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Domenica, 23 Ago 2026

La questione fiscale da sempre è stata una cartina al tornasole per capire la lotta fra classi sociali, fra conservatori, reazionari e progressisti, fra privilegio e giustizia sociale. Grandi rivoluzioni hanno avuto come motivazione immediata e scintilla tale questione: da quella inglese di Cromwell a quella americana a quella francese.

Da noi la cartina al tornasole ha, da vari decenni, il volto dell’evasione e dell’elusione fiscale e come se ciò non bastasse, appena è possibile, la destra per aiutare i soliti noti ordisce condoni. Quello ultimo targato Draghi dopo un lungo tira e molla con la destra sovranista di Salvini e quella berlusconiana ha partorito un compromesso in cui, come ha osservato Bersani, la dose di veleno è minima ma sempre di veleno si tratta. La destra, infatti, voleva ben di più: azzeramento delle cartelle fino al 2015 senza alcun tetto di reddito. Anche se per effetto delle dichiarazioni fiscali mendaci il tetto di 30.000 euro di reddito come vincolo fa acqua da tutte le parti.

Giorni fa, la Corte dei Conti e la Banca d’Italia hanno sonoramente bocciato il provvedimento. La Corte l’ha giudicato “Una scelta non condivisibile” perché, ha spiegato, è il “beneficio erogato a un vastissimo numero di soggetti, molti dei quali presumibilmente non colpiti sul piano economico dalla crisi, genera disorientamento e amarezza per coloro che tempestivamente adempiono e può rappresentare una spinta ulteriore a sottrarsi al pagamento spontaneo per molti altri”. Bankitalia, dal canto suo, dice su per giù la stessa cosa: “incentivi negativi per l’affidabilità fiscale degli operatori economici e disparità di trattamento nei confronti dei contribuenti onesti“.

Ora il “mini condono” è passato in discussione al Senato, dove Lega e Forza Italia sono tornati alla carica per eliminare le limitazioni imposte da Draghi e sostenute da Pd e Leu. Lo scopo è sempre di trasformare il condono da mini a maxi.

La cosa sorprendente è che, sia nel Consiglio dei ministri sia ora a Palazzo Madama, la destra ha trovato e trova sponda e sostegno nel M5s o, almeno, in una gran parte di esso. Se questo sostegno non ci fosse stato, anche il “mini condono” sarebbe stato evitato, la vecchia coalizione contiana sarebbe rimasta unita e adesso Salvini, Berlusconi e Meloni non potrebbero contare al Senato sulla sponda dei “grillini”. Sarebbe questa un’ottima occasione per Conte di manifestare la sua leadership in fieri sui pentastellati per fargli invertire la rotta condonista.

Gridare “onestà”, come fa a ogni piè sospinto il M5s, non serve, anzi può essere solo una cortina fumogena se al dunque non si sta dalla parte degli “onesti”.

Aldo Pirone
facebook.com/aldo.pirone.7

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