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Domenica, 28 Giu 2026

Inevitabilmente ad ogni emergenza si generano “polemiche” tecnico-scientifiche che producono sconcerto nella popolazione, che ha il diritto di chiedersi in quali mani è affidata la propria sorte e conseguentemente ha diritto di sapere tutta la verità sul motivo delle “polemiche”.

Il dissenso in campo scientifico e la dialettica che ne discende sono benefici per il progresso scientifico, purché non si trasformino in rissa.

La popolazione dovrebbe essere correttamente informata sullo stato delle conoscenze ma anche sui suoi limiti e, in mancanza di certezze, alcune scelte dovrebbero essere fatte in base a criteri conservativi e di prudenza, nel rispetto del Principio di Precauzione.

La divulgazione scientifica gioca un ruolo cruciale in questo contesto e un pessimo esempio, in questo senso, é venuto dall'ultimo numero di Le Scienze, nell'articolo dedicato al rischio Vesuvio, laddove, senza contraddittorio, si é riportata solo la "verità" ufficiale.

Non è pensabile tenere a freno il dissenso scientifico sulla base del ricatto dell’emergenza.

Questo, in particolare, é quanto si è manifestato nel caso del terremoto di L'Aquila, culminato nel processo di I grado, che ha portato alla condanna degli Esperti della Commissione Grandi Rischi (CGR).

In ogni caso, non si può chiedere ad un Ricercatore di non manifestare un punto di vista diverso dalla verità scientifica ufficiale, con la motivazione che così facendo si crea panico nella popolazione.

Per chiedere questo ai Ricercatori sarebbe necessario che la parte politica assumesse un ruolo credibile realmente super partes, al di sopra di ogni contesa e interesse scientifico-accademico. Questo ruolo lo dovrebbe svolgere la Protezione Civile (PC), che in primis dovrebbe spiegare su quali basi vengono nominati i presunti esperti scientifici dei quali si avvale nella composizione delle Commissioni in vari Settori.

Nella PC c'è un vulnus mai sanato, e questo il sottoscritto (e qualcun altro) lo sostiene da sempre, vale a dire un conflitto di interesse permanente, laddove la stessa PC, finanzia la ricerca, attraverso il supporto economico che fornisce ad esempio all'INGV. Tutto ciò é palesemente conflittuale. Per capirci é come se negli USA, l'USGS (U. S. Geological Survey) ricevesse i fondi dalla Guardia Nazionale, che interviene appunto nei casi di emergenze. Tutto questo genera confusione nel ruolo di controllori-controllati, laddove la fanno da padroni l'autorefenzialità e la premialità di conflitti di interesse macroscopici (anche a livello personale).

La logica dirigistica e conflittuale della PC ha radici che vengono soprattutto dall'impostazione data alla stessa dall'allora Sottosegretario Prof. Franco Barberi. Quest'ultimo, prima di assumere il ruolo politico era anche un valente scienziato e nella sua veste di Sottosegretario in una riunione di tutti i Ricercatori del Gruppo Nazionale di Vulcanologia - che anelanti si apprestavano a presentare progetti per i cospicui fondi che la PC rendeva disponibili - senza tanti fronzoli, specificava ai Ricercatori che avrebbero ricevuto i fondi ma che non avrebbero avuto alcuna autonomia nel comunicare alla stampa risultati eventualmente "sensibili" (richiesta, questa, che avrebbe avuto ed avrebbe una sua logica se, appunto, la PC fosse veramente un organo super partes). In parole povere, con quella impostazione, si chiedeva il controllo della "politica" sulla ricerca.

Fui il solo a contestare al Prof. Barberi una tale impostazione, rimarcando che si avventurava su di una strada molto pericolosa per la libertà e l'autonomia della ricerca, e ricordandogli che nella storia recente era stato preceduto su quella strada dal famigerato Ministro della Scienza di Stalin: Trofim D. Lysenko.

La PC, poi passata a Guido Bertolaso, non ha fatto altro che seguire e perfezionare la falsariga "ideologica" tracciata dal suo predecessore, arrivando poi agli eccessi a tutti noti, conclusisi nella tragedia di L'Aquila.

Questa ultima catastrofe avrebbe dovuto rappresentare per la politica uno sprone a volere affrontare il problema in modo strutturalmente serio.

Ma pare proprio che la lezione non sia stata capita.

* Professore Ordinario in Geochimica Ambientale presso l'Università di Napoli Federico II e Adjunct prof. presso Virginia Tech, Blacksburg, VA, USA

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