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Giovedì, 05 Feb 2026

L’incontro tra governo e sindacati confederali, tenutosi due giorni fa, sembra aver lasciato tutti soddisfatti. Ma ad esultare sono soprattutto le banche, per l'ennesimo regalo che si apprestano a ricevere dal governo Renzi.

All’ordine del giorno, l’annosa questione del requisito dell’anzianità anagrafica per il collocamento in quiescenza dei dipendenti privati e pubblici, allungato a dismisura dalla famigerata riforma “Fornero”.

Dal cilindro del sottosegretario Nannicini è uscita una nuova proposta (assai favorevole alle banche) che, alle cosiddette parti sociali, sembra non abbia fatto storcere il naso né, tantomeno, gridare allo scandalo.

A chi ha interesse ad anticipare l’uscita dal lavoro con un massimo di tre anni rispetto al requisito dell’anzianità anagrafica richiesto dalla legge “Fornero” (66 anni e 7 mesi, fino al 2019), dal 2017 verrebbe liquidato dall’Inps, fino al raggiungimento del medesimo requisito, una regolare assegno pensionistico, grazie a un prestito bancario che il pensionato – a decorrere dal compimento del predetto requisito di anzianità – dovrà restituire in 20 anni, ovvero in 240 rate.

La proposta del governo non richiederebbe garanzie reali da parte del beneficiario, a fronte del “mutuo” bancario. Non coinvolgerebbe, in caso di premorienza, gli eredi e non inciderebbe sulla reversibilità.

Le banche che, con immensa gioia, aderiranno all’iniziativa, lo faranno probabilmente sulla base di una convenzione oppure a seguito di un bando pubblico. Le assicurazioni, invece, copriranno il rischio di premorienza del pensionato, il cui premio di qualche migliaio di euro l'anno non potrà che essere a carico del pensionato medesimo.

L’importo della rata mensile da rimborsare, che potrebbe arrivare fino al 15% dell’assegno pensionistico definitivo, varierebbe da soggetto a soggetto, in base al reddito da lavoro del richiedente l’anticipazione, e potrebbe essere in minima parte attenuato dalle detrazioni fiscali, che il governo riconoscerebbe e che per i redditi più bassi dovrebbe avere un impatto maggiore.

Vedremo, se e quando la nuova la nuova proposta del governo si tramuterà in provvedimento legislativo, quale presa avrà sui potenziali destinatari e in quale misura potrà incidere sul tanto propagandato, e mai realizzato, ricambio generazionale.

Ad esultare, intanto, saranno ancora una volta gli istituti bancari ed anche quelli assicurativi.

Ciò che stupisce, però, è la soddisfazione dei confederali che parlano di risultato positivo perché, per i pensionamenti anticipati, non ci saranno più le penalizzazioni di cui il governo aveva parlato fino a qualche giorno fa. Come se una decurtazione fino al 15% dell'assegno di pensione per un ventennio, per ripagare la banca, fosse un premio per il pensionato!

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