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Domenica, 15 Feb 2026

Il volume d’acqua prelevato in Italia per uso potabile supera i 9 miliardi di metri cubi l’anno, per un prelievo giornaliero di 25 milioni, ma il volume effettivamente erogato corrisponde alla metà del prelievo (4,6 miliardi di metri cubi), principalmente a causa delle perdite nel trattamento di potabilizzazione (1 miliardo) e dell’inefficienza della distribuzione, in cui si spreca circa il 40% del quantitativo immesso in rete (3,4 miliardi).

È quanto fa emergere la Corte dei conti nella relazione approvata con Delibera n. 4/2025 dalla Sezione per gli affari europei e internazionali, in cui la magistratura contabile ha analizzato “Il contributo al raggiungimento dell’obiettivo 6 dell’Agenda 2030 dell’Onu e alla mitigazione dei danni connessi alla siccità attraverso il miglioramento della rete distributiva e dell’approvvigionamento idrico”.

Il sistema di prelievo e trattamento delle acque in Italia, specifica la Corte, si fonda su una governance multilivello (sono tre i ministeri coinvolti) e sul Servizio idrico integrato - previsto dalla legge n. 36/1994 e non ancora completamente attuato - con alcuni ambiti territoriali gestiti in economia e caratterizzati da una bassa capacità di investimento.

A fronte di un fabbisogno stimato di 6 miliardi di euro annui, i giudici contabili rilevano che le entrate non superano i 4 miliardi, con una previsione delle spese correnti peraltro fortemente aleatoria, poiché formata per circa un terzo dal costo dell’energia elettrica, dato l’impiego del 2,5% del consumo elettrico nazionale nella gestione del sistema.

Dei 5,3 miliardi di euro riferiti ai 628 interventi in corso, 3,7 sono ascrivibili al Pnrr, soprattutto per investimenti sulla sicurezza dell’approvvigionamento idrico e sulla riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione (compresi la digitalizzazione e il monitoraggio). L’utilizzo idrico a fini irrigui - che rappresenta oltre il 50% del fabbisogno - registra 279 progetti attivi a fine 2024, per oltre 2 miliardi di euro distribuiti su molteplici fonti di finanziamento, Pnrr incluso.

L’analisi degli investimenti lordi del periodo 2012-2023, calcola la Corte, segna un incremento da 33 a 70 euro pro capite, mentre il rapporto tra valori medi delle tariffe e prodotto interno lordo pro capite dei Paesi UE rimarca l’inadeguatezza dell’attuale sistema tariffario italiano a garantire gli investimenti necessari. Per il futuro - è la conclusione - si pone la scelta tra l’adeguamento delle tariffe e il reperimento di fonti finanziarie di altra natura che sostituiscano le risorse assicurate, fino al 2026, dal Pnrr.

Fonte: Corte dei conti

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