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Lunedì, 15 Giu 2026

Sembra ormai in dirittura d’arrivo la tanto sbandierata Ape, che sta per Anticipo pensionistico, introdotta dalla legge di bilancio per il 2017 (art. 1, co. 166 e ss. legge n. 232/2016), che consentirà dal 1° maggio 2017 e sino al 31 dicembre 2018 - a chi ha raggiunto almeno i 63 anni di età e si trova a non più di 3 anni e 7 mesi dal pensionamento di vecchiaia nel regime obbligatorio - di ritirarsi in anticipo per raggiungere la pensione.

Ad essere interessati alla disposizione legislativa sono i lavoratori dipendenti (anche del pubblico impiego), autonomi assicurati presso le gestioni speciali (artigiani, commercianti e coltivatori diretti) o presso la gestione separata dell'Inps, ai quali l'Inps sia appresta a inviare 150mila "buste arancioni", per spiegare la novella normativa.

Perché il nuovo meccanismo pensionistico possa “partire” mancano soltanto i decreti attuativi, che dovrebbero essere emanati entro il 1° marzo, secondo quanto previsto dalla legge di Bilancio.

Per quel che se ne sa, comunque, pare che i tecnici di Palazzo Chigi siano convinti di riuscire a varare simultaneamente tali provvedimenti al massimo entro il 20 febbraio. Oltre ai tre Dpcm sul meccanismo dell’Ape, sull’Ape sociale (per usuranti e disoccupati), di cui sembra profilarsi una estensione della platea dei beneficiari, e sulla riduzione dei requisiti contributivi per i lavoratori precoci, il pacchetto dovrebbe contenere anche il decreto ministeriale sulla revisione dei criteri sull’anticipo del pensionamento dei lavoratori impegnati in attività usuranti e alcuni ritocchi per l’accesso all’Ape volontaria, in particolare per quanto riguarda la presentazione della domanda, che dovrà essere fatta on line, con la possibilità per ciascuno di seguire tutta la procedura che lo riguarda, dall’autorizzazione al finanziamento e ai contratti con banche e assicurazioni.

In contemporanea, all’Inps si sta lavorando alle prime circolari attuative su usuranti e cumulo gratuito (ma non per le Casse) e col Mef alla predisposizione della convenzione per il Fondo di garanzia di 70 milioni destinato a coprire l’80 % degli eventuali rimborsi nei casi previsti dal Dpcm.

Al momento, dunque, sembra tramontata l’ipotesi di un Decreto legge omnibus, in cui raccogliere tutti o una parte di questi aggiustamenti. Ma niente si può ancora escludere. Come sempre, comunque, questo giornale non mancherà di tenervi informati su tutte le novità che dovessero profilarsi all’orizzonte.

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