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Venerdì, 01 Mag 2026

Con un laconico comunicato stampa del 21 febbraio scorso, l’Ingv ha dato la notizia della nomina da parte del cda dell’ente del nuovo Direttore del Centro nazionale terremoti (Cnt). A ricoprire il delicato incarico, al posto del dimissionario Salvatore Mazza, è stato chiamato Salvatore Stramondo, già responsabile, sempre presso il medesimo ente, dell’Unità funzionale dati satellitari per l’osservazione della terra.

Tutto si può dire, tranne che la nomina non sia giunta inaspettata, almeno quanto un terremoto. Con altro comunicato stampa di qualche giorno prima, per l’esattezza del 17 febbraio, infatti, era stato proprio il presidente dell’Ingv, Carlo Doglioni, ad assicurare che il dimissionario Mazza sarebbe rimasto in carica “fino all’espletamento della nuova procedura selettiva”, aggiungendo che comunque i cittadini potevano stare tranquilli, perché l’ente da lui presieduto avrebbe continuato h 24 a monitorare “vulcani e terremoti”… “nonostante la sofferenza finanziaria in cui versa”, formula che non spiega quanto meno il denaro speso per un calendario che non funzionava ancorché non meccanico. Sed de hoc satis.

Sarà che anche i “terremoti burocratici” non si riescono a prevedere, ma di certo nemmeno un mago avrebbe potuto indovinare che dal vulcanico cda del 20 febbraio sarebbe rampollato illico et immediate il nome del nuovo responsabile del Cnt. Nulla poteva lasciarlo presagire, stante che nello sconfinato (ben 17 punti, salvo varie ed eventuali) odg solo al punto 7 si faceva telegrafico (perché senza la proposizione articolata del) cenno alle “Dimissioni Direttore Centro Nazionale Terremoti”, lasciando così intendere che si trattava di una mera comunicazione ovvero, tutt’al più, che quelle dimissioni si volevano accettare o respingere, salvo a deragliare verso la più recente e finora ignota formula delle ”dimissioni respinte con riserva”, di raggiana memoria.

Come detto all’inizio, non è andata così, dato che dal cappello magico del cda è stato estratto il nome del successore di Mazza, anche se l’odg non prevedeva, né esplicitamente né implicitamente, la nomina del direttore di cui si tratta. In ogni caso, quand’anche l’avesse prevista, sarebbe stato soltanto l’incipit di una procedura tutta da espletare e per il cui svolgimento, statuto dell’ente (art.13) e regolamento del personale (art.24) alla mano, sono stabiliti tempi tutt’altro che brevi. Insomma, la questione non poteva essere risolta ad horas, come invece è avvenuto.

Che dire. Non ci vuole un acume particolare per affermare che il cda non poteva non sapere che per nominare il nuovo direttore del Cnt si doveva far luogo a una procedura selettiva. Non solo avrebbe dovuto saperlo ratione officii, ma che ne fosse al corrente risulta espressamente anche dal citato comunicato del 17 febbraio. Poiché non siamo d’accordo con Montaigne, che soleva ripetere che quando le persone si riuniscono le loro menti si restringono, possiamo solo ipotizzare l’esistenza di qualche norma, a noi sconosciuta, che autorizza il cda dell’Ingv a comportarsi come l’imperatore romano, ossia legibus solutus.

Se così non fosse, invece, anche a via di Vigna Murata, non sappiamo se obtorto collo o meno, quella procedura devono rassegnarsi a osservarla. Rinunciando al rito abbreviato.

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