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Mercoledì, 08 Lug 2026

L’analisi sul sistema dei servizi sociali comunali evidenzia squilibri territoriali nella spesa sociale pro capite, con valori bassi e strutturalmente insufficienti in vaste aree del Paese, a fronte di un bisogno sociale più accentuato. Livelli di spesa più elevati si registrano invece in alcune Regioni, soprattutto in quelle a statuto speciale.

È quanto sottolinea la Corte dei conti nella Relazione sulla spesa sociale negli enti territoriali, approvata dalla Sezione autonomie con Delibera n. 18/SEZAUT/2025/FRG e basata sul confronto tra i dati di bilancio degli enti e le risultanze delle principali fonti statistiche nazionali, per descrivere la diffusione della spesa sociale sul territorio, correlando le erogazioni comunali con la reale domanda di assistenza e inclusione sociale.

Osserva la magistratura contabile che i fattori demografici (invecchiamento della popolazione, bassa natalità) e i livelli di istruzione inferiori alla media europea incidono ulteriormente sulla sostenibilità del sistema, con una prevalenza della spesa corrente (per la gestione immediata dei bisogni) su quella per investimenti che limita la capacità di innovazione e rafforzamento delle strutture sociali. Queste disomogeneità, specifica la Corte, compromettono l’equità e l’uniformità dei diritti sociali, rendendo necessari sia un riequilibrio nella distribuzione delle risorse, che l’effettiva erogazione di standard minimi omogenei di prestazioni su tutto il territorio nazionale.

Due le principali direttrici di intervento emerse dall’analisi. Da un lato, il rafforzamento dei meccanismi perequativi nazionali per garantire livelli essenziali e uniformi di servizi sociali e, dall’altro, il sostegno alle amministrazioni locali più deboli, attraverso non solo trasferimenti finanziari, ma anche azioni di capacity building e potenziamento organizzativo.

Il modello gestionale per l’erogazione dei servizi si conferma misto e differenziato, caratterizzato da un ampio ricorso ai soggetti del Terzo settore (cooperative, associazioni, fondazioni). Le procedure aperte assorbono la quota di spesa maggiore, ma gli affidamenti diretti prevalgono numericamente, soprattutto nei piccoli Comuni (tra 1.000 e 5.000 abitanti).

Sul futuro del welfare, la Corte sottolinea la necessità di un rafforzamento del sistema in chiave di sostenibilità e integrazione. Si prospetta un modello caratterizzato da un crescente coinvolgimento della società civile, nel quale sia ampliato il ricorso a strumenti di partenariato pubblico-privato e a forme di cooperazione con gli enti del Terzo settore, con lo Stato nel ruolo di indirizzo e controllo.

Si conferma - chiude il documento - l’importanza di un riequilibrio territoriale della spesa sociale e di un sistema capace di garantire pari opportunità di accesso ai servizi fondamentali, nel rispetto dei principi di equità, sostenibilità e solidarietà.

(Fonte: Corte dei conti)

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