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- di Maurizio Sgroi
Se vi piacciono i precipizi, godetevi la panoramica da questo dirupo che m’appare d’improvviso in una piovosa mattinata di marzo sul sito di Bankitalia, opportunamente dissimulato.
In pieno delirio lisergico, i nostri analisti politici, sempre più calati nel loro ruolo di osservatori di buchi neri, stanno provando a miscelare in tutti i modi possibili le sigle dei partiti pur di tirare fuori una qualche poltiglia governativa da servire agli elettori, che tanto comunque saranno scontenti, perché siamo scontenti per principio e chi dice il contrario dice una fesseria. Siamo arrivati al punto che sogniamo un salvatore della patria per poterlo prima adorare e subito dopo lapidare. Solo che invece di curarci coi farmaci, o almeno coi rimedi omeopatici, pensiamo di usare le urne.
Lo avevamo scritto una settimana fa, il voto - soprattutto a causa di una legge elettorale assurda, ultimo regalo dei renziani, costruita per annullare l'avversario – rischiava di essere del tutto inutile. E così, al momento, sembra sia stato.
E tutto d’un tratto, capisco che ho sbagliato tutto. Traviato dalla malmostosità gufesca dei commentatori da salotto, mi sono perso l’autentico sentimento che anima una qualunque campagna elettorale che si rispetti, quindi la nostra in particolare: la gioia. E quando ci ricapita di sentire tante buone notizie in un arco di tempo così limitato? In un pugno di settimane ci hanno promesso e raccontato di tutto, dalle pensioni a dodici anni, all’aumento del reddito nell’anno che verrà.
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