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Lunedì, 24 Ago 2026

Comunicato Usi/RdB

Sono circa una ventina, ma potrebbero aumentare, i dipendenti di ruolo dell’Istat inquadrati nei livelli dal IV al VI che, in possesso di diploma di laurea, hanno partecipato a selezione pubblica per ricercatore/tecnologo (III livello) a tempo determinato, risultando utilmente collocati in graduatoria.

 

Al momento di disporre le assunzioni (di tutti i candidati  che avevano superato le prove), l’Istat ha subordinato l’assunzione (a termine) dei dipendenti interni alla presentazione delle dimissioni dal posto di ruolo finora ricoperto.

Per tutta risposta, una parte degli interessati ha chiesto, per la durata del contratto a termine, la concessione dell’aspettativa, senza assegni e senza decorrenza di anzianità, prevista dall’articolo 17 del ccnl 2006-2009 della ricerca che, compatibilmente con le esigenze organizzative o di servizio e nell’ambito del 5% dell’organico dell’ente, deve essere accordata a dipendenti di ruolo che intendano realizzare una diversa attività lavorativa, quale è appunto quella di ricercatore/tecnologo, per un tecnico/amministrativo.

Di fronte alle legittime richieste inoltrate dagli interessati, sulle quali, salvo prova contraria, i direttori competenti non hanno negato il proprio nulla osta, la direzione generale interinale dell’ente di via Balbo  ha replicato  con un secco no, dalle motivazioni di non facile decrittazione in quanto fa riferimento a un non meglio specificato “rispetto delle esigenze organizzative o di servizio” dell’ente che richiedendo un impegno biennale da parte dei dipendenti, non potrebbe essere assicurato dagli interni i quali, a detta dell’Istat, al massimo potrebbero ottenere un’aspettativa di un anno.

Ma all’ente statistico sembra essere sfuggito che il termine di durata indicato nell’articolo 17 del ccnl ha carattere ordinatorio e non perentorio, poiché in tale ultimo caso il regolamentatore  avrebbe dovuto chiaramente specificare che lo stesso non era né rinnovabile né prorogabile. Ne consegue che l’amministrazione, per proprie esigenze organizzative, ben può prorogare la durata dell’aspettativa durante la quale il dipendente farà  una diversa esperienza lavorativa, siccome prevista dal ccnl.

Sgombrato il campo in merito alla legittimità delle istanze di aspettativa presentate da alcuni dipendenti vincitori della selezione pubblica, il rifiuto si appalesa ingiustamente penalizzante, volto a frustrare la meritocrazia, tanto decantata quanto demagogicamente invocata dagli enti.

Ma non basta, se è vero, come è, che per rimpiazzare i venti e passa dipendenti arbitrariamente estromessi dalla graduatoria, l’Istat dovrebbe bandire nuove selezioni (con nuovi oneri per l’erario) per soddisfare le esigenze connesse al censimento dell’agricoltura, agli obblighi comunitari in materia statistica e all’introduzione del nuovo sistema di contabilità nazionale.

Per Usi/RdB, che come sempre solitariamente è dalla parte dei lavoratori ingiustamente penalizzati dalla direzione generale dell’Istat, è auspicabile un immediato intervento riparatore da parte del presidente dell’istituto, Enrico Giovannini, che a più riprese si è dichiarato sostenitore della teoria della meritocrazia e della valorizzazione delle risorse interne che, nel caso di specie, rischiano invece di essere turlupinate da una burocrazia  priva di logica e di buon senso.

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