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Giovedì, 09 Lug 2026

Il nuovo anno regala al Corno d’Africa, luogo parecchio complicato, non solo le tensioni derivanti dagli attacchi degli houthi yemeniti, che fanno temere per il futuro dei commerci nell’area del Mar Rosso, ma anche un accordo fra Etiopia e Somaliland, stato auto-proclamato indipendente dagli anni ’90 ma non riconosciuto (finora) da nessuno, per l’utilizzo per un cinquantennio di una porzione di costa adiacente al porto nord-somalo di Berbera.

La firma del protocollo di intesa mette fine all’isolamento “terrestre” dell’Etiopia, iniziato con la separazione dell’Eritrea, e quindi segna un punto a favore della strategia commerciale marittima degli etiopi, che sono privi di una marina da decenni.

Ma la notizia è stata accolta con irritazione dalle autorità somale, che hanno richiamato il proprio ambasciatore di stanza in Etiopia, e ha allarmato anche l’Unione Europea, che ha criticato la violazione del principio di sovranità territoriale della Somalia.

Una vicenda difficile per l’Ue, e ancora più difficile per la regione, al centro di un coacervo di giochi di potenza che coinvolgono attori regionali – gli stati arabi vicini – e lontani, come la Russia.

Di fatto, un altro elemento di instabilità in una porzione del mondo già sottoposta a un notevole stress.

Un altro ingrediente da tenere sotto controllo, nella composizione del menù delle crisi di questo nuovo anno bisestile.

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
autore del libro “La storia della ricchezza”
Twitter @maitre_a_panZer
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