Giornale on-line fondato nel 2004

Lunedì, 16 Mar 2026

Con il disegno di legge di stabilità, approdato lunedì in Parlamento, il governo, dopo le numerose ipotesi fatte circolare nei giorni precedenti, ha scelto la linea da seguire rispetto al contratto dei pubblici dipendenti.

Con l’articolo 27 del provvedimento ora all’esame del Parlamento, è stato confermato lo stanziamento di 300 milioni di euro, di cui 74 per il personale delle Forze armate e dei Corpi di polizia, che i circa 1,8 milioni di dipendenti pubblici delle amministrazioni centrali dovranno dividersi, quando ci sarà il rinnovo contrattuale, per il primo dei tre anni di durata del contratto stesso. Regioni ed enti locali dovranno, invece, reperire i fondi all’interno dei propri bilanci.

Con questa operazione, il governo mira a conseguire un doppio risultato. Con il primo, cerca di tirarsi fuori dalle sabbie mobili, dove era finito a seguito della sentenza della Corte costituzionale pubblicata lo scorso luglio, che aveva dichiarato illegittimo il blocco dei contratti per il futuro, ovvero dal giorno successivo alla pubblicazione della medesima sentenza. Con il secondo, cercherà  di scaricare sulle confederazioni sindacali la colpa del mancato avvio della contrattazione che, come noto, non potrà partire fino a quando non sarà sottoscritto l’accordo per la riduzione dei comparti, siccome previsto dal decreto legislativo n. 150 del 2009 (meglio noto come "Decreto Brunetta").

Tale operazione, infatti, semplice sulla carta, appare assai difficile nella pratica, soprattutto perché, da un lato, andrebbe a scompaginare i delicati equilibri interni ai singoli potenti sindacati, soprattutto quelli che si definiscono “confederali”, vale a dire Cgil, Cisl e Uil, i quali – come noto – per ciascun comparto di contrattazione si avvalgono di una segreteria nazionale, nonché di segreterie regionali ed anche provinciali, tutte con tanto di strutture ad hoc.

Con la riduzione dei comparti, come è fin troppo facile immaginare, l’organizzazione andrebbe totalmente ridisegnata e molte “poltrone” finirebbero per saltare.

Ma tanta voglia di ridurre il numero dei comparti non sembrano averla neppure i non “confederali” che siedono al tavolo della trattativa presso l’Aran e che, dall’accorpamento, intravedono la concreta possibilità di perdere in tutto o in parte la rappresentatività, con tutte le conseguenze del caso.

Ecco perché Palazzo Chigi, sede del governo, e Palazzo Vidoni, sede del ministero della funzione pubblica, dopo aver consegnato il 13 ottobre scorso, con l’apertura da parte dell’Aran della trattativa per la riduzione dei comparti, il cerino acceso alle confederazioni sindacali trattanti ed aver registrato le loro reazioni – con le quali si dichiarano pronte alla riduzione ma parlano di necessità che il governo prima stanzi maggiori risorse per i rinnovi contrattuali – tentano con il minimo sforzo (9 euro lordi mensili per dipendente) di ottenere il massimo risultato, ovvero mettere il treno del rinnovo del contratto dei pubblici dipendenti su un binario morto, senza correre alcun rischio di essere accusati di inadempienza rispetto alla decisione della Consulta.

Senza dimenticare, poi, che in qualsiasi momento, se il numero dei comparti non verrà ridotto, il governo potrà ricorrere a una vecchia norma fino a oggi mai applicata (articolo 2, comma 35, primo e secondo periodo, della legge 22 dicembre 2008, n. 203), in base alla quale potrà erogare i predetti 9 euro a titolo di anticipazione dei benefici contrattuali.

Una vicenda, dunque, che sembra avere sempre più del paradossale.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

Debito comune UE in crescita, ma in maniera silenziosa

Zitto zitto e lento lento, il debito comune dell’Ue fa capolino sui mercati, grazie soprattutto...
empty alt

Pi Greco Day, spettacolare celebrazione dell’Università di Pisa

Per il Pi Day, l’Università di Pisa ha scelto un omaggio originale e spettacolare: un gigantesco...
empty alt

Contraddizioni italiane, l’occupazione cresce ma il Pil è quasi fermo

I conti economici del 2025 restituiscono un quadro in chiaroscuro dell’economia italiana. Da un...
empty alt

8 marzo 415 d.C. Il femminicidio di Ipazia

Matematica, astronoma e filosofa, Ipazia fu uccisa ad Alessandria d’Egitto nel marzo del 415 d.C....
empty alt

“Gli occhi degli altri”, film di notevole intensità emotiva e passionale

Gli occhi degli altri, regia di Andrea De Sica, con Filippo Timi (Lelio), Jasmine Trinca (Elena),...
empty alt

La guerra all’Iran non sarà una passeggiata

Ora Trump si sta accorgendo che aver attaccato l'Iran non sarà una passeggiata. Ha lanciato un...
Back To Top