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Domenica, 29 Mar 2026

Tomei fotodi Roberto Tomei

L'astensione dal voto è soltanto il momento più saliente dell'attuale crisi della partecipazione politica, che ha già toccato anche i partiti, ormai diventati più "leggeri" che in passato.

Essendo fenomeno non nuovo, il declino della partecipazione elettorale ha da tempo attirato l'attenzione degli osservatori che, con riguardo all'Italia, l'hanno sinora spiegato in modi diversi, invocando fattori tecnici, come il mancato aggiornamento delle anagrafi, che avrebbe "gonfiato" la base sulla quale veniva calcolato il tasso di partecipazione, ovvero l'invecchiamento della popolazione, che avrebbe reso più difficile l'esercizio del diritto di voto, ovvero ancora il cambiamento della cultura politica, per cui il voto verrebbe sempre più visto non come un obbligo ma come un diritto, da esercitare o meno a seconda delle circostanze.

In chiave comparata, il fenomeno  non aveva  mai stupito più di tanto, poiché veniva considerato espressione di una tendenza che coinvolgeva tutti i paesi europei, tra i quali, peraltro, l'Italia rimaneva uno di quelli in cui si votava di più.

Nell'appuntamento elettorale appena trascorso il calo di partecipazione è stato tuttavia molto consistente, tale da rendere inutilizzabili le serie storiche su cui i sondaggisti si basavano per le loro stime. Si è registrata, infatti, la più bassa affluenza dal dopoguerra: 64,2% contro il 72,5% di cinque anni fa, più bassa persino del dato delle Europee,quando si recò alle urne il 66,5% del corpo elettorale.

Ancora una volta è ragionevole ritenere che l'astensionismo vada imputato a molteplici fattori, alcuni c.d. strutturali, in quanto ricorrenti in ogni consultazione, altri contingenti, perché legati allo specifico tipo di elezione. I primi danno luogo all'astensione "necessaria", quella dovuta a malattie, incidenti o impedimenti simili, la cui entità è cresciuta con l'aumento medio dell'età.

Poi c'è, molto più estesa, l'astensione "volontaria", che nel nostro caso deriva solo in parte dalla importanza relativa  dell'elezione.

Poiché l'area dell'astensione è troppo estesa, in termini sia relativi (rispetto alle altre consultazioni) che  assoluti (quasi un cittadino su due non si è recato alle urne), siamo senz'altro di fronte a un caso di manifesta insoddisfazione nei confronti dell'"offerta politica", una risposta che non può essere sbrigativamente rubricata come qualunquismo, ma che va letta come uno stimolo forte al rinnovamento, cioè come un segnale alla politica, che in questa tornata elettorale, peraltro accompagnata da scandali e risse giudiziarie, di tutto ha discusso tranne dei problemi dei cittadini. I quali sembrano aver ormai definitivamente archiviato la concezione ( inaugurata dal fascismo,proseguita con la guerra fredda e in parte ancora diffusa tra i più anziani ) che marchiava il non voto come elusione di un dovere civico, con relativa burocratica annotazione di comportamento poco commendevole.

Sta di fatto che mai così grande è stata la distanza tra paese legale e paese reale  Se la politica trascurerà i segnali che vengono dai cittadini, il fossato scavato tra questi e le istituzioni potrà diventare incolmabile. E' una eventualità assolutamente da scongiurare.
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