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Mercoledì, 15 Lug 2026

Con una lunga ed articolata nota, l’Andu (Associazione nazionale docenti universitari) boccia senza appello un eventuale provvedimento di commissariamento dell’Università per stranieri di Perugia.

Ad avanzare tale ipotesi era stato, nei giorni scorsi, l’on. Nicola Fratoianni, con una interrogazione (n. 4-07860) rivolta al Ministro dell’università e della ricerca Mur).

Nell’atto di sindacato ispettivo, il deputato del gruppo Liberi e Uguali (LeU), afferma, nelle premesse, che “negli ultimi anni, tre direttori del dipartimento si sono dimessi in conflitto con i propri rettori, l'Alta Scuola di lingua e cultura è stata smantellata, la politica delle progressioni accademiche ha finito per prevalere sugli interessi dell'Istituzione”.

Ed ancora, che “nell'ultimo decennio, l’Università è stata attraversata da diverse inchieste giudiziarie e difficoltà finanziarie e che il recente caso «Suarez» rappresenta solo l'ultimo di una serie di filoni di inchiesta che hanno portato la stessa Università sotto i riflettori; che il bilancio consuntivo del 2018 non è stato approvato dal collegio dei revisori dei conti e che il bilancio preventivo del 2019, evidenzia una condizione di progressivo impoverimento delle risorse, dell'offerta didattica e del patrimonio di studenti dell'ateneo e, nonostante questo, lo stesso ateneo ha bandito 4 concorsi da PO nel 2019, conclusisi con la mancata chiamata dell'unica vincitrice esterna”.

“Dopo il «caso Suarez» - aggiunge Fratoianni - l'Università si ritrova di fatto senza una direzione: la rettrice ha rassegnato le dimissioni; il direttore generale non intende fare un passo indietro; solo il 14 dicembre 2020, su esplicita richiesta dell'Anac, il consiglio di amministrazione dell'ateneo ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti del direttore generale, che conserva il suo posto da EP, nonostante la sospensione dal ruolo di otto mesi della Procura”.

Per il deputato di LeU, “un rilancio dell'università per stranieri di Perugia può passare soltanto dalla capacità delle sue forze interne di liberare l'istituzione dalla morsa degli interessi di potere extra universitario che ne hanno limitato la crescita e ne stanno iniziando a decretare la dissoluzione. L'unica soluzione per gestire tale transizione sarebbe quella di un commissariamento da parte del Ministero dell'università e della ricerca”.

Tale soluzione viene duramente rigettata dall’Andu, secondo la quale, oltre a non avere precedenti in Italia, “sarebbe gravemente lesiva dell'autonomia universitaria, già pesantemente limitata dall'ANVUR e da un quadro normativo che nei decenni ha demolito del tutto l'autonomia del Sistema nazionale universitario, ha consegnato ai rettori-padroni assoluti la gestione dei singoli atenei e ha rafforzato il potere incondizionato dei singoli 'maestri' di formare, reclutare e far fare carriera agli allievi da loro scelti”.

Per l’Associazione dei docenti universitari, “Coloro che hanno veramente a cuore un'Università sana, invece di invocare la letale scorciatoia del commissariamento di un ateneo, dovrebbero ascoltare e recepire le proposte organiche di intervento legislativo che, come quelle dell'ANDU, farebbero solo del bene all'Università, ma farebbero molto male a chi ha l'interesse accademico-politico-ministeriale di portare a compimento la demolizione dell'Università italiana e per questo non ha interesse a risolvere i problemi del diritto allo studio (compreso il numero chiuso), del precariato (dare sbocchi agli attuali precari e impedirne la riproduzione di nuovi), dell'autonomia del Sistema nazionale universitario, della gestione condivisa degli atenei…”.

Vedremo ora quali saranno le decisioni del titolare del Mur, Gaetano Manfredi.

Rocco Tritto
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