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Mercoledì, 10 Giu 2026

Nel nostro ordinamento, l’amministrazione per enti conosce la sua età dell’oro nel periodo tra le due guerre. Il modello dell’ente pubblico sarà ancora utilizzato, ma con sempre minore frequenza, fino agli anni settanta ed entrerà definitivamente in crisi nell’ultimo decennio del secolo scorso, allorché molti enti, soprattutto quelli operanti nel settore dell’attività economica, saranno trasformati in società per azioni.

Da allora sino a oggi, l’eclisse del modello ha inevitabilmente comportato che di nuovi enti ne siano stati istituiti davvero pochi, per lo più a seguito di soppressioni, incorporazioni o fusioni  di enti preesistenti.

Come abbiamo già avuto occasione di ricordare, l’ultima legge di stabilità ha decretato l’istituzione del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, ente di nuovo conio risultante dalla fusione del Cra con l’Inea, il primo di relativamente recente creazione (dlgs. 454/1999) e l’altro che, in quanto risalente appunto all’età dell’oro dell’entificazione (1928), ha accompagnato tutte le trasformazioni della nostra agricoltura.

Due enti diversi, accomunati solo dallo stesso vigilante, il Mipaaf, e dall’ampia autonomia ad essi riconosciuta: scientifica, statutaria, organizzativa, amministrativa e finanziaria. E infatti, ciascuno è stato portatore di una specifica missione, peraltro variamente interpretata nel tempo, decisamente più lunga per l’Inea.

Per quel che se ne sa, il Cra ha sempre avuto le spese fisse coperte e, di regola, non ha operato per progetti per potersi mantenere; l’Inea, viceversa, pur non vivendo di stenti, non ha mai avuto i mezzi per coprire le spese ma ha ben gestito i suoi progetti, nella cornice europea oltre che nazionale.

Ora, stando ai boatos che accompagnano la transizione verso la nascita del nuovo ente, al “tavolo della fusione” pare che l’Inea, se proprio non siede sul banco degli imputati, stia comunque interpretando la parte del parente povero, chiamato (ci si passi il bisticcio) a render conto dei propri conti.

Una situazione curiosa, che confidiamo possa finire al più presto, con la formazione del nuovo statuto e la predisposizione del piano triennale di rilancio, i due momenti essenziali per la partenza del nuovo ente.

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