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Martedì, 25 Ago 2026

di Biancamaria Gentili

Nove autorevoli dirigenti del Cnr non potranno godersi la meritata pensione.

Pur essendo stati collocati in quiescenza o prossimi al collocamento, dovranno continuare a varcare ogni mattina il portone d’ingresso del Cnr per proseguire la loro insostituibile opera. Che poi a chiederlo siano stati loro stessi, non cambia di molto i termini della questione.

Stiamo parlando di quattro Capi dipartimento (Sesto Viticoli, Giuseppe Cavarretta, Alcide Bertani a Claudio Bertoli) e di cinque direttori d’Istituto (Paola Belardini dell’Im di Napoli, Sergio Daolio dello Ieni, Andrea Bozzi dell’Ilc, Dino Fiorani dell’Ism, e Franco Gambale dell’Ibf).

Tutti e nove, contestualmente o quasi alla presentazione della domanda di pensione hanno inoltrato all’amministrazione centrale istanza per essere confermati negli incarichi a suo tempo conferitigli.

Una iniziativa apparentemente contraddittoria: chiedo di andare in pensione e, allo stesso tempo, di continuare a svolgere la stessa attività alle dipendenze dell’ente.

Un escamotage tutt’altro che inedito, visto che al Cnr, come in altri enti, non mancano esempi di dirigenti (sempre loro!) che, usciti dalla porta, sono immediatamente rientrati dalla finestra con lauti contratti di consulenza.

Si tratta di comportamenti certamente poco condivisibili che, senza l’avallo degli amministratori di turno, non potrebbero trovare accoglimento.

Ma torniamo ai nove super pensionati (auto)condannati al lavoro forzato, per i quali invece le porte del Cnr non si sono mai chiuse.

Un problema da alcuni mesi sembra non trovare soluzione a piazzale Aldo Moro: quello dei compensi agli stessi spettanti.

La legge (art. 4 del Dpr 758/65) sul punto non  lascia spazio, nel senso che pensione e retribuzione derivante da impieghi nell’ambito della pubblica amministrazione non sono cumulabili quando il servizio costituisca derivazione, continuazione o rinnovo del precedente rapporto che ha dato luogo alla quiescenza. Esattamente il caso dei magnifici nove.

Ma il Cnr non si arrende e dopo aver incassato disco rosso da parte dei Revisori dei conti, dell’Avvocatura dello Stato e dell’Economia, spera forse nella indulgenza del Miur, al quale si è rivolto, per effettuare l’operazione di cumulo.

Per Usi/RdB, e riteniamo per la stragrande maggioranza dei lavoratori, è giunta l’ora che il Cnr “liberi” al più presto i nove mega dirigenti, restituendo per intero agli stessi la meritata pensione, anche al fine di attuare un salutare turn over per le alte cariche dell’ente.

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