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Martedì, 10 Mar 2026

Il combinato disposto della modernizzazione e del piano di mobilità inizia a produrre all’Istat i primi effetti, tutt'altro che positivi.

Dopo la prima assegnazione di risorse alle nuove strutture avvenuta lo scorso aprile - e gli spostamenti del personale verso la nuova sede di via Cesare Balbo n. 39, che proseguono incessantemente da luglio - con due delibere del 9 novembre è stato disposto un ulteriore trasferimento di un numero consistente di lavoratori.

La mobilità prioritaria, riservata al personale che gode di tutele, ha interessato 244 lavoratori, di cui 150 hanno rinunciato a esercitare il diritto e saranno trasferiti di sede, 64 sono stati assegnati ad una nuova struttura, mentre 30 hanno beneficiato di un’eccezione al principio dell’unitarietà del personale dei servizi e delle direzioni presso una stessa sede, per asserite esigenze organizzativo-funzionali.

La mobilità straordinaria per lo sviluppo professionale o per la conciliazione dei tempi vita-lavoro ha, invece, interessato 127 lavoratori, di cui solo 29 sono riusciti a ottenere il trasferimento richiesto. A questi se ne aggiungono altri 34, che hanno potuto effettuare uno scambio ‘one to one’.

In totale, circa 250 dipendenti, circa il 15% di quelli impiegati nelle sedi romane, nei prossimi giorni dovranno cambiare sede di lavoro, alcuni per la seconda o terza volta nell’arco di un anno, con disagi e ripercussioni – talvolta gravi – sull’organizzazione familiare.

Se quanto sta avvenendo portasse almeno a un risparmio sui canoni di locazione degli immobili per il 2016, come previsto dalle disposizioni normative vigenti, la cosa avrebbe almeno un senso. Ma questo è da dimostrare.

In tutto questo caos, l’amministrazione è riuscita anche ad azzerare un’indagine statistica, disponendo il trasferimento in blocco del personale che se ne occupava.

Solo dopo alcuni giorni – e una segnalazione al presidente Alleva – la dirigenza si è resa conto di non aver previsto alcuna alternativa. In pratica, un’indagine storica dell’Istat è ferma dal 14 novembre e ad oggi non si sa ancora chi dovrà occuparsene, nonostante nel frattempo si siano susseguite riunioni frenetiche tra i direttori.

Una soluzione - che salverebbe capra e cavoli - è l’annullamento del provvedimento, anche perché il trasferimento appare in contrasto con quanto previsto dal Piano di mobilità 2016-2018.

L’amministrazione non sembra però disposta al dietrofront, ma dovrà comunque assumersi le proprie responsabilità in caso di inadempienza rispetto alle scadenze prefissate.

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