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Martedì, 25 Ago 2026

di Flavia Scotti

Il 2 aprile il presidente del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (Cra), Giuseppe Alonzo, ha convocato, con procedura d’urgenza, le organizzazioni sindacali per comunicare che il ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, intende effettuare una ristrutturazione dell'ente.

Non è una novità che nelle intenzioni del governo (e non solo di quello attuale) vi fosse tale obiettivo.

Già nella legge finanziaria si parlava di possibile accorpamento con l'Inea e il senatore Roberto Ruta (Pd), componente della Commissione agricoltura e produzione agroalimentare, il 17 ottobre 2013 aveva depositato un disegno di legge finalizzato al riordino degli enti vigilati dal Ministero delle politiche agricole e alla istituzione dell'Agenzia nazionale di ricerca in agricoltura e per lo sviluppo agroalimentare e forestale denominata "Verdissima", che avrebbe dovuto valorizzare e promuovere i prodotti agricoli, ittici, alimentari italiani con le relative filiere, la ricerca e la sperimentazione per l'agricoltura e per la sicurezza alimentare, oltre a riorganizzare l'intero comparto.

Nell’Agenzia, come riferito dall’articolo del Foglietto del 3 dicembre scorso, dovrebbero confluire, previa soppressione, oltre al Cra e all’Inea, tutti gli altri enti vigilati dal Mipaaf, vale a dire Ismea, Agea, Isa, Sgfa srl, Isi srl, Sin e Agecontrol.

L’Agenzia sarebbe un ente di ricerca di diritto pubblico, sottoposto a vigilanza da parte del Mipaaf, con sedi territoriali in ciascun capoluogo di regione e articolato, anche nelle sedi regionali, in quattro dipartimenti corrispondenti ad autonome aree funzionali.

Il personale degli enti soppressi manterrebbe il trattamento giuridico, economico e previdenziale già in essere ma dalla cancellazione di questa molteplicità di soggetti, ad avviso dei proponenti, deriverebbero sia una riduzione dei costi, grazie alla eliminazione di ben otto strutture di vertice, che una maggiore incisività delle politiche agricole.

Entrambe le ipotesi danno «una sensazione di scollamento», ha detto preoccupato il presidente Alonzo, aggiungendo che «sarebbe bello se il Cra sapesse cosa vuole l'Italia».

Sarà per questo che ha immediatamente convocato per sabato 5 aprile una riunione del cda e ha incaricato il direttore generale facente funzioni di elaborare una proposta di delibera da sottoporre all'organo di vertice per tramutarla successivamente in proposta da sottoporre al ministro.

Non sappiamo quanto il titolare del Mipaaf vorrà tenere conto della proposta del Cra, ma è certo che ha le idee chiare se ha chiesto all'ente di censire i terreni di proprietà, attualmente non coltivati, per metterli successivamente a disposizione di giovani agricoltori.

L'idea sembra ottima, purché si seguano procedure di evidenza pubblica per gli affidamenti.

Quanto al paventato accorpamento Cra-Inea o alla creazione dell’Agenzia, l’auspicio è quello che dalla riorganizzazione o dalla fusione emerga quella che dovrebbe essere la mission dell’ente di via Nazionale, ossia lo sviluppo della ricerca in campo agricolo, con un adeguato e trasparente investimento nelle risorse umane. A partire dall'uscita dal precariato.

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