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Martedì, 25 Ago 2026

licenziatoNei giorni scorsi, sono stati resi pubblici i dati relativi al numero dei procedimenti disciplinari avviati nei confronti dei pubblici dipendenti nell’anno 2014 e i consequenziali effetti.

Dalle tabelle diffuse [1, 2],  si rileva che i procedimenti disciplinari avviati nella pubblica amministrazione sono stati pari a 6.935, dei quali 706 sospesi per l’avvio di procedimenti giudiziari, 6.202 conclusi e 27 in corso.

I procedimenti conclusi hanno dato origine a 2.858 tra richiami e censure; a 1.334 sospensioni dal servizio (di cui 859 fino a 10 giorni e 475 oltre i 10 giorni) e a 227 licenziamenti.

I proscioglimenti degli incolpati da ogni addebito sono stati, invece,  1.783.

In pratica, il 25% dei procedimenti disciplinari avviati nell’anno 2014 si è concluso con una sanzione grave (sospensione dal servizio o licenziamento) a carico del dipendente pubblico, incolpato per violazione delle norme del codice di comportamento.

I numeri, diffusi come ogni anno dalla Funzione Pubblica, dovrebbero far riflettere quanti nei giorni scorsi hanno plaudito alla campagna di stampa, volta a sostenere che i pubblici dipendenti godano di una sorta di immunità rispetto all’osservanza di precise regole comportamentali sul posto di lavoro imposte dalla legge.

Allo stesso tempo, si appalesano demagogici taluni provvedimenti adottati, non senza enfasi mediatica, dal governo, forse perché finalizzati a sviare l’attenzione dell’opinione pubblica da problematiche essenziali per la vita del Paese, come la disoccupazione, la corruzione, la mala sanità, la povertà e gli scandali bancari, rispetto alle quali l’esecutivo appare inerte.

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