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Lunedì, 06 Lug 2026

La biologia e il desiderio di vivere in modo indipendente furono decisivi per la sua vita.

La contessa Maria von Linden (1869-1936) nacque in Germania nel castello di Burgberg presso Heidenheim, nello Württemberg.

Dopo aver frequentato un collegio femminile, dove su consiglio della direttrice le vennero impartite lezioni private di matematica, si preparò privatamente all’esame di maturità, che sostenne a Stoccarda presso un ginnasio maschile.

Nel 1891, grazie a un’autorizzazione speciale, poté iscriversi alla Facoltà di matematica e di scienze naturali presso l’Università di Tubinga, come prima studentessa.

Qui venne sostenuta soprattutto dalle mogli dei suoi professori come Mathilde Weber, propugnatrice dei diritti delle donne, che le procurò una borsa di studio del Consiglio Generale Femminile Tedesco.

Nel 1896, fu la prima donna in Germania a laurearsi in scienze naturali e si occupò soprattutto di zoologia sotto la guida di Theodor Eimer.

Sia la sua tesi sullo “Sviluppo del disegno e della scultura delle chiocciole di mare”, che il successivo periodo da assistente furono influenzati dal suo relatore, che sosteneva le teorie del naturalista francese Jean Lamarck sullo sviluppo predefinito delle specie e sull’ereditarietà dei caratteri acquisiti.

Nel 1899, Maria von Linden divenne assistente presso l’Università di Bonn e si dedicò principalmente alla batteriologia e alla parassitologia. Esaminò alcuni agenti patogeni delle malattie polmonari (lei stessa era tubercolotica) e sperimentò l’azione antisettica del rame come possibile rimedio contro la tubercolosi.

Alla fine degli anni Venti, come risultato di quegli studi, venne sviluppato un procedimento per la produzione di bende antisettiche e di materiale da sutura sterile.

Non le era permesso di conseguire la libera docenza, tuttavia nel 1910 l’Università di Bonn la nominò “professore straordinario” e le allestì un Istituto di parassitologia, per quanto non molto ben attrezzato.

Pubblicò più di cento ricerche scientifiche, ma non ottenne mai l’autorizzazione a insegnare, poiché l’idea che una donna potesse tenere lezioni di scienze naturali e di medicina a studenti maschi era all’epoca semplicemente inconcepibile.

Nel periodo in cui diresse l’Istituto, suo cugino Friedrich von Linden le fece da assistente e a lui Maria dettò le sue memorie.

Con ironia, raccontò del suo rifiuto di accettare le “norme di femminilità” dell’epoca e dei problemi che così causava alla stessa Mathilde Weber, la sua protettrice: “Anche se la signora Weber apprezzava molto i miei studi pionieristici, non poteva accettare il fatto che io perseguissi tenacemente la mia trasformazione in ragazzo e propendessi fortemente per l’incarnazione del ‘terzo sesso’. Portavo abiti con colletti rigidi, cappelli da uomo, scarpe massicce che nella loro forma e dimensione rasentavano la mascolinità, ero perfettamente a mio agio con i miei compagni e non arrossivo quando durante le lezioni si parlava di maschi e femmine”.

Maria von Linden visse tutta la vita con la sua amica e dama di compagnia Frau von Altenburg.

Nel 1933, i nazisti al potere la obbligarono ad andare in pensione sulla base della “legge per il ripristino del pubblico impiego” che impediva il lavoro delle donne negli uffici pubblici.

Maria von Linden emigrò nel Liechtenstein, dove morì tre anni più tardi, all’età di 67 anni, a Schaan presso Vaduz.

Per approfondire: Sara Sesti e Liliana Moro “Scienziate nel tempo. Più di 100 biografie", Ledizioni, Milano 2020.

Sara Sesti
Matematica, ricercatrice in storia della scienza
Collabora con l'Università delle donne di Milano
facebook.com/scienziateneltempo/

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