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Martedì, 25 Ago 2026

Il cancello d'ingresso al terreno di proprietà Istat a Pietralatadi Paolo Vita

L'Istat ha speso fino ad ora 14,8 milioni per non costruire la nuova sede e si appresta a pagare ulteriori 3,75 milioni annui per sei anni per affittarne un'altra,senza però tralasciare di sborsare altri 14 milioni per ristrutturare il quartier generale di via Balbo di proprietà del Demanio.

Potrebbe sembrare una barzelletta ma purtroppo è la verità. Il 25 gennaio 2007 l'Istituto, allora guidato da Luigi Biggeri e dall'agosto scorso da Enrico Giovannini, rilevò dal Comune di Roma per circa 12,4 milioni un'area di 15880 metri quadri a Pietralata (oltre a 1,374 milioni tra spese notarili, tasse e imposte) per costruire una sede unica dove raggruppare quelle sparse nella capitale.

A giugno del 2008, dopo alcune vicissitudini giudiziarie seguite alla gara di appalto per la progettazione definitiva, indetta per conto dell'Istat dal Provveditorato alle opere pubbliche per il Lazio (vedere Il Foglietto n. 2/08), l'ente statistico decide di fare una nuova convenzione per affidare la progettazione e costruzione del nuovo quartier generale a Pietralata, approfittando delle procedure accelerate previste per i grandi eventi dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in vista delle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia.

In precedenza, l'Istat nonostante avesse in organico 3 ingegneri edili, 5 architetti e 4 geometri deliberò di avvalersi dei tecnici del Provveditorato per la progettazione preliminare e per questo pagò circa 200mila euro.

Lo stesso Provveditorato stabilì che i terreni di Pietralata andassero recintati prima di iniziare i lavori e per fare questo incaricò la Geomare di Grottaferrata che incassò dall'Istat la cifra di 117mila euro. E se si trovassero dei reperti archeologici o delle bombe inesplose dove vogliamo costruire il quartier generale dell'Istituto di Statistica, pensò il Provveditorato, che facciamo?

Nessun problema, per 460.504 euro alla Land srl viene dato il compito di scavare fino a 1,50 metri per cercare reperti archeologici mentre la Cofiba di Catania si incarica per 48.791, diventati 93.757 in corso d’opera, di scavare fino a 5 metri nel sottosuolo alla ricerca di ordigni bellici inesplosi.

I documenti del Provveditorato relativi a questi ultimi due lavori dicono che il progetto esecutivo per gli scavi archeologici è stato redatto il 7 settembre 2007 mentre quello per la bonifica degli ordigni è del 24 settembre.

Ma ad oggi, della nuova sede dell’Istat non v’è traccia. Neppure della prima pietra.
1 - continua

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