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Mercoledì, 29 Apr 2026

Le lavoratrici (dipendenti, sia pubbliche che private) con 35 anni di contributi che, avendo compiuto 57 anni di età successivamente al 30 settembre 2014 oppure 58 (se autonome) dopo il 28 febbraio dello stesso anno, aspirano ad essere collocate in quiescenza con la legge 243/2004, dovranno attendere ancora prima di sapere se le loro istanze potranno essere accolte.

Intanto, nei giorni scorsi, l’Inps, che fino ad ora era stata irremovibile nel dire di no, con il messaggio n. 9304 del 2 dicembre scorso, sembra aver dato segnali di ammorbidimento, decidendo di accantonare (e non di respingere) le istanze stesse, in attesa della decisione finale, che dovrà essere presa dal ministero del lavoro.

Un piccolo passo in avanti che il battagliero Comitato Opzione Donna, che aveva già messo in piedi una class action contro l’Inps,  ha accolto con ottimismo.

Della vicenda Il Foglietto si era già occupato con due articoli datati 4 febbraio e 29 settembre 2014, ricordando tra l’altro che  l’art. 1, comma 9 della legge 243/2004, prevede che: “In via sperimentale, fino al 31 dicembre 2015, è confermata la possibilità di conseguire il diritto all'accesso al trattamento pensionistico di anzianità, in presenza di un'anzianità contributiva pari o superiore a trentacinque anni e di un'età pari o superiore a 57 anni per le lavoratrici dipendenti e a 58 anni per le lavoratrici autonome, nei confronti delle lavoratrici che optano per una liquidazione del trattamento medesimo secondo le regole di calcolo del sistema contributivo previste dal decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 180. Entro il 31 dicembre 2015 il Governo verifica i risultati della predetta sperimentazione, al fine di una sua eventuale prosecuzione”.

Con una interpretazione restrittiva della predetta norma, l’Inps, fino a oggi, aveva sostenuto che il 31 dicembre 2015 non è il termine ultimo per presentare la domanda di opzione per il trattamento pensionistico “contributivo”, ma la data entro la quale la richiedente deve aver maturato il diritto a percepire l’assegno mensile di quiescenza, per ottenere il quale occorre aggiungere ai 57 anni di età altri 15 mesi (21 per le lavoratrici dipendenti), vale a dire 12 mesi di attesa per l’apertura della “finestra mobile” di uscita e 3 mesi per l’aumento della speranza di vita.

In pratica, la dipendente per utilizzare la legge 243, che – ribadiamo - andrà a scadere alla fine del 2015, deve aver compiuto 57 anni di età entro il 30 settembre 2014; per le lavoratrici autonome, invece, 58 anni entro il 28 febbraio del corrente anno.

La vicenda, che auguriamo possa concludersi positivamente, interessa circa 6mila lavoratrici che, comunque, non otterrebbero alcun privilegio ma un trattamento pensionistico con una decurtazione del 15/20% rispetto a quello calcolato col sistema misto, retributivo/contributivo.

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