20. 10. 2018 Ultimo Aggiornamento 18. 10. 2018

Il 4 marzo si rinnova il Parlamento: istruzioni agli indecisi per un voto “inutile”

Categoria: Editoriali

Il voto di domenica prossima sembra quasi un flashback, perché ricorda a chi scrive che nel 1975 fu tra i primi diciottenni a votare alle elezioni.

Doveva essere un modo per allontanare i più giovani dalla protesta e avvicinarli alle istituzioni, ma per molti di noi fu solo l’occasione per nutrire tanti dubbi: rinunciare a un diritto fondamentale per la vita democratica e, al contempo, non sapere a chi affidare le nostre speranze in un momento in cui, allora come oggi, la disoccupazione – specialmente giovanile – era alle stelle, le politiche per il diritto allo studio cominciavano a declinare, i salari erano bassi e i diritti dei lavoratori lontani dall’esser rispettati, la classe politica già manifestava tutte le degenerazioni, poi esplose nel 1992 con tangentopoli, oggi cronicizzatesi.

Per la prima volta, c’erano due formazioni dell’estrema sinistra che sembravano più vicine alle aspettative giovanili: Pdup (Partito di Unità Proletaria), nato l’anno prima, e il cartello elettorale di Dp (Democrazia proletaria) ma non erano presenti in tutti i comuni e le provincie e, come l’attuale Potere al popolo, i media non garantivano loro alcuna visibilità. Per qualcuno rappresentavano la speranza di un ritorno ai meccanismi democratici e l’abbandono della deriva della lotta armata.

Ma mentre Pdup e Dp erano partiti, con un loro pensiero politico ben preciso, che si poteva condividere o no, quelli di oggi, nati sulla scia dell’antipolitica, sono fenomeni momentanei, la cui evoluzione, ammesso che ci sia, è tutta da scoprire.

Oggi si vorrebbe tanto ridare ai giovani una speranza, un futuro, ma chi può garantirglieli? La partecipazione può poco se la Politica (con la P maiuscola) non ferma culture sbagliate, imperniate solo su sfruttamento, sulla speculazione finanziaria e sul razzismo, piuttosto che sui diritti.

Senza dimenticare che ci sono in giro tanti imprenditori del disagio sociale, ricordate Buzzi & C.?

Da allora sono passati oltre quarant’anni, ma la situazione non è cambiata che in peggio: disoccupazione e bassi salari affliggono persone di tutte le età e livello di istruzione, anzi si è addirittura tornati ad emigrare, si va in pensione a 67 anni mentre i giovani sono disoccupati, la corruzione porta via 60 miliardi l’anno, mentre clientele, inefficienze e sprechi non si sa quanti altri.

Insomma, più di allora, non si sa chi votare, non ci si sente rappresentati da nessuno.

Oggi, le forze politiche sono gruppi ristretti di potere, asserragliati intorno a “capi politici”, tanto incapaci quanto disattenti a ciò che esprime l’elettore, pronti a fare coalizioni spurie, pur di restare al potere e a boicottare gli esiti dei referendum.

Pensate, per esempio, a quello per l’acqua pubblica del 2011. E’ stato forse applicato? No. E quello sul nucleare del 1987? Ci hanno fatto rivotare nel 2011 e continuano a lavorare per il nucleare. Da ultimo, il referendum per la “controriforma costituzionale” di Renzi del 4 dicembre 2016, con il quale gli italiani hanno ribadito: vogliamo questa Costituzione, vogliamo che essa venga applicata. In questa campagna elettorale, dopo poco più di un anno, più d’uno è tornato alla carica tra chi vuole il presidenzialismo e chi vuole cancellare il divieto di mandato imperativo.

Ma proviamo a riflettere su come poter votare, a darci dei criteri, anche se gli strumenti fornitici dalla stampa sono molto di parte o, meglio, dalla parte dei padroni dei mezzi di informazione. Così, ad esempio, se in questi ultimi giorni hanno fatto un gran clamore i casi di alcuni candidati Cinquestelle indagati, nulla si è detto di indagati e condannati presenti nelle altre liste, c’è chi ha parlato addirittura di 76 candidati.

Per carità, c’è la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio ma, per candidarsi, si può aspettare che esso si sia svolto.

Quanto ai Cinquestelle, possibile che dopo anni non siano riusciti a migliorare i loro meccanismi di selezione? Come mai vi sono stati “aspiranti candidati” scomparsi (forse inghiottiti dalla ormai tristemente famosa Piattaforma Rousseau) ed altri, “non aspiranti”, diventati candidati “a loro insaputa”? Per non parlare, poi della nota vicenda dei bonifici, prima effettuati e poi revocati, senza che nessuno se ne accorgesse.

E se provassimo a darci come metro di giudizio quello dei partiti che candidano persone che non hanno fatto cambi di casacca? Decisamente il Pd è quello messo peggio, basta vedere chi c’è nelle liste al sud: persone fino a ieri elette nel centro destra.

Ancora, per un esame di titoli di studio, età e professione vi rimandiamo a un reportage del settimanale l'Espresso, apparso ieri on line.

Ma la pagina più umiliante per noi elettori - davvero un’offesa alla nostra intelligenza - è stata quella delle promesse elettorali di Renzi, per la quale vi rimandiamo alla lettura di Matteo e il cimitero degli slogan perduti di Daniela Ranieri, un articolo apparso su Il Fatto quotidiano del 22 febbraio scorso, mentre per Berlusconi vi rimandiamo alla visione del suo intervento a Porta a Porta del 14 febbraio, quando più volte confonde il 730 chiamandolo 130, oltre naturalmente ad altre “amenità”.

Sia come sia, le promesse elettorali costerebbero agli italiani dai 136 miliardi del programma di Forza Italia (ma c’è chi si spinge a parlare di 300 mld), agli 80-102 del Movimento 5 Stelle, ai 52-56 del Pd, per finire ai 30 di Leu, che almeno sono indirizzati su voci che potrebbero avere un effetto moltiplicativo sull’economia, anche se non ne vogliono sapere di mettere seriamente in discussione la legge Fornero.

D’altronde, Bersani ed altri, che oggi sono in Leu, appoggiavano il governo Monti e quella legge la votarono, come votarono poi numerose leggi volute da Renzi: dal Job Act alla Buona Scuola, passando per la Legge di modifica della Costituzione, poi, fortunatamente, travolta dal referendum.

Sulla legge Fornero, forse gli unici ad essere, senza se e senza ma, per l’abolizione sono quelli di Potere al popolo.

Qualcuno dirà ma anche la Lega è per la cancellazione, ma allora perché quando era al governo, con Berlusconi, non ha fatto nulla per bloccare quel treno in arrivo da Bruxelles per cancellare il vecchio sistema pensionistico? Perché non ha fatto allora le stesse barricate che ha fatto contro lo Jus soli?

Proprio a questo proposito, va aperta una riflessione sui partiti che trasudano razzismo o che si autodefiniscono “fascisti del terzo millennio” o con altre formule amene. Sono da ritenersi costituzionali? O piuttosto sarebbero da mettere fuori legge? Noi pensiamo che la Costituzione vada rispettata.

Comunque, quanto agli effetti e agli obiettivi di chi è razzista, vi rimandiamo alla lettura di un bellissimo corsivo di Paolo Rumiz La paralisi bianca e l’uomo nero.

Fra gli indecisi, ma di sinistra, sento poi qualcuno che dice “non voterò mai più Renzi perché non ha fatto altro che cancellare diritti dei lavoratori, ma non voglio votare per chi ha abbandonato il Pd rinunciando a lottare all’interno per cambiare le priorità di quel partito e perciò voto + Europa, perché c’è la Bonino, grazie alla quale abbiamo l’aborto e il divorzio”. Confondono diritti civili e sociali. Allora consiglio a costoro di leggere un articolo apparso su Micro Mega nonché il programma di quel partito, o meglio di quel cartello elettorale trasversale, che prevede, tra l’altro, la privatizzazione delle aziende municipalizzate. Magari sono gli stessi che votarono per l’acqua pubblica e non sanno che già il 3 giugno, grazie al referendum indetto dai radicali, i romani dovranno esprimersi per dire se vogliono un’azienda dei trasporti pubblica o privata.

Manderei volentieri i sostenitori delle privatizzazioni dei servizi pubblici su un treno inglese dove, date le condizioni igieniche, ti chiedi: “Ma sono proprio diretto a Londra?” .

Le aziende pubbliche vanno rafforzate e risanate. Non svendute.

Ma, per concludere, forse il criterio migliore che ci dovremmo dare, visto che abbiamo votato in massa in sua difesa, è quello di vedere quanto i programmi dei partiti rispettino ed intendano attuare la Carta Costituzionale e, a tal riguardo consiglio, un sobrio manuale per il voto, pubblicato da Libertà e Giustizia.

Un altro criterio, che magari potrà sembrare di basso profilo, ma che può essere uno strumento determinante per combattere i tanti centri di potere che contribuiscono a bloccare il paese: non votate mogli, figli e figlie, fratelli e sorelle di altri già eletti. Ancora ne dobbiamo vedere uno di valore, utile per il paese.

Comunque vada, grazie all'ultimo "regalo" agli italiani dei renziani, il cosiddetto Rosatellum - ultima dimostrazione delle loro (in)cacapacità di governo - un sistema elettorale capzioso e farraginoso, la partita non si chiuderà il 4 marzo quando, con quasi certezza, non ci sarà una maggioranza chiara  e precisa, con la conseguenza che il voto sarà stato "inutile". Ma assai costoso per i cittadini.

Buon voto a tutti!

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