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Domenica, 15 Feb 2026

Che ormai da più di un lustro l’Italia sia precipitata in una profonda crisi economica è a tutti noto e da quasi tutti percepito sulla propria pelle. Parimenti nota, e inequivocabilmente confermata dai dati sulla corruzione, è anche la crisi morale e civile che da troppo tempo attanaglia il paese e sembra inarrestabile.

Come se non bastasse, in questi ultimi anni sta sempre più prendendo corpo una diffusa crisi di fiducia verso le classi dirigenti, aggravatasi dopo il governo Monti, in quanto formato da élite che, alla prova dei fatti, non hanno dato risultati memorabili.

In questi ultimi giorni, poi, la sfiducia degli italiani non ha risparmiato nemmeno l’istituto regionale, col risultato, un tempo impensabile, che sono andati a votare più calabresi che emiliani.

Dal momento che tutti o quasi sono diventati meno credibili agli occhi degli altri, ci è sembrato interessante riportare l’esito di un recente sondaggio realizzato da Swg Lab, relativo appunto alla fiducia degli italiani nei confronti delle attuali classi dirigenti del paese.

Non fosse per i medici, che ce la fanno per un pelo, raggiungendo a stento la sufficienza, in quanto totalizzano un magro ma prezioso 6,0 (e meno male, sia detto per inciso, visto che hanno in mano la nostra salute), tutte le altre categorie sono state, talvolta addirittura largamente, considerate insufficienti.

Questi i dati, nudi e crudi: 5,7 ai parroci, 5,2 ai magistrati, 5,1 a manager e imprenditori, 4,6 ai dirigenti sindacali, 4,4 ai politici comunali, 4,3 ai vertici degli istituti bancari, 4,0 ai parlamentari. Ma mentre quest’ultimo dato non stupisce, in quanto espressione di una tendenza consolidata e che sembra irreversibile, fa una certa impressione soprattutto quello sui parroci, mai scesi così in basso nel gradimento dei cittadini.

Stando al sondaggio, non si registra soltanto la distanza, chiamiamola così, tra cittadini e politica, ma dei cittadini tra loro, ossia nei confronti di corpi intermedi (mai come adesso mortificati dal governo) e categorie nevralgiche per il raccordo dello stato con la società civile, che appare sempre più disarticolata e votata all’individualismo.

Una vecchia e famosa pubblicità, entrata nella testa di tutti, tanto da diventare proverbiale luogo comune, diceva che “la fiducia è una cosa seria, che si dà alle cose serie”. Forse è da qui che occorre ripartire, ricominciando cioè a fare le cose seriamente.

Urge, dunque, un esame di coscienza di ciascuna delle categorie, come premessa di un nuovo e ricostruito rapporto tra tutte. Senza riacquistare fiducia non si va da nessuna parte, men che meno si può superare la crisi economica, morale e civile da cui siamo oppressi.

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