Giornale on-line fondato nel 2004

Giovedì, 05 Mar 2026

Ci sono voluti 11 anni, ma alla fine, come a volte si suole dire, giustizia è fatta.

A tirare un sospiro di sollievo e, subito dopo, ad esultare è stato ieri un nutrito gruppo di dipendenti dell’Ispra già in forza alla Presidenza del Consiglio dei Ministri (Pcm) – Dipartimento servizi tecnici nazionali – che nel 2002, con tutta la struttura di appartenenza, erano stati trasferiti ex lege all’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnci (Apat, oggi Ispra).

Le disposizioni normative all’epoca in vigore prevedevano esplicitamente che, in attesa del definitivo inquadramento nel nuovo ente (l’Apat), i predetti dipendenti dovevano beneficiare sia dei contratti nazionali che di quelli integrativi in vigore presso l’amministrazione di provenienza (la Pcm).

Tra le indennità previste dal contratto integrativo della Pcm, sottoscritto in data 15 settembre 2004, l’articolo 18 prevedeva anche quella di “specificità organizzativa”, che il nuovo datore di lavoro decise di non riconoscere sul presupposto che era stata introdotta successivamente al trasferimento dei dipendenti presso l’Apat.

Dopo alcuni mesi di proteste, senza esito, la gran parte dei lavoratori interessati si rivolse al sindacato Usi, i cui legali (il compianto prof. Edoardo Galdi e l’avv. Enrica Isidori), ritenendo fondate le doglianze dei lavoratori stessi, avviarono - con il patrocinio gratuito del sindacato - un’azione legale presso il Tribunale del Lavoro di Roma, conclusasi nel 2006 con una sentenza favorevole ai ricorrenti, ai quali l’ente dovette - dopo una serie di decreti ingiuntivi e pignoramenti - liquidare oltre 1 milione di euro.

Al contempo, l’ente si rivolse alla Corte di Appello di Roma, per chiedere la totale riforma della sentenza del Tribunale.

Nel 2013, la Corte territoriale accoglieva il ricorso dell’Apat, nel frattempo diventato Ispra.

I lavoratori appellati, una parte dei quali assistiti dall’avv. Isidori e patrocinati gratuitamente dal sindacato Usi-Ricerca, ritenendo le argomentazioni della Corte di Appello assolutamente non condivisibili, adivano la Suprema Corte di Cassazione che, con sentenza n. 10834, depositata ieri, 25 maggio 2016, cassava la sentenza impugnata e, di fatto, sanciva definitivamente la legittimità della indennità di specificità organizzativa a favore dei dipendenti già in forza alla Presidenza del Consiglio.

La vicenda, però, non è ancora ritenersi definitivamente chiusa, per due ordini di motivi. Il primo, è che la Corte di Appello di Roma, in diversa composizione, dovrà fare una nuova sentenza, vincolata, però, al giudizio della Suprema Corte, e liquidare le spese alla parte vittoriosa. Il secondo, riguarda un gruppo di 14 dipendenti ex Pcm (tutti assistiti dall’avv. Isidori), il cui ricorso (analogo, ma successivo a quello degli originari ricorrenti) era stato messo in stand by dal Tribunale del Lavoro, in attesa della decisione della Corte d’Appello sul primo ricorso. L'udienza è, comunque, fissata per il 20 giugno prossimo.

*coordinatori Usi-Ricerca/Ispra

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

Anthropic, l’IA che rifiuta le armi e resiste all'ultimatum del Pentagono

Scade oggi l’ultimatum del Pentagono ad Anthropic, l’azienda di intelligenza artificiale che si...
empty alt

“Adwa. Una vittoria africana”, film per ricordare le Vittime del Colonialismo italiano

Una serata all’insegna del cinema e della memoria, nell’ambito della campagna per l’istituzione di...
empty alt

La situazione in Ucraina a quattro anni dall'inizio della guerra

Il 3 marzo del 2022 ho scritto un articolo il cui titolo diceva: "Tocca all'Europa non alla Nato"....
empty alt

I dazi ideologici USA in due secoli hanno prodotto solo recessione

Se avete voglia di convincervi della dannosità dei dazi per un’economia avanzata, potete dedicare...
empty alt

“Basta favori ai mercanti d’armi”, giù le mani dalle legge 185/90

Le organizzazioni promotrici della campagna “Basta favori ai mercanti di armi” hanno espresso...
empty alt

Locali inidonei, rifiuto di svolgere attività lavorativa, nullità del licenziamento

Con ordinanza n. 3145 del 12 febbraio 2026, la Corte di cassazione ha rigettato il ricorso...
Back To Top