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Sabato, 07 Nov 2026

In ambito europeo, l’Italia è tra i paesi con meno laureati rispetto alla popolazione, eppure essi, com’è noto, fanno gran fatica a trovare lavoro e sono perciò costretti, sempre più spesso ma non altrettanto volentieri, a cercare una sistemazione, magari inizialmente pensata come temporanea ma che per tanti diventa poi definitiva, fuori dai confini nazionali.

Allo stesso tempo, l’università che li laurea attraversa ormai da tempo una crisi strutturale che involge molteplici aspetti, tra i quali spicca quello della selezione dei docenti, né il sistema attuale dell’abilitazione scientifica nazionale, alla luce delle tante polemiche che ha suscitato e delle quali Il Foglietto ha dato puntualmente conto, sembra aver segnato una significativa inversione di rotta, avviando la svolta meritocratica tanto attesa.

Proprio questo del reclutamento sembra essere ora il punto più dolente di tutti.

Sta venendo, infatti, prepotentemente alla ribalta la questione, anche se da tempo a tutti nota, del grande esodo dei professori, avuto riguardo a coloro che sono andati in pensione e agli altri che stanno per andarci, lasciando vuoti che occorre, e in tempi brevi, provvedere a colmare.

Proprio per risolvere l’emergenza del reclutamento, in attesa del ruolo unico della docenza, l’Associazione nazionale dei docenti universitari (Andu) ha avanzato la proposta di un bando straordinario, da finanziare con nuovi e specifici fondi statali, di almeno 20.000 posti nel ruolo dei ricercatori, fascia nella quale dovrebbero essere inseriti a domanda i ricercatori di ruolo, mentre i precari andrebbero prorogati fino all’espletamento dei primi 5.000 concorsi a posti di ruolo.

Nel dettaglio, la proposta dell’Andu si articola in quattro punti, nei quali vengono specificate le modalità attraverso le quali si dovrebbero svolgere i concorsi per la predetta terza fascia, che costituisce la fascia iniziale della docenza.

Innanzitutto, si chiede che ai candidati vengano riconosciuti i periodi di attività scientifica e didattica svolti a qualsiasi titolo, quindi dai dottorati agli assegni, dalle borse agli incarichi, ecc.

Nello specifico, deve trattarsi di concorsi di livello nazionale, a cadenza certa, in cui concentrare i posti banditi in autonomia dai vari Atenei su fondi propri e/o ministeriali.

A comporre le  Commissioni esaminatrici devono essere, poi, professori direttamente sorteggiati; non ci può essere più di un componente appartenente a una stessa sede; dal sorteggio vanno esclusi i professori degli Atenei che hanno bandito i posti.

Si dovrebbe, infine, prevedere una graduatoria, facendo scegliere ai vincitori, secondo l’ordine della graduatoria stessa, la sede preferita tra quelle che hanno bandito i posti.

Una proposta che si presenta, dunque, nell’insieme, assai sensata, oltre che ben strutturata. Staremo a vedere quale sarà la reazione del Miur. Se ci sarà, naturalmente.

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