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Martedì, 17 Feb 2026

di Alex Malaspina

E’ un quadro tutt’altro che rassicurante quello che la Corte dei conti ha dipinto nella sua ultima relazione relativa al controllo eseguito sulla gestione finanziaria del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (Cra).

Il documento dei magistrati contabili, che riguarda la gestione 2011, è stato pubblicato lo scorso 4 dicembre, dopo qualche settimana dalla presentazione da parte del sen. Roberto Ruta (Pd), di un disegno di legge per il riordino di tutti gli enti vigilati dal ministro della Politiche agricole, alimentari e forestali, che verrebbero soppressi per dare origine all’Agenzia “Verdissima”.

Oltre al Cra, interessati all’operazione sarebbero anche Inea, Ismea, Agea, Isa, Sgfa srl, Isi srl, Sin e Agecontrol.

Ma torniamo ai dati che emergono dalla Relazione sull’ente che la Corte dei conti ha trasmesso al Parlamento.

L’esercizio 2011 – scrive la Corte - si è chiuso con un disavanzo finanziario di competenza di € 1.746.432, a fronte di un avanzo di € 9.541.962 dell’anno precedente.

Il totale delle entrate accertate nel 2011 pari ad € 134.088.123, al netto delle partite di giro, ha fatto registrare un decremento del 16,3% rispetto al 2010.

Le entrate correnti – proseguono i giudici - si sono mantenute pressoché stabili facendo registrare una lieve flessione dello 0,37% rispetto al 2010, mentre quelle in conto capitale sono diminuite dell’83,97% rispetto alle stesse entrate accertate nel 2010 essendosi concluso con l’anno 2010 il trasferimento annuale da parte dell’Inpdap di 25 milioni di euro per tre anni relativo all’indennità di buonuscita e al Tfr maturato dal personale degli Istituti di ricerca transitato, a partire dal 1° ottobre 2004, nei ruoli organici del Cra.

Sul totale delle entrate – si legge nella Relazione - il 74,3% è costituito dai trasferimenti da parte del Mipaaf per le spese di funzionamento, cui vanno aggiunti i trasferimenti per progetti finalizzati (9,8%) nonché quelli classificati come “altri trasferimenti da parte dello Stato” che rappresentano lo 0,69% delle entrate.

I trasferimenti da Regioni, Province e Comuni, incidono sul complesso delle entrate solo per il 2,03%, quelli da enti del settore pubblico e privato per il 3,7%. La voce “altre entrate” per € 7.718.544, prevalentemente costituita da entrate derivanti dalla vendita di beni e prestazione di servizi, incide sul totale delle entrate per il 5,7%.

Le uscite correnti, pari ad € 119.503.644, sono diminuite rispetto al 2010 (€ 128.336.097) del 6,9% così come le uscite in conto capitale che si riducono del 26,5%.

Particolare attenzione è stata riservata dalla Corte dei conti ai consistenti “residui” attivi e passivi dell’ente di via Nazionale.

La gestione dei residui – leggesi sempre nella Relazione - chiude con un saldo positivo di euro 94.180.735; al 31/12/2011, i residui attivi ammontano a complessivi 167.764.198 euro (- 6,58% rispetto al precedente esercizio), mentre i residui passivi a complessivi 73.583.464  euro, facendo registrare un incremento del 18,47% rispetto al 2010 (€ 62.112.383).

In particolare, i residui attivi provenienti da esercizi precedenti rimasti da riscuotere al 31/12/2011 sono pari ad € 142.738.964 (+14,29%); i residui passivi derivanti dai precedenti esercizi e ancora da riscuotere a fine anno, registrano una modesta flessione (-0,35%), quelli scaturiti dall’esercizio 2011 aumentano del 31,5% rispetto agli stessi del 2010.

Nonostante la rilevante mole di residui attivi sia riferibile a finanziamenti pluriennali per progetti finalizzati, i giudici contabili rinnovano la raccomandazione, già espressa all’ente con il precedente referto contabile, di verificare, dopo un’attenta ricognizione, l’esistenza di presupposti validi a giustificare la permanenza in bilancio dei citati residui.

Quanto al conto economico, nell’esercizio 2011, si registra un decremento dell’avanzo economico del 69,30% rispetto al precedente esercizio che passa dai 5.547.316 euro del 2010 a 1.703.021 euro del 2011. Il reddito operativo passa dai 9.453.751 euro del 2010 ai 6.926.527 del 2011.

Un piccolo segno positivo (+1,1%), invece, per il patrimonio netto, che passa da 156.414.281 euro del 2010 a 158.117.303 del 2011.

Da ultimo, la Corte evidenzia che il Cra ha riferito di aver fatto ricorso nel 2011 a 539 unità di personale precario, di cui 221 unità riferite ad incarichi professionali e collaborazioni di lavoro autonomo, per l’espletamento dell’attività istituzionale di ricerca, con una spesa pari ad € 3.084.828,64 (+17,5% rispetto al 2010).

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