitazione a professore ordinario del Prof. Alfe (attualmente professore ordinario di Fisica presso l’University College di Londra), i componenti della Commissione 04/A4 - Geofisica hanno espresso un giudizio eccellente sul curriculum del candidato, rilevandone tuttavia la limitata pertinenza con il settore concorsuale stesso. Non a caso, il Prof. Alfe è stato abilitato a professore ordinario in un settore concorsuale differente, e cioè quello di Fisica Teorica della Materia (02/B2).

Altre osservazioni inconsistenti giungono riguardo all’utilizzo (definito “grottesco”) dei parametri bibliometrici. Diciamo brevemente che i parametri bibliometrici, opportunamente introdotti dalla normativa, forniscono elementi oggettivi utili alla valutazione di un ricercatore. Tuttavia, come espressamente indicato dalla normativa e come stabilito in sede di definizione dei criteri di valutazione da parte della Commissione stessa, i predetti parametri devono essere utilizzati tenendo conto delle molteplici e importanti limitazioni che li affliggono, limitazioni largamente note sia alla Comunità scientifica più qualificata che al Legislatore.

Per come sono definiti, i parametri bibliometrici:

a) non tengono conto del numero di coautori, non considerano cioè se i lavori del candidato sono "ad autore singolo" oppure "a dieci autori" oppure ancora “a venti autori”;

b) non tengono conto in alcun modo del contributo del candidato nei lavori "a più autori";

c) non tengono conto del valore delle riviste sulle quali sono pubblicati i lavori del candidato, al di là del fatto che vengono considerati solo lavori pubblicati su riviste indicizzate (ma l'indicizzazione vale come soglia minima di qualità, dal momento che risultano indicizzate anche riviste molto poco quotate con Fattori di Impatto prossimi a zero);

d) non tengono conto dell'effettivo livello di originalità dei lavori;

e) non tengono conto del grado di pertinenza dei lavori con il settore concorsuale, come peraltro evidenziato nel caso prima discusso.

Lo stesso “numero delle citazioni ricevute” dai lavori del candidato è potenzialmente soggetto a limiti di obiettività rappresentati dal fatto che tale parametro, come usato nel caso ASN, comprende al suo interno anche le “autocitazioni”. Infine, l’H-index costituisce una sorta di sintesi del numero delle pubblicazioni e del numero di citazioni.  Peraltro, le specifiche modalità di calcolo adottate per gli stessi parametri bibliometrici (con le loro normalizzazioni) sono al momento oggetto di critiche da più parti.

Boschi sottovaluta - o peggio ancora ignora - i rischi lampanti di un improvvido utilizzo aritmetico dei parametri bibliometrici, suscettibile di penalizzare candidati validi e di promuovere candidati meno validi o poco pertinenti al settore concorsuale.

Anche per cautela contro tali rischi il legislatore richiede alle Commissioni un’ampia ed articolata gamma di valutazioni sul curriculum dei candidati, prevedendo chiaramente l'integrazione dei valori numerici dei parametri bibliometrici con i giudizi.

I membri della Commissione rinviano a sedi più opportune ulteriori considerazioni sull’articolo in argomento, osservando che i tratti demagogici dell’articolo di Boschi ed il suo peculiare status rispetto ai lavori della Commissione che ha valutato, fra gli altri, un suo stretto congiunto si commentano da soli.

La Commissione per le Abilitazioni Scientifiche Nazionali del Settore 04/A4

 

La controreplica di Boschi*

Rispondo volentieri alla lettera stizzita, incongrua e minacciosa dei Commissari del concorso 04/A4.

Mi ha sorpreso il riferimento a mio figlio Lapo, che ha partecipato al concorso come è suo pieno e insopprimibile diritto. I miei parenti, vicini e lontani, potevano partecipare senza incorrere in conflitti di alcun genere: non faccio parte della Commissione e non ho influito nella sua composizione. Esprimo sul suo operato i giudizi che ritengo di dover manifestare, con o senza congiunti fra i concorrenti.

Non rinuncio all'occasione che mi si offre per dare sfogo al mio orgoglio paterno: Lapo Boschi, PhD presso l'Harvard University, è di ruolo alla Pierre et Marie Curie Université a Parigi. Ed è risultato idoneo all'unanimità in questo concorso.

Sono i membri della Commissione che non devono avere legami di parentela con i candidati. E, sopratutto, non devono coltivare o aver coltivato con loro alcun rapporto di affari, o di qualunque attività che determini lucro. I rapporti di natura commerciale, in questo contesto, sarebbero infatti altamente disonorevoli per il buon nome dell'Università come istituzione e tali da inficiare qualunque giudizio, sul piano etico e non solo.

 

Ho citato la  bocciatura di Dario Alfe perché è il caso più rappresentativo del metodo con cui sono stati formulati i giudizi sui candidati. Direi "emblematico", se l'aggettivo non fosse ormai abusato. Anche "eclatante", benché desueto, sarebbe adatto. Caso di cui peraltro si è occupato nei giorni scorsi Il Corriere della Sera e oggi Il Fatto Quotidiano.

Non ho mai avuto alcun tipo si rapporto con Alfe. Le mie valutazioni riguardano esclusivamente la ricerca geofisica e i suoi possibili sviluppi.

I commissari giustificano la bocciatura di Alfe dicendo che ha ottenuto l'idoneità in altro raggruppamento disciplinare. Potevano però essere conseguite più idoneità. Alfe avrebbe così avuto più possibilità di scelta e senza togliere alcunché a nessuno.

Trovo errato che i suoi risultati non siano stati consideranti rilevanti per la Geofisica.

Se è successo sulla base dei criteri prestabiliti dalla Commissione, ne consegue che tali criteri sono inadeguati: mostrano una visione tendenzialmente naturalistico-descrittiva, che  rinuncia ai recenti sviluppi della conoscenza della materia alle alte pressioni e alte temperature, tipiche dell'interno della Terra.

 

Patetica, poi, la lezioncina sull'indice H di cui sottovaluterei, anzi ignorerei, i "rischi lampanti di un uso improvvido".

Nel sito del Miur, dove sono apparsi i risultati dei lavori della Commissione, i parametri bibliometrici sono in bella mostra: numero delle pubblicazioni, numero delle citazioni, H-index.

Dopo aver fatto accurati conteggi si è provveduto a normalizzarli: un lavoro da certosino, che certamente qualcuno ha dovuto svolgere con grande attenzione. Un lavoro che si è poi rivelato una perdita di tempo, visto che addirittura si arriva a definire i risultati potenzialmente fuorvianti. Fuorvianti perché in contraddizione con risultati determinati da altre considerazioni?

 

Si può tentare di rigirare la frittata come meglio si crede: resta il fatto indiscutibile e indiscusso che ricercatori di altissimo livello e sempre richiesti da molte Università per tenere corsi di Geofisica sono stati ingiustamente umiliati.

Ricercatori che hanno contribuito a creare e sviluppare il miglior ente di ricerca italiano e fra i due o tre migliori istituti al mondo che si occupano di Geofisica secondo agenzie di rating specializzate, nazionali e internazionali.

Questo è il motivo per cui ho scritto l'articolo del 18 febbraio e del quale certamente non mi pento.

Mi domando: è sensato che un numero non indifferente di Università abbia affidato corsi di insegnamento a persone che poi esponenti di altre Università, anche se estratti a sorte, definiscono non idonee a tenere gli stessi corsi?

La mia è una questione sensata o sono "demagogico", come gli ineffabili Commissari mi definiscono?

Non ho, infine, alcuna remora ad affermare che a molti dei bocciati sono estremamente affezionato, proprio come si può essere affezionati a dei figli.

Anche questo mi verrà rinfacciato?

*Geofisico

Tra passato e presente: il ruolo dell’Ingv nella gestione dei fondi della Protezione Civile

di Enzo Boschi*

I quotidiani Il Sole24Ore e Libero, a distanza di qualche giorno da un articolo del Foglietto, hanno raccontato che il Prefetto Franco Gabrielli ha bloccato i finanziamenti che la Protezione Civile (PC) ogni anno destina a studi di particolare interesse della PC stessa.

La gestione di questi finanziamenti è affidata all'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv).

Non so bene che cosa sia successo. Il Sole24Ore ha parlato di "opacità", Libero è stato più pesante. Ma quello che colpisce è il fatto che Gabrielli, uomo tutt'altro che incline a colpi di testa, ha bloccato tutto. E' lecito quindi pensare che quanto scritto sui giornali corrisponda in qualche modo a verità.

Tutto questo non mi riguarda e non gli darei importanza. Sennonché qualche bello spirito che lavora (si fa per dire) all'Ingv ha ritenuto di affermare che durante la passata gestione le cose andavano peggio di così. Continuando la tecnica, un po' vigliacca, di scaricare tutto sulla "gestione precedente" o sempre e comunque su qualcun altro.

Quando venne costituito l'Ingv, il Gruppo Nazionale Difesa dai Terremoti (Gndt) e il Gruppo Nazionale Vulcanologia (Gnv) passarono dal Cnr sotto l'egida dell'Ingv stesso. Gndt e Gnv, a loro volta, erano figli del Progetto Finalizzato Geodinamica (Pfg), sempre del Cnr. Il Pfg era il braccio italiano dell'International Geodynamics Project (Ipg), organizzato a livello mondiale sull'onda del successo della Teoria della Tettonica a Placche, che negli anni '60 e '70 ebbe il suo momento di massimo sviluppo.
Il nostro Pfg ebbe grande importanza per contribuire a creare una comunità di Scienze della Terra in Italia e per affrontare problemi fondamentali e interdisciplinari, come ad esempio la creazione del Catalogo dei Terremoti, da cui discenderà la Mappa di Pericolosità Sismica.

Adesso sembra tutto semplice ma, partendo praticamente da zero, sembrò allora che straordinari progressi, poi conseguiti, fossero impossibili.

Gndt e Gnv erano, comunque, strutture provvisorie e, quando furono assemblati tutti gli Istituti che si occupavano di questioni geofisiche nell'Ingv, ci si pose il problema se dovessero sopravvivere o meno.

Per capire meglio il problema, si tenga presente che all'atto di formazione dell'Ingv si "scontrarono" due modi molto diversi di vedere le cose. Uno, che piaceva particolarmente a me, consisteva nel creare un Ingv con la stessa identica fisionomia dell'Infn-Istituto nazionale di fisica nucleare (dove, per inciso, ero stato due anni, facendo la tesi in Fisica): struttura di ricerca e allo stesso tempo agenzia attraverso la quale lo Stato avrebbe finanziato la ricerca di Scienze della Terra. L'altro modo, invece, suggeriva la creazione di un singolo Istituto, che si occupasse di tutta una serie di problemi considerati "complicati" ma di "scarso" interesse scientifico, come la creazione e la gestione di sistemi di monitoraggio, e che lasciasse lo "sviluppo della conoscenza" ai numerosi e insigni geoluminari, che a mio avviso, invece, benché inconsapevolmente, si agitavano alla ricerca di un'identità.

E' in queste circostanze che uno di essi mi spiegò che è del tutto secondario, quasi inutile, studiare la meccanica della sorgente sismica, che si attiva al massimo per poche decine di secondi mentre i grandi processi geodinamici durano milioni di anni.

Una delle poche volte che sono rimasto senza parole in vita mia!

Sia chiaro che costui occupa posizioni di tutto prestigio e si può tuttora verificare che le sue opinioni, scritte anche in un suo testo, erano e sono condivise da molti suoi colleghi.

In un simile contesto culturale l'Ingv stile Infn non poteva passare e non passò.

La cosa in un certo senso divertente è che negli anni successivi gli stessi che avevano affossato la mia idea pretendevano che l'Ingv li finanziasse e non riuscivano a capire che sarebbe stata da parte mia una violazione da Corte dei conti: credo si chiami finanza derivata o qualcosa del genere.
Il capitolo di spesa da cui l'Ingv ottiene i finanziamenti è diverso da quello da cui li ottengono le Università: l'Infn è stato concepito in maniera geniale appunto perché supera questo limite. E' uno dei principali motivi che hanno fatto dell'Infn una potenza, non solo scientifica, mentre le Scienze della Terra italiane, malgrado i tanti corsi di laurea, i tanti professori, i tanti terremoti e i tanti vulcani, ancora brancolano.

La cosa grottesca è che si cominciò ad accusare l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, e sopratutto me, di portar via i finanziamenti alla ricerca geologica: l'Ingv, dunque, "affamava" la Geologia e, cosa poco divertente, sentivo svilupparsi odio autentico nei miei confronti.

Tutto questo per spiegare che la possibilità di avere dei soldi da distribuire a gruppi universitari, senza incappare nella severità della Corte dei conti, era benvenuta.

Quindi cospicui finanziamenti provenienti dalla Protezione Civile, per studiare questioni di suo particolare interesse, erano apprezzatissimi, proprio perché non incappavamo nella finanza derivata.
Ovviamente si trattava poi di gestirli in maniera adeguata.

Bisognava scegliere argomenti che fossero realmente interessanti per la PC e che avessero una dignità scientifica. Ci furono lunghe discussioni in seno al Collegio d'Istituto, che mi dicono ora non esistere più, e poi contatti approfonditi con brillanti e ben preparati funzionari della PC.
Questo consentì la stesura dei testi dei bandi, che poi vennero gestiti, in maniera adeguata, dagli stessi personaggi che li avevano elaborati. Non ricordo più i dettagli successivi, perché affidai tutto a ricercatori di mia assoluta fiducia: Paolo Papale per la Vulcanologia, Massimiliano Stucchi per la Sismologia.

Creammo anche due Commissioni Internazionali, con il compito di verificare l'andamento scientifico e amministrativo dell'operazione. Stucchi e Papale potrebbero spiegare tutto questo molto meglio di me, insieme a Tullio Pepe, che mi garantiva sempre la correttezza amministrativa, anche nella materia, per me misteriosa, della finanza derivata.

Ma c'è di più: nella Commissione Internazionale c'era anche Domenico Giardini (che dicevano avesse passaporto svizzero), che potrà informare sull'andamento dei lavori. Anche se mi sembra di ricordare che egli rimase nella Commissione solo nel primo segmento della sua esistenza.

Il metodo seguito da Papale e Stucchi per l'assegnazione dei fondi non piacque a "prestigiosi" luminari, che si videro scavalcati da trentenni, magari Precari.

Papale fu particolarmente “violento” in questa operazione: un vero rottamatore ante-litteram di baroni universitari, i quali, usi a ricever fondi a prescindere e a priori, credettero di farmela pagare scrivendo un'accorata lettera a EOS, Transactions of the American Geophysical Union (Agu), la rivista della più importante organizzazione geofisica mondiale, lamentando che un losco figuro (io) in pratica impediva lo sviluppo della ricerca geologica italiana e chiedendo addirittura supporto umano e culturale.
L'allora Presidente dell'Agu, dopo aver accettato giustamente di pubblicare la lettera che mi accusava, mi invitò in stile tipicamente Usa a scrivere un "replay". Cosa che feci con grande divertimento e un po' di cattiveria.

La mia risposta mi fece avere molti complimenti ma non fece certo crescere la simpatia nei miei confronti da parte dei miei "accusatori".

Se qualcuno fosse interessato, la mia lettera dal titolo "Italy's investment in research" è a pagina 386 del volume 87 del 2006 di EOS.

Se si vogliono conoscere i nomi dei membri delle due Commissioni basta rivolgersi a Tullio Pepe.
Ho voluto raccontare, forse con un eccesso di dettagli, tutto questo non solo per difendermi da accuse ridicole ma anche per ricordare l'importanza del Collegio d'Istituto, dove tutto veniva riportato, criticato, sezionato, spesso in maniera sgradevole, ma alla fine si impedivano errori pacchiani, anche se fatti in buona fede.

Il Collegio di Istituto, da me fortemente voluto, nella stesura del regolamento venne mutuato dall'Infn.

Coloro che invocano la passata gestione come discarica di incongruenze attuali ricordino che di quella passata gestione hanno fatto parte, ricavandone benefici personali e senza rimostranze di sorta ... anzi!

Dalla lettura dei giornali, che hanno parlato di questa vicenda, mi sembra di aver capito che anche gli argomenti scelti sembravano veramente interessanti più per coloro che li proponevano che non per la Protezione Civile.

Ma forse è un'impressione sbagliata mia e di chi ha scritto gli articoli.

*Geofisico

Tra incompetenza e vanità, avanza inarrestabile il disastro ambientale

di Enzo Boschi*

Vengono fatte continuamente previsioni di terremoti. Son sempre più o meno le stesse persone a farle. Son sempre gli stessi mezzi di informazione, minori, che ne parlano. 

Dopo la previsione c'è sempre la smentita: i "previsori" non sono stati capiti. Affermano con sussiego che non si trattava di previsione deterministica bensì statistica.

Non voglio qui abbandonarmi a elucubrazioni epistemologiche ma penso che qualunque previsione in qualunque settore è e sarà sempre statistica.

Chi non ci crede potrebbe leggersi un buon testo di Meccanica Statistica, disciplina affascinante che una volta si studiava al terzo anno di Fisica.

La smentita, quindi,  appare ridicola se non patetica: la colpa sarebbe paradossalmente di chi prende sul serio i "previsori". Addirittura vergognosa e indice di grandissima ignoranza.

Proviamo a metterci nella mente di questi "previsori".

Nessuno chiede loro di far previsioni, eppure sentono inarrestabile e insopprimibile il desiderio di prevedere. E' più forte di loro. E allora quasi sempre dicono che un forte terremoto sta per colpire il Sud d'Italia. Non viene espresso in maniera esplicita ma si lascia anche intendere che potrebbe avvenire nel giro di breve tempo. Sperano, forse con tutto il cuore, che il forte terremoto si verifichi con molte vittime, per poter affermare che l'avevano detto e così assurgere finalmente a grandi scienziati e, in prospettiva, a benefattori dell'Umanità.

Se poi, come fortunatamente è accaduto finora, non succede niente, possono sempre assumere l'atteggiamento offeso degli esperti incompresi: era del tutto evidente, solo a loro in realtà,  che si trattava di una previsione statistica!

Come se le previsioni statistiche fossero un'altra cosa  o sciocchezze a priori .

In realtà fanno affermazioni qualitative prive di una qualunque base scientifica. Il che porta a chiedersi perché le fanno, anche da un punto di vista psichico.

Non è specificata la zona che verrà colpita, anzi la previsione viene fatta  in maniera tanto vaga che, se venisse presa sul serio, bisognerebbe spostare una decina di milioni di persone, o forse più, per un intervallo di tempo sempre indeterminato.

Sopratutto non è mai indicato il livello di confidenza con cui la previsione va considerata, il che fa capire che non si tratta di un'affermazione scientifica.

Coloro che ci somministrano queste previsioni sono formalmente (solo formalmente, sia chiaro) competenti, nel senso che ricoprono posizioni di tutto prestigio in seno a Università o a Enti di Ricerca.

Le loro manie previsionistiche sono stimolate da due fattori : uno, che riguarda tutto il "gruppo", è il desiderio di apparire e di sentirsi importanti; l'altro, che riguarda una minoranza di questi individui, nasce dalla brama di vendere consulenze e strumenti di basso livello tecnologico ma abbastanza costosi da portare ad arricchimenti personali.

Insomma, ti faccio paura, povero cittadino ignorante, ma ti do la possibilità di salvarti se acquisterai lo strumento "giusto". L' antichissima tecnica degli imbonitori che, purtroppo,  sempre trova "vittime", come succede per il gioco delle "tre carte".

Oppure un'aurea regola del mercato: prima creare il bisogno e poi soddisfarlo.

Adesso proviamo a metterci dalla parte dei cittadini che vivono nella zona indicata da questi "previsori" come sede del cataclisma prossimo e venturo. Per la precisione autoindicata, se così si può dire, perché il "previsore" non è mai, volutamente, preciso. Ma se io vivo in prossimità dello Stretto di Messina, tanto per fare l'esempio di un siciliano che mi ha contattato, e sento parlare di un terremoto possibile a breve nel Sud d'Italia, ho tutto il diritto di  preoccuparmi perché del terribile terremoto del 1908 ho sentito parlare.

Per me, cittadino inerme di fronte a tanta scienza, una previsione è una previsione e il termine "determinismo" in fondo non ha un significato molto preciso. Non mi fornisce un'informazione utile per prendere una decisione saggia per me e per la mia famiglia.

In questo contesto, è da ricordare la  reazione molto colorita di un Sindaco della Bassa Emiliana quando il 5 giugno del 2012 Mario Monti, allora Presidente del Consiglio, previde un terremoto distruttivo a Ferrara, cioè in quella zona che passerà alla Storia come il "terzo segmento". Fu quella una previsione  statistica o deterministica? In altre parole, se il vertice del potere esecutivo di uno dei Paesi  più sviluppati dice ai cittadini digiuni di cose sismologiche che sta per arrivare un terremoto, è del tutto indifferente se è statistico o deterministico. Si vorrebbe solo sapere che cosa si deve fare.

Forse la soluzione è proprio l'affermazione, anzi l'invito forte e chiaro proferito dal Sindaco citato poco fa. Invito che non si può  qui riportare:  Il Foglietto aborrisce la volgarità benché ami lo scontro, anche durissimo, delle idee. Tuttavia, talvolta la volgarità può assurgere a chiarezza abbagliante!

Ancora non è dato sapere come Monti si decise a prevedere terremoti: fece tutto da solo, magari con speciali e sofisticati algoritmi della Bocconi usati per prevedere disastri economici, o fu in qualche modo reso edotto da "esperti sismologi" di sua fiducia? Lo sapremo un giorno?

Ma torniamo alle previsioni dei nostri eroi.

Le loro affermazioni si diffondono in maniera virale, attraverso i cosiddetti "social network". Cittadini, Sindaci e addirittura Prefetti poi mi chiedono un'opinione. Io, da privato cittadino, rispondo con "pillole di saggezza", che però non possono soddisfare chi vive, magari con due figli piccoli e due genitori anziani, in una casa di cui non si conosce la capacità di resistenza ad un'eventuale sollecitazione sismica.

Li invito, per prima cosa a rivolgersi al Sindaco. E' successo però che poi lo stesso Sindaco mi cerca per avere qualche consiglio. Ovviamente tiro subito in ballo la Mappa di Pericolosità Sismica, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

Il Sindaco mi fa presente che apprezza molto la Mappa, ma che nell'immediato non sa che farsene. Il suo Comune è sede di una lunga sequenza sismica da mesi. E' consapevole del fatto che certi suoi edifici pubblici potrebbero non resistere ad una scossa un po' più forte ma non ha i fondi necessari per metterli in sicurezza. Il ragionamento del Sindaco è semplice e condivisibile.

Mettiamoci nei panni del Sindaco: se esiste una Mappa che, all'interno di una legge, dice che il suo Comune è ad alta pericolosità e che, per la qualità degli edifici, i suoi  amministrati corrono rischi notevoli, deve essere messo in grado di porre questi edifici in sicurezza, al più presto possibile. Addirittura esistono articoli della nostra bella Costituzione che danno ragione a questo ragionamento.

Il tutto viene aggravato da persone formalmente qualificate dipendenti dallo Stato, che fanno previsioni disastrose, un giorno sì e l’altro pure. In qualche modo qualcuno dovrà indicare come uscire da questa situazione che, con poca fantasia, può essere definita kafkiana.

Il Comune non dispone dei fondi necessari per la prevenzione: se lo Stato centrale informa il Sindaco del rischio che corrono i suoi concittadini, deve anche metterlo in grado di mitigare drasticamente questo rischio. Delle disquisizioni metodologiche sulla statistica e sul determinismo il Sindaco non sa che farsene. Effettivamente Monti annunciò un terremoto nel Ferrarese ma poi non fece niente: non evacuò ospedali, non chiuse scuole, non invitò la gente ad andarsene ... Forse neanche lui sapeva bene che cosa significa prevedere un terremoto oppure non credeva neanche lui alle sue previsioni.

In fondo, gli anni recenti hanno dimostrato che gli economisti non sono in grado di prevedere le catastrofi che loro stessi in ultima analisi provocano; figurarsi se prevedono un terremoto la cui sorgente è all'interno della Terra, inaccessibile all'osservazione diretta.

Insomma, la Mappa si sta rivelando un'arma a doppio taglio: i Sindaci devono tener conto del rischio del loro territorio, ma per tenerne conto non hanno i soldi. Inoltre, anche gli edifici peggiori pubblici o privati sono stati autorizzati, collaudati, verificati da funzionari del Comune. Tasse e condoni sono stati pagati negli anni ... Ne consegue che è lo Stato a dover risolvere il problema. Ma neanche lo Stato ha i soldi necessari. E allora?

Quando l'Italia è entrata in Europa, l'Europa è diventata sismica e quindi deve accettare l'idea che una parte considerevole del suo territorio e quindi di europei (60 milioni di italiani più 15 milioni di greci ) vogliono vivere in sicurezza. Pertanto, Italia e Grecia devono essere autorizzate a utilizzare ogni mezzo finanziario per mettersi in sicurezza.

Un diffuso rilancio dell'edilizia, è bene ricordarlo, attraverso tante piccole opere, porterà una decisa ripresa dell'economia e una riduzione della disoccupazione.

Sarebbe bene, quindi, che persone responsabili si occupassero di questo invece di cercare, anche a età molto avanzate, di far vedere che sono i più bravi della classe. Se non ci sono riusciti nel pieno delle loro "capacità giovanili", figurarsi se ci riescono adesso.

Più o meno queste stesse persone hanno cercato di dimostrare che la Mappa di Pericolosità Sismica, che "prevede" tutti i possibili terremoti futuri, è da rivedere. Addirittura hanno affermato che i terremoti emiliani del 2012 dimostrano che la Mappa sottovaluta la pericolosità.

Non è  assolutamente vero, come abbiamo dimostrato su basi rigorose e pubblicato su una rivista scientifica molto prestigiosa.

Simili affermazioni dimostrano che gente ufficialmente competente non ha assolutamente capito il significato e lo scopo della Mappa. Analisi attente dimostrano che la stessa Mappa in realtà sopravvaluta la pericolosità emiliana!

In questi giorni si assiste, da Belluno a Siracusa passando per Roma e Volterra, al crollo ambientale del nostro Paese.

Ormai parlare di prevenzione appare puramente retorico.

*Geofisico

Nutrie, tassi e volpi … senza argini

di Enzo Boschi*

Alcune sere fa, Enrico Mentana durante il suo TGLa7 ha fatto notare che i grandi mezzi di informazione hanno praticamente ignorato la grave alluvione che ha colpito la "Bassa" Emiliana, il Modenese in particolare. E dire che le immagini sono impressionanti. Forse perché non c'è stato un congruo numero di vittime benché tutt'ora si lamenti un disperso. Oppure perché di alluvioni in Italia ne abbiamo avute talmente tante negli ultimi anni che non fanno più notizia.

Pochi giorni prima, però, molta attenzione era stata dedicata alla frana in Liguria: quella che aveva fatto deragliare un treno e che solo per un pelo non lo aveva fatto precipitare in mare. Ancora: alcune settimane prima che si verificasse quella ligure, molta cura era stata data dai media all'alluvione in Sardegna.

Anche se non si può dimostrare, probabilmente si è preferito ignorare la catastrofe emiliana per esorcizzare un senso di delusione profonda.

Per molto tempo l'Emilia è stata additata in tanti giornali come straordinario modello di eccellente amministrazione pubblica, che poteva competere con i Paesi europei più civili e, magari, apparire all'avanguardia.

Particolare enfasi veniva data da tutti alla efficiente macchina di Protezione Civile Regionale e ai numerosi organi e consulenti, addirittura anche organizzati in una Commissione Grandi Rischi regionale, da cui la medesima efficiente macchina riceve le conoscenze necessarie per le sue attività. Attività che, fino al 2012, si erano però sempre svolte  in altre regioni e riguardavano soltanto la fase successiva all'evento: creazioni di tendopoli, cucine da campo di alto livello ...

Tutti davano per scontato che le attività di prevenzione fossero altrettanto eccellenti. Purtroppo le due scosse sismiche del 2012, non particolarmente violente, e l'alluvione di questi giorni hanno mostrato senz'ombra di dubbio che l'Emilia Romagna si trova, dal punto di vista della sicurezza, allo stesso livello della maggior parte delle altre Regioni italiane: un livello infimo e vergognoso per un Paese sviluppato.

Ciò che contraddistingue l'Emilia Romagna nelle situazioni di seria emergenza rispetto alle altre Regioni è la costante ricerca di responsabilità fantasiose.

L'alluvione di questi giorni è stata causata dal crollo di un segmento di un centinaio di metri di un argine del fiume Secchia. E' noto a tutti che il controllo sistematico degli argini è stato abbandonato per risparmiare.

E' stato abbandonato e affidato non si sa bene a chi e con quali procedure: comunque, a qualcuno che pochi mesi fa aveva garantito sulla  perfetta tenuta degli argini.

Per sviare l'attenzione dalle responsabilità degli addetti alla sicurezza si è fatta circolare la voce che le tane scavate da nutrie, tassi e volpi avevano fatto crollare tutto d'un colpo un segmento di argine lungo quanto un campo di calcio!

Non sto qui a raccontare le divertenti storielle che sono nate partendo da queste affermazione ridicola. E non giocherò sul ritorno del "segmento", di montiana memoria, che sembra una maledizione costante per l'innocente e laboriosa Emilia.

Non lo faccio, per rispetto delle attività brutalmente colpite di circa duemila imprese, che potrebbero determinare il rischio della perdita di migliaia di posti di lavoro. Non lo faccio, per rispetto verso le millecinquecento persone assistite dall'inizio dell'emergenza e per coloro che sono stati costretti a sfollare.

Seguendo la storia sul web, risultano molto chiare le colpe di questa ulteriore vergognosa  vicenda.

Si può  scoprire chi ha la responsabilità del controllo degli argini, quanto denaro viene investito in questa attività, quanti dirigenti "lavorano" nell'ente che ha appunto questo compito, quanto guadagnano ...

Il web è potentissimo ed è puramente illusorio 'scamparla", come sperano coloro che in Emilia dovrebbero occuparsi della sicurezza della Regione.

Mi aspetto anche di scoprire che qualcuno abbia già proposto strumenti e strumentini per monitorare gli argini e fare lauti guadagni. Gente che sistematicamente cerca di trasformare le questioni ambientali e le loro criticità in affari.

Quello che fa rabbia è che, annullando i controlli come venivano seriamente fatti nel passato, si è risparmiata una cifra modesta, poche decine migliaia di euro, mentre si sono così verificati danni per decine di milioni di euro. Milioni che, in un modo o nell'altro, verranno pagati dalla collettività.

E' evidente che non si possono impedire terremoti ed eruzioni vulcaniche mentre un'alluvione, come quella del Modenese, poteva essere evitata semplicemente con un po’ di manutenzione.

E' inutile ormai pensare a quante cose utili alla comunità potevano essere fatte con quei soldi. E non si può non ricordare, anche in questo contesto,  gli 1.8 milioni di euro che, secondo Il Resto del Carlino, sono stati devoluti alle cosiddette "spese pazze" dei consiglieri regionali.

Ma la cosa grottesca è che già si sente parlare, da parte del Presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani, di una Commissione, non è chiaro se internazionale, che dovrà stabilire gli effetti nefasti di nutrie, tassi e volpi sugli argini di un fiume, in una delle Regioni considerata all'avanguardia in molti settori.

Ma mi domando: avete mai visto una volpe o un tasso? E se volpi e tassi sono in grado di distruggere argini, si abbia il coraggio di dire con quali materiali e con quali tecniche sono stati costruiti!

Si abbia almeno il senso del ridicolo: se non si hanno le capacità tecniche per affrontare le difficoltà, si abbia il coraggio di ammettere i propri errori, e ci si faccia da parte.

La Commissione internazionale di 5 membri, di cui 3 italiani, costituita per stabilire se i terremoti di magnitudo 6 del 2012 erano stati generati da trivellazioni che fine ha fatto? Commissione che, a mio avviso, fu creata esclusivamente per distogliere l'attenzione dai veri responsabili del disastro cioè da coloro che consapevolmente  non recepirono le indicazioni della "Mappa di Pericolosità Sismica", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale nove anni prima del terremoto, ma già disponibile fin dal 1998!

Si potrà conoscere un giorno la relazione finale di questa Commissione, che senz'altro esisterà, visto che è costata 50.000 euro di denaro pubblico?

Mi piacerebbe fare un esame di Sismologia elementare a questi "luminari", per vedere fino a che punto sono in grado di  sopportare la vergogna: non posso credere che siano stati sufficienti 10.000 euro a testa per far loro dimenticare il banale buonsenso!

Si può capire la loro disponibilità solo se ammettono di non aver nessuna esperienza sismologica e di non conoscere il principio di conservazione dell'energia.

Riuscirà la Commissione nuova a distogliere l'attenzione da responsabilità tanto evidenti?

E infine, tornando a Mentana: perché i grandi mezzi di informazione non parlano di questi argomenti?

Perché  hanno ignorato tanti aspetti rimasti "misteriosi" delle due scosse del 2012?

Per altre Regioni si è arrivati anche a dettagli imbarazzanti ... Strano che in Emilia non succeda!

*Geofisico

Per molto tempo, mi sono coricato presto la sera

di Enzo Boschi*

Per molto tempo, mi sono coricato presto la sera. La sera ero sempre stanco perché durante il giorno ero impegnato a Bologna dove insegnavo o a Roma dove presiedevo l'Ingv. Dovevo anche visitare le sezioni dell'Istituto in varie città, da Milano a Palermo. Tutto molto bello ma molto stancante.
Adesso ho pochi impegni e quando è sera sono ancora pieno di energia.

Ho cominciato a viaggiare negli spazi virtuali del web. Sono diventato, "modestia a parte", un internauta!

Così ho imparato, visto e sentito cose di cui ignoravo l'esistenza. Ho scoperto anche molte cose su di me: non credevo di essere oggetto di tante discussioni e addirittura di numerosi pettegolezzi. Google ti dice anche quante volte sei citato: nel mio caso circa 63.000 volte! Decisamente più di personaggi molto più illustri! Non che io sia particolarmente orgoglioso di questa "popolarità".

Sul web ho scoperto, per fare un esempio, che sono ateo, anche se vado regolarmente a messa per compiacere il Vaticano.

La cosa divertente e anche stimolante è che conosco molte cose degli autori di queste amenità. Conosco molte cose talvolta anche delle loro mogli, fidanzate e parenti stretti. E questo non per miei morbosi interessi ma perché sono stato spesso reso edotto, anche in maniera molto dettagliata, delle miserie di coloro che richiedevano particolare attenzione ai loro problemi esistenziali, di carriera e di altro ancora. Non vorrei diventare meschino invecchiando, cosa tristissima, ma la tentazione di rispondere con fatti veri, accertabili e molto poco dignitosi a cattiverie del tutto inventate e gratuite è fortissima.

Voglio qui rispondere a una "accusa" che riguarda me ma che è anche di interesse generale, il che mi consente di contare sull'ospitalità del Foglietto.

In molti hanno scritto che nel 1985 avrei previsto un terremoto in Garfagnana, che poi non si verificò. Questo è venuto fuori in relazione al terremoto di L'Aquila, dove invece avrei rassicurato, affermando che non si sarebbe verificato alcun terremoto. Sono false entrambe le affermazioni.

Per quanto riguarda L'Aquila, è stato detto e scritto molto e non voglio tediare ulteriormente i lettori.

Sulla "previsione" in Garfagnana, invece, si sa pochissimo, anche perché in quei giorni ci fu un importante sciopero dei giornalisti della carta stampata.

Voglio qui raccontare la vicenda, almeno per come l'ho vissuta io. Mi sembra anche che attori e testimoni del fatto abbiano dimenticato o rimosso. Ormai sono passati quasi trent'anni ed è normale che i contorni sbiadiscano ma, a mio avviso, l'episodio è tutt'ora degno di interesse.

Nel gennaio del 1985, in Garfagnana ci fu un terremoto non particolarmente violento ma che la gente avvertì molto bene. Nel 1930, se non vado errato, proprio in Garfagnana c'era stato un terremoto di magnitudo notevole (6.5), che aveva provocato vittime e danni considerevoli. Quel sisma era stato preceduto da una scossa più modesta. Si sparse la voce che si stava riproponendo la stessa situazione e che nel giro di pochi giorni si sarebbe verificata una scossa violentissima.

Fui chiamato da Zamberletti, all'epoca Ministro della Protezione Civile, il quale mi chiese se potevo escludere una scossa più forte nel futuro immediato. Non esclusi proprio niente, come e' ovvio: si tenga presente che nel 1985 avevamo una rete sismica costituita da una quarantina di sensori, che registravano, quando funzionavano, solo la componente verticale dello spostamento e che non esisteva un catalogo completo dei terremoti italiani.

Zamberletti mi convocò alla Camera dei Deputati - dove era in votazione la fiducia al Governo, per cui non poteva muoversi - per prendere delle decisioni importanti, mi disse.

Portai con me Calvino Gasparini, ad ogni buon conto. Con un po' di documentazione, andammo a piedi da Via Ruggero Bonghi (una trasversale di Via Merulana) a Montecitorio, perché la Renault 4, la sola automobile di cui disponeva l'Istituto, era rotta e non riuscimmo a trovare un taxi.

Zamberletti, nella sala dei Ministri di Montecitorio, mi chiese di fare l'elenco dei Comuni colpiti dal sisma del 1930, cosa che fece Calvino, con il famoso libro del Baratta, che elenca i terremoti italiani.

Zamberletti ci informò che era sua intenzione dare un allarme, usando la televisione, sulla base del potere di accesso, che consiste nell’autorità del Presidente del Consiglio di informare i cittadini di cose particolarmente gravi. Infatti, vidi arrivare Giuliano Amato, allora Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che parlottò un po' con Zamberletti, che poi ci disse che il Presidente Craxi era d'accordo.

Precedentemente, lo stesso Zamberletti aveva messo in moto l'esercito, che era andato a montare tende e a preparare la gestione dell'emergenza.

L'allarme fu dato da un “arrabbiatissimo” Mario Pastore del TG2.

La durata dell'allarme era prevista in 48 ore, il che dovrebbe far capire a tutti che non si trattava di una previsione ma di una esercitazione, benché di alto livello. I Sindaci dei Comuni allertati, informati anche per altra via, si comportarono benissimo e non ci fu neanche un ferito fra le decine di migliaia di persone che passarono la notte fuori di casa.

Due Sindaci di altrettanti Comuni, che non erano stati messi nell'elenco, protestarono con Zamberletti che, allargando le braccia, disse, indicandomi, che si era fidato della Comunità Scientifica. Questo successe in Garfagnana, dove eravamo andati dopo che erano trascorse le 48 ore dall'allarme.

Durante questo tempo, io fui mandato in televisione a spiegare in tutti i telegiornali cosa stavamo facendo, per me non fu facile perché non lo sapevo con precisione neanche io. Comunque, questo fece sì che venissi identificato come l'autore della previsione! Assurdo, perché all'epoca facevamo fatica a registrarli i terremoti, figurarsi a prevederli!

Comunque, quando andammo in Garfagnana, la gente fu molto gentile. I Sindaci cominciarono un'importante opera di prevenzione, perché tutti erano sensibilizzati; prima, molti non sapevano neanche di vivere in una zona sismica.

Per me ci fu una conclusione triste. A un certo punto la carovana di macchine della Protezione Civile partì e io fui dimenticato in Garfagnana, cosa che mi mortificò moltissimo! Fui raccolto, quasi in preda alla disperazione, da un gruppo di funzionari del Servizio Sismico dell'Emilia Romagna, che mi accompagnarono fino a Bologna.

Ebbene, su Wikipedia c'è scritta una storia tutta diversa su questo e su tanto altro che mi riguarda e che non corrisponde al vero.

Se vogliono scrivere la mia biografia, cosa di cui onestamente non vedo la necessità, perché non chiedono informazioni anche a me?

Comunque, continuo a viaggiare su internet e vado a letto molto tardi.

Sono particolarmente contento di aver scritto qualcosa con l'incipit della Recherche! Per me, il più bell'incipit della letteratura, dopo quello di Moby Dick.

Purtroppo, non troverò mai qualcosa da scrivere cominciando con lo stupendo incipit di Herman Melville.

Posso solo usarlo come finale: "Chiamatemi Ismaele."

*Geofisico

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