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Martedì, 07 Apr 2026

di Rocco Tritto

E' da un mese che l’Istat è senza presidente. Da quando Enrico Giovannini, a sorpresa, è stato chiamato al dicastero del Welfare, per succedere alla Fornero.

Sono sempre più numerosi quanti manifestano la loro incredulità per il comportamento di Letta il giovane, che fino a oggi non è stato in grado non solo di indicare il nuovo presidente dell’ente statistico, ma neppure di nominare un commissario, che ne assumesse nell’immediato la rappresentanza legale.

Dopo l’inopinato debutto del consigliere senior, nella persona di Luigi Paganetto che – senza alcun supporto giuridico – aveva presieduto il cda dell’Istat lo scorso 30 aprile, tutti sembrano essersi dimenticati dell’istituto di via Balbo, che continua imperterrito a sfornare statistiche e che, lo scorso 22 maggio, ha addirittura presentato in Parlamento il Rapporto annuale 2013, affidando il compito – da sempre spettante al presidente – di illustrarne il contenuto al direttore generale, che con le statistiche – leggi e regolamenti alla mano - c’entra poco o nulla.

Ma perché Letta il giovane continua ufficialmente a tenere vuota la poltrona più ambita di via Balbo?

Le ipotesi che si fanno sono due. La prima, quella più accreditata, è che i pacificati Pd e Pdl non riescono a raggiungere l’accordo su un nome bipartisan. L’ipotesi Paganetto, data quasi per certa subito dopo l’abbandono di Giovannini, ha perso quota giorno dopo giorno.

Il Pdl rivendica con forza la poltrona e sarebbe d’accordo sul nome dell’ex preside della facoltà di Economia di Tor Vergata, dove – per inciso – hanno cattedra sia Giovannini che Brunetta - ma il Pd vorrebbe un uomo di area, anche perché il direttore generale in carica in via Balbo, Maria Carone, è molto vicina al Popolo della Libertà.

Candidato ideale per il Pd, molto apprezzato anche da Letta il giovane, sarebbe Marzio Barbagli, 74 anni, sociologo, professore emerito all’Università di Bologna, già componente del cda dell’Istat, fondatore con Arturo Parisi e Gianfranco Pasquino della rivista “Polis” dell’Istituto Cattaneo, che ha diretto fino al 2003.

Ma vi è un’altra ipotesi, pur se minoritaria e, forse, addirittura surreale, a tenere banco. L’inerzia di Letta il giovane sarebbe finalizzata a un ritorno di Giovannini alla guida dell’Istat, qualora il governo non riuscisse a decollare e fosse costretto, nel breve termine, a rassegnare le dimissioni.

Questo potrebbe accadere nel giro di poche settimane, allorquando, apportato qualche ritocchino al Porcellum, gli italiani sarebbero richiamati alle urne.

La legge sulle incompatibilità (n. 215/2004), pur stabilendo che per dodici mesi gli ex membri di governo non possano ricoprire cariche o uffici pubblici, non prevede alcuna sanzione in caso di violazione, tant’è che in passato è stata ripetutamente disapplicata.

Per i corridoi di via Balbo, però, c’è chi propone provocatoriamente di abolire la carica di presidente, visto che l’Istat sembra non sentirne affatto la mancanza.

L’ipotesi appare tutt’altro che peregrina. A trarre un sospiro di sollievo sarebbero soprattutto le casse dello Stato, che non dovrebbero più sborsare 300mila euro l’anno, a titolo di maxi indennità per il numero uno di via Balbo.

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